sabato 9 febbraio 2008
di Cinzia Isola
In tutta questa tormentata e tragicomica vicenda dell'aliga nostrana, ci stavamo dimenticando dell'ennesima beffa a Cagliari. Tutti presi, come si era, a ricordare i danni più evidenti: la Tarsu che aumenta, le percentuali che ci sbattono in fondo alla classifica dei comuni meno ricicloni. Condannati senza appello tra gli ultimi dall'Apat per la raccolta differenziata. Proprio quando il Sole-24 Ore ci segnalava tra i primi per il caro-tassa rifiuti. Eppure, nella città delle mille e una proroga, c'era una cosa da fare subito. Ed era improrogabile. Perché presupposto essenziale per la riuscita della raccolta differenziata: la comunicazione. Un presupposto da 900mila euro.
Comunicazione istituzionale che in teoria, e solo in teoria ovviamente, avrebbe dovuto sensibilizzare quei cittadini che - parola di assessore - lo scorso anno non erano pronti a selezionare la spazzatura. Ammesso che la colpa fosse davvero loro, forse informandoli meglio si sarebbe riusciti a convincerli che quel piccolo sacrificio individuale avrebbe avvantaggiato la collettività. E non solo in campo ambientale. Ma anche in chiave economica - si sa, al soldo si è sempre più sensibili -: più ricicli, meno paghi è un messaggio inequivocabile e accessibile a tutti. Più dei massimi sistemi ecologisti. Decisamente più efficace del richiamo solidaristico al patto generazionale per la tutela dell'ambiente.
Comunicare, quindi. E sì che i soldi non mancavano. A disposizione, iscritti a bilancio, c'erano 900mila euro, mica spiccioli. Peccato che, mentre la città opponeva resistenza ai morbidi attacchi dell'amministrazione comunale, quei soldi siano rimasti nel cassetto. Chiaro: non bastano certo quattro depliant a cambiare le abitudini della gente. E neppure una campagna televisiva a tappeto può convincere i più riottosi alla conversione in favore della differenziata. Il punto però è un altro: con quei soldi non si è fatto proprio niente. Anzi, non si è neppure pensato a cosa fare.
Per l'assessore Giagoni, nonostante il suo salutare ottimismo, non è un buon momento. Persino i militanti di Alleanza nazionale (sotto le sigle di Fare Verde, ecologisti senza compremessi, come ricorda la loro rivista bimestrale) si sono piazzati sotto il municipio a “spacciare” compost a passanti e politici in transito. Per sensibilizzare, ma anche per protesta: mezzo chilogrammo a testa di concime naturale derivato dai rifiuti umidi: un totale di 250 chili distribuiti in mattinata.
Eppure l'assessore che si occupa di rifiuti e turismo non perde mai il buon umore. E la sua proverbiale disponibilità: «Dobbiamo fare la gara d'appalto», si affretta a spiegare. Bene, quando? «Immediatamente, subito. Di quei 900mila euro una parte verrà appaltata - spiega - la parte rimanente sarà utilizzata direttamente dal Comune: pubblicità sui giornali e altre iniziative che l'amministrazione può condurre in proprio».
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