venerdì 8 febbraio 2008
Calma piatta sui temi dell'occupazione. Almeno in superficie la situazione sul fronte delle politiche del lavoro è in stallo; sotto, si lavora per trovare la sintesi tra le richieste dei sindacati e della Sinistra Arcobaleno e la risposta della Giunta. Tutto come nei giorni scorsi? No, perché ieri Cgil, Cisl e Uil - per trovare una soluzione ottimale anche per la tenuta della coalizione - hanno incontrato i capigruppo di maggioranza: saranno loro a cercare la via decisiva sul tema che aveva rischiato di spaccare il centrosinistra. I margini ci sono: come sempre, in questi casi, «saranno decisive le prossime ore». Almeno sino a mercoledì o giovedì prossimo, quando il Consiglio regionale affronterà l'articolo 6 della finanziaria.
Non che nel frattempo la maggioranza abbia di che stare tranquilla: durante la discussione degli emendamenti all'articolo 4 («Disposizioni a favore dell'istruzione, della cultura, dello spettacolo e dello sport»), la Giunta ieri è andata sotto sulla proposta di istituire l'Agenzia Patrimonio culturale Sardegna: respinta con voto segreto e almeno quattro o cinque franchi tiratori tra i banchi del centrosinistra. Tutto dopo l'annuncio di Peppino Balia: «Se non ci sarà un cambiamento nei rapporti con l'esecutivo non voteremo la finanziaria», ha ribadito il capogruppo dello Sdi, «e la nostra fiducia deve essere suffragata da fatti concreti».
Accompagnati da circa 200 delegati che attenderanno i risultati dell'incontro sotto i portici del Consiglio regionale, i segretari di Cgil, Cisl e Uil arrivano in via Roma a metà mattina: il vertice con i capigruppo di maggioranza è in programma nella sede dell'ex gruppo Ds. Al centro del confronto c'è la controproposta elaborata dalla Giunta al maximendamento presentato da Rifondazione comunista su indicazione dei confederali.
«Rispetto alle proposte iniziali c'è stato un avanzamento, ma non è ancora sufficiente», spiega durante il sit-in il segretario di Rifondazione Michele Piras. Nelle tre pagine della Giunta i passi avanti sono rappresentati «dal fatto che sono state individuate le risorse da far confluire nel fondo regionale per l'occupazione. Quello che non va è invece il fatto che la parte manovrabile delle risorse è ancora insufficiente». Sulla stessa linea anche il coordinatore di Sinistra democratica Massimo Zedda: «Servono risorse che non siano già destinate» e poi dirottate verso le esigenze rappresentate dai sindacati.
Al termine dell'incontro, durato circa un'ora, i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil mostrano apprezzamento per l'attenzione mostrata dai capigruppo. Giampaolo Diana, Mario Medde e Francesca Ticca avevano appena richiesto alcuni correttivi da inserire in quella che dovrebbe diventare proposta di legge. Andrebbe rivista la conformazione giuridica della lista speciale del personale ancora iscritto all'albo della legge 42, che - secondo quanto prevede la bozza elaborata dall'assessore al Bilancio Eliseo Secci - dovrà essere istituita presso l'assessorato al lavoro; chiedono il rifinanziamento della legge 20 e l'integrazione di risorse per estendere gli ammortizzatori sociali anche a categorie che oggi non ne beneficiano.
«Aspettiamo l'evoluzione di eventuali incontri di maggioranza», dice Ticca per la Uil, «ma abbiamo la sensazione che ci sia una giusta sensibilità per accogliere le richieste sulla politica attiva del lavoro e la formazione professionale». Secondo il segretario della Cisl Medde «abbiamo rilanciato quanto detto nella manifestazione del primo dicembre: vogliamo un piano per il lavoro, vogliamo ammortizzatori sociali alternativi a quelli nazionali, vogliamo garantire i lavoratori precari e della formazione professionale».
Per Diana, segretario Cgil «sembra in corso un avvicinamento fra le nostre posizioni e il maximendamento che la maggioranza sta predisponendo assieme alla Giunta». Certo, « se non arrivassero le risposte attese la reazione sarà direttamente proporzionale a tanta mancanza di responsabilità. Ma rifiuto di pensare che in questa fase il Consiglio regionale e la maggioranza di centrosinistra possano non recepire le indicazioni dei sindacati».
Su quel fronte «nelle prossime ore», probabilmente già stamattina, ci sarà un incontro tra gli esponenti della maggioranza e la Giunta. Nel frattempo, però, il centrosinistra ha le sue grane da risolvere anche in aula: in evidente difficoltà nella discussione sugli emendamenti all'articolo 4 della manovra finanziaria.
Ad aprire il secondo fronte della giornata è il segretario regionale dello Sdi Peppino Balia: «Se non ci sarà un cambiamento nei rapporti con la Giunta non voteremo la finanziaria. La fiducia nei confronti dell'esecutivo deve essere suffragata da fatti concreti». Concreto, ma «anomalo e illegittimo», è il licenziamento del direttore generale dell'Osservatorio economico Francesco Manca: risale a fine gennaio ed è stato disposto dal liquidatore dell'Osservatorio Walter Racugno che, secondo Balia, avrebbe esorbitato da poteri che competono a un liquidatore.
L'Osservatorio industriale era stato posto in liquidazione con l'articolo 26 della legge finanziaria regionale 2007 che aveva contestualmente istituito l'agenzia governativa regionale Osservatorio economico. Il comma 8 dell'articolo 26 prevedeva la possibilità per il personale del vecchio osservatorio di essere inquadrato nella nuova agenzia «subordinatamente al superamento di apposite procedure concorsuali». Balia ha parlato del licenziamento di Manca come «esempio di vendetta nei confronti di persone non allineate». Sarà Medde, in serata su Videolina, a citare lo stesso caso: segno della vicinanza dei due leader.
Chi prova a fare il sarto è il capogruppo del Partito democratico Siro Marroccu: «Lavoreremo in queste ore e in questo giorni perché questa manovra finanziaria sia votata da tutto il centrosinistra, e anche, con convinzione, dai compagni dello Sdi: c'è tutta la disponibilità del Pd a discutere per migliorarla».
Ma è un lavoro da fare in fretta. Perchè pochi minuti dopo la Giunta regionale è stata battuta sull'istituzione dell'agenzia Patrimonio culturale Sardegna: proposta respinta dopo il voto segreto su quattro emendamenti soppressivi accorpati - tre del centrodestra, l'altro della socialista Caligaris - richiesto dal capogruppo dell'Udc Roberto Capelli. La richiesta di cancellazione è passata con 35 voti favorevoli, 31 contrari e due astensioni: con almeno quattro franchi tiratori tra i banchi del centrosinistra.
Passaggi fondamentali nella discussione di oggi saranno gli emendamenti sulle università diffuse: «Corsi universitari che non dipendono dalla Regione ma dalle Università», ha chiarito l'assessore Maria Antonietta Mongiu. Saranno finanziati sino al loro completamento, ma il modello da seguire è quello «normale», già sperimentato con successo nel nord Europa: «Porterà a contenere la deriva delle competenze e delle conoscenze». E a evitare casi come quello dell'ateneo cagliaritano, con 36mila iscritti, 16mila fuori corso e 6mila studenti che non danno neanche un esame in un anno accademico.
(ma. mu.)
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