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venerdì 8 febbraio 2008

Siamo eversori tra malapolitica
e disinformazione: boicottaggio
Basta giornali del dis-Ordine:
parola di partiti e corporazione

di Giorgio Melis

Siamo eversori della libertà di stampa: lo confessiamo, non possiamo negare dopo la veemente richiesta di alcuni consiglieri de sinistra radicale e arcobalente (molti altri pienamente d'accordo ma silenti) di rimuovere gli articoli de l'AltraVoce dalla rassegna stampa della Regione. Come già fatto, silenziosamente e subdolamente, da quella del Consiglio regionale. Case anche nostre, se gli onorevoli da sasso in bocca consentono. Le considerano cosa nostra, cioè loro, con l'acuto senso padronale, proprietario e privatizzato con cui la “casta” (castina o canastina su base nuragica) vede la res publica. Dove ammettere o sfrattare chi gli garba e sgarba.

Niente male per uno come Luciano Uras (oltretutto al traino di Ignazio Artizzu, An), post-nipotino che Antonio Gramsci disdegnerebbe (la frase del grande pensatore, nella vignetta di Ruggero Soru oggi sulla primapagina, è richiamata nel sito della federazione cagliaritana dei Comunisti italiani). Fra l'altro, l'onorevole rifondarolo potrebbe perfino aver parlato abusivamente in aula. Una sentenza dell'ottobre scorso lo dichiara (primo grado) ineleggibile perché al momento della candidatura era a capo dell'Agenzia regionale del lavoro (peggio di Andrea Biancareddu, decaduto).

Il dato stravagante che è nel day after del boicottaggio chiesto dall'eroico Uras, molti più di quanti era immaginabile si sono resi conto della gravità e grevità grottesca della mossa: ne prendono le distanze. Oltre quelli che subito hanno contestato la richiesta di bavaglio (sentite grazie), parecchi convengono oggi - con maggiore o minor convinzione e sincerità - che no, non si può fare. Sia perché è ridicolo usare missili politico-consiliari contro una zanzara online. Sia perché è davvero uno schifo che s-qualifica gli autori. Dunque nessuna richiesta di espulsione, anche nel dissenso più radicale, e di emarginazione dalla rassegna stampa.

Anzi, potrebbe essere rimessa in discussione la prassi della censura nella rassegna del “parlamentino”. Forse decisa, a suo tempo, perché abbiamo parlato in piedi e senza peli sulla lingua delle vicende giudiziarie del presidente: dopo aver dedicato un'inchiesta mai fatta prima in Sardegna, con rigore, accuratezza e ricchezza documentale, sui costi abnormi del Consiglio. Cosa volete, come diceva il grandissimo Fortebraccio, «non siamo gentili». Non lo siamo mai stati, da una trentina d'anni a questa parte in tre giornali, due tv e ora su questo schizzo di web-materia informativa. Pochissime volte querelati, mai condannati se non a una multa.

Pare che saremo denunciati per alcuni articoli recenti. Da Ignazio Artizzu, Peppino Balia, forse anche dall'accusatore-difensore Benedetto Ballero. Una soddisfazione davvero enorme e insperata, fiduciosa perché a Cagliari c'è ancora un giudice come ce n'era Sassari: a lui ci rimetteremo. Avere contro personaggi simili, specie Ballero, non è onore da poco. Forse crede di poter ripetere il bis dei vittoriosi procedimenti, con risarcimenti altissimi, contro Antonangelo Liori. Siamo di altra tempra e rigore morale, senza scheletri o un solo osso nell'armadio: mica balenti alla rovescia come il gambale desulese. Al quale chi scrive propiziò una condanna a tredici mesi in primo grado per diffamazione. Come detto ieri, mandatecene altri: con questi, non c'è partita.

Siamo lieti che, sinceramente o in falsità, diversi consiglieri, inclusi molti che non ci amano, convengano che sarebbe miserabile (onorevole per noi) farci espungere da una rassegna dove ci spetta essere. Possiamo vivere benissimo senza: come è avvenuto a lungo. Un collega che se ne intende, spiega che non conviene starci se non per considerazioni d'immagine, perché molti ci leggono sulla rassegna e non approdano direttamente al sito, che non registra il loro accesso: abbastanza sostenuto se Google ci qualifica e considera il quarto quotidiano sardo.

Come segnala un colto lettore, tuttavia, «assenza, più acuta presenza»: folgorante verso del poeta Attilio Bertolucci. Infatti essere stati cassati dalla rassegna consiliare non ci ha arrecato danno, al contrario: pubblicità-regresso, involontaria, a nostra favore. Doppiamente squallida perché ormai la rassegna del Consiglio è solo on line, non più stampata, per risparmiare carta e soldi (forse merito delle nostre inchieste). Vi figura in grande spolvero, legittimamente, anche un quotidiano a diffusione condominiale, di poche pagine. È stata esclusa dalla rassegna ora online solo l'AltraVoce: unico quotidiano on line sardo, accessibile gratuitamente a tutti. Il parlamentino è un faro di libertà e democrazia, dunque illumina chiunque concorra al pluralismo: ma noi siamo reprobi, eversori da oscurare.

Ebbene sì, lo siamo. Non per scalmane incompatibili con l'età. Per permanente, trentennale rifiuto d'essere cane da salotto e non da guardia dei cittadini. Poniamo un piccolissimo problema, in realtà enorme. Dimostriamo nel nostro piccolo, senza essere o sentirci eroi o vittime (ci scapperebbe da ridere) che un'altra informazione è possibile. Siamo la minima cattiva coscienza del rapporto incestuoso tra politica pusillanime o collusa e il padrone in redazione. La politica che per paura o convenienza, per vedersi pubblicata, illuminata e mai contestata tranne quando confliggono interessi affaristici inconciliabili, accetta, subisce senza mugugnare il brutale esercizio del potere di disinformare da parte di quotidiani e tv, privati e pubblici. Silente davanti a censure, omissioni, falsificazione: appiattita, ben attenta a mai reagire per non finire nel mirino. Anzi, osannante se viene bastonato un avversario. Cinicamente indifferente quando si fa strame del dovere di cronaca, della minima obbiettività e onestà d'informare, brutalizzando i lettori.

È un atteggiamento vile che disonora la politica non meno dell'informazione, con tanti sempre a piatire benevolenza e offrire soccorso. Li conoscete tutti, specie per la travolgente presenza nel gruppo Unione-Videolina. Basta vedere l'elenco e la frequenza delle interviste: bipartisan perché il supporto politico, come il denaro, non puzza: venga da destra o da sinistra. Dunque viva sempre i Pili e i Floris, i Balletti e Fantoli, nessuno tocchi Cellino, i Nizzi e i Cicu, viva Pisanu, gli Antonelli Cabras e gli Emanueli Sanna, i Paoli Fadda e l'ex di Legacoop Silvio Zunkerchi, i Graziani Milia, gli Artizzu e quant'altri: tranne, giustamente, l'unico nemico Renato Soru.

In questo meccanismo colluso, siamo un granellino di sabbia che tuttavia può dare fastidio: silenziato, oscurato ma non del tutto. Da boicottare secondo la vulgata de sinistra del Luciano Uras consigliere forse abusivo. Benda e bavaglio, sasso in bocca. Più progressista di così… Non è il solo. Siamo orgogliosi del silenzio assoluto, della faccia voltata, dell'indifferenza compiaciuta con cui altri quotidiani e tv (a parte l'Agenzia Italia, che ne ha dato conto: grazie) hanno ignorato la vicenda, Che forse aveva una qualche valenza a proposito di libertà di stampa da difendere sempre e comunque. Soprattutto per il dovere di cronaca, visto che aveva impegnato per qualche tempo, pubblicamente, il Consiglio regionale: dunque fatto parlamentare, non occultabile se non facendo violenza ai fatti. Cancellati.

Visto e sentito, si ignori. Troncare e sopire, rimuovere. Grazie cari colleghi, che potreste ancora imparare un po' di mestiere e di etica, questa sconosciuta. Sentitissimi ringraziamenti per la travolgente solidarietà e gli interventi difensivi dell'Associazione della stampa e dell'Ordine corporativo e di servizio: per assunzioni clientelar-parentali in giornali e tv, a pappa e ciccia con editori e partiti, fino al collo in ridicoli corsi di giornalismo pagati dal contribuente e spesso tenuti da personaggi di scarse frequentazioni professionali e sintattiche.

Lo sappiamo, ci vorreste morti, stesi, possibilmente freddi perché siamo un poco diversi, non appecoronati come voi. Non ci stiamo allo sporco gioco corporativo e collusivo, embedded, di sudditanza tremebonda di molti. Alé, andate a prendere ordini oltre l'Ordine da operetta. Siamo eversori, rispetto a questo scenario omissivo, rassegnato e collusivo: perfetto interfaccia di una politica miserabile. Possono oscurarci. Ma anche le piccole voci crescono, anche in poche pagine e molto impegno, appena andremo in edicola: sempre che non riescano a boicottarci anche lì. Possiamo essere utili anche ad alcuni colleghi non ridotti a tappetino, un piccolo riferimento per molti lettori. Infatti tanti ci hanno scritto e ci scrivono.

Anche alcuni politici hanno dimostrato altra levatura. Senza parole ma carico di significati il gesto di Gianvalerio Sanna, col quale si è spesso duramente polemizzato: ha caricato nel suo sito l'articolo di ieri. Il mite ma combattivo Sandro Frau si è battuto come un leone. Un grazie particolare a Marco Meloni, considerando le dure critiche rivolte in passato al padre e di rimbalzo a lui. Questo Adriano Salis dipietrista è più coraggioso e conseguente di tanti. L'ironia solidale di Gianluigi Gessa vale tantissimo perché mostra l'altra faccia geniale e sorridente del politico non professionale. Uno che spiega: «Mi sono occupato sempre di topi: in Consiglio sono passato agli squali» restituisce il piacere dell'intelligenza pietosamente tagliente come un bisturi-laser. Così come ci impone di ricambiare la solidarietà di Paolo Maninchedda nella persistenza di un confermato dissenso. Ma nel rispetto reciproco: soprattutto sul piano morale del disinteresse personale. E come non apprezzare, senza ritirare una parola, l'understatement civile di Sergio Marracini, al quale poco è stato risparmiato?

Alle corte. L'anomalia non siamo noi, in questo piccolo spazio libero e combattivo. L'enorme anomalia è un sistema informativo e corporativo - tranne piccoli spazi ondivaghi - in commistione miseranda con una politica miserabile: contro gli e-lettori. Politica sporca senza penne pulite: un grosso guaio per tutti. Si reggono e cadono insieme, la buona politica e la corretta informazione. Se sprofonda l'una, affonda l'altra. Ormai l'isola è un caso negativo di scuola, dopo un passato molto tormentato, pieno di cadute ma anche di lotte e fasi esaltanti. Purtroppo oggi nessuno, senza farsi ridere dietro, può dire in Sardegna: è la stampa, bellezza.


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