venerdì 8 febbraio 2008
Interventi.
di Antonio Piras
Le reazioni di certi esponenti politici, seguite all'inserimento di un articolo de l'AltraVoce nella rassegna stampa del sito web della Regione, sono semplicemente disgustose. Appaiono ancora più deprimenti se si considera che una pretesa di questo tipo proviene, in primis, da personaggi di sinistra. E ancor più se si tiene conto del fatto che vengono addotte, sostanzialmente, motivazioni analoghe a quelle fornite da Berlusconi per giustificare l'editto bulgaro e la chiusura improvvisa di varie trasmissioni televisive.
Povera sinistra, un tempo paladina della libertà, ridottasi a pretendere la censura di un giornalista che rispetto agli altri media, per visibilità e per risorse a disposizione, sta come Davide a dieci Golia. Sarebbero questi, gli eredi di Gramsci?
Chi crede di essere stato calunniato faccia pure valere i propri diritti presso gli organi giudiziari competenti; sarà un giudice terzo a stabilire se la legge è stata violata, non la stessa parte in causa.
Se sul sito della Regione esiste una rassegna stampa, è giusto che possano accedervi tutte le testate. Altrimenti la si elimini. Troppo comodo che siano i politici a decidere chi debba farne parte, sulla base della morbidezza con cui i giornalisti trattano le questioni che riguardano il Palazzo.
Ci siamo assuefatti ad un'informazione soft, quasi innocua nei confronti dei partiti, dannosissima per lo spirito critico degli italiani. La Rai ne costituisce l'esempio principale: Michele Santoro, unico giornalista ad avere il coraggio di trattare senza remore la vicenda Cuffaro, viene accusato di svolgere processi mediatici sommari da un'Autorithy - che dovrebbe costituire il garante delle comunicazioni ma che è composta, in larga misura, da uomini vicini ai partiti - la quale ha sempre taciuto di fronte a ben altri processi televisivi, riguardanti, molto spesso, delitti assai efferati, con falsi mostri rivelatisi poi innocenti, messi alla gogna senza pietà.
D'altronde, se l'Italia è sopravanzata da Paesi del terzo mondo nelle classifiche sulla libertà di stampa, qualche motivo ci sarà. Resta da capire se siano i giornalisti ad essere subalterni al potere o se siano i politici ad impedire agli addetti della stampa di svolgere serenamente il proprio mestiere.
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