venerdì 8 febbraio 2008
È di nuovo tempesta a E-polis, con una notizia clamorosa: Marcello Dell'Utri esce sbattendo la porta dal gruppo editoriale, lasciando gli incarichi che ricopriva nel consiglio di amministrazione e come presidente di Publiepolis, la società gemmata che curava la strategica raccolta pubblicitaria: fondamentale per le 15 testate free-press. L'annuncio è stato dato ieri al comitato di redazione dall'amministratore delegato, Sara Cipollini, che resta al suo posto col suo sponsor, il presidente Alberto Rigotti. La situazione del gruppo appare quanto meno di grande difficoltà, con incerte prospettive per l'eredità della disastrosa situazione, nient'affatto risanata.
È stato annunciato che la linea dei giornale non cambia: informazione pluralista senza scelte di campo particolari. Ma l'uscita di Marcello Dell'Utri (cofondatore con Berlusconi di Publitalia e poi Forza Italia, di cui è anche senatore, uomo di grande personalità ma condannato a nove anni in primo grado per mafia, più altre sentenze definitive per reati minori) ha fatto scalpore quanto ne aveva fatto la sua partecipazione influente all'acquisto e al controllo del gruppo editoriale fondato da Nichi Grauso, finito nel luglio scorso in una crisi irreversibile.
Il fallimento era alle porte quando il manager-finanziere Alberto Rigotti, con una cordata di imprenditori del nord-est, aveva acquistato la società, ricapitalizzandola con dieci milioni di euro. Si era subito parlato di un'operazione editorial-politica quando era stato confermato che Rigotti era legato in modo strettissimo a Dell'Utri. Al punto d'aver dichiarato in un discorso a Montecatini, alla presentazione dei Circoli della Libertà fondati da Dell'Utri, che la catena editoriale sarebbe stata il supporto informativo per l'influente personaggio. Successivamente aveva rettificato il tiro, alleggerendo il peso delle sue dichiarazioni.
Non è stato spiegato perché Dell'Utri sia uscito bruscamente dal gruppo, benché qualcuno sostenga che potrebbe anche trattarsi di un'operazione di facciata: alla vigilia delle elezioni, potrebbe aver scelto di evitare che E-polis apparisse pesantemente targata dal suo ruolo. Ma è un'ipotesi abbastanza improbabile, che forse ne copre altre più concrete: il dissenso a posteriori sull'operazione e/o sulla gestione da parte di Rigotti. Una conferma parrebbe venire dalla durissima querelle in atto tra Rigotti e Grauso. Il primo contesta al secondo di aver trovato una situazione ben più grave di quanto comunicato originariamente, con un indebitamente bancario «di 50 milioni e non di 19», forse insostenibile almeno in questa fase e magari anche nel futuro immediato, senza un'ulteriore ricapitalizzazione: mentre gli introiti pubblicitari restano ben al di sotto delle spese correnti, figurarsi per risanare il bilancio pregresso.
Si è parlato anche dello scontento di Dell'Utri per la linea del giornale, ma su questo punto ci sono solo voci e non certezze. L'AltraVoce ha scritto nei mesi scorsi, in base a informazioni interne molto precise, che Dell'Utri avrebbe voluto alla direzione Antonangelo Liori. La nomina del desulese era cosa praticamente fatta, benché l'ex direttore de L'Unione Sarda fosse stato radiato dall'Ordine dei giornalisti. È saltata quando nei suoi confronti è stata richiesta in Tribunale a Cagliari una condanna a sette anni di reclusione (ridotti a sei anni e due mesi la settimana scorsa) per riciclaggio di un centinaio di assegni di pensionati, rubati dopo un assalto armato a un furgone portavalori.
Tra i precedenti e la sentenza incombente, il pluricondannato Liori sarebbe risultato una sfida impresentabile: di qui il blocco della nomina. Ma la scelta iniziale la direbbe lunga sulle scelte almeno morali oltreché professionali di Dell'Utri, se fosse confermato che Liori era il nome preferito. Sostituito con quello di Enzo Cirillo, ex inviato di Repubblica da molti anni collaboratore di Gianni Alemanno, parlamentare di An, e soprattutto capo delle relazioni esterne dell'ex ministro forzista Lunardi, quello che «con la mafia bisogna convivere».
Comunque sia e vada, non c'è pace per E-polis. Anche perché i Cipriani brothers, Antonio e Gianni detti Cip&Ciop, dopo aver lasciato il gruppo stanno dando vita a un'altra catena di quotidiani free press con un editore molto controverso che opera nella stampa di periodici e varie pubblicazioni. L'iniziativa ovviamente farebbe concorrenza ad E-polis, alla quale si cerca di togliere alcuni dei collaboratori più vicini agli ex dioscuri del gruppo. Nell'impresa è coinvolto anche Edoardo Lucheschi, brillante gentiluomo molto apprezzato, prima manager di Grauso, che aveva poi lasciato ogni incarico ufficiale pur mantenendo un ruolo ufficioso di uomo immagine, con importanti contatti in tutta Italia per l'estensione della catena. Voci forse solo malevole sostengono addirittura che Grauso sarebbe a sua volta coinvolto trasversalmente in questa iniziativa: nessuna conferma e molte smentite.
Ma le voci sono inevitabilmente alimentate da un notorio e crescente conflitto tra Grauso e Alberto Rigotti. Ci sono stati scambi furenti anche se corretti. L'attuale presidente contesta a Grauso d'aver lasciato una situazione debitoria con le banche non di 19 milioni, come ritenuto inizialmente, ma complessivamente di ben 50 milioni. Anche con il maggior fornitore (lo stampatore Umberto Seregni, che «per questo rischia di perdere l'azienda costruita dalla famiglia in un una vita») e un migliaio di creditori minori in condizioni disperate, come altrettanti collaboratori. Senza dimenticare «imposte inevase, un bilancio con un conto fallimentare ed economicamente già morto». In più «un conflitto con tutte le istituzioni, un regime di terrore testimoniato da decine di persone. Il tutto con costi faraonici di oltre il 30 per cento superiori a quelli di mercato».
Rigotti ricorda a Grauso anche «un nugolo di avvoltoi che ti volteggiava sopra la testa», contestandogli d'aver dato vita «a un business non solo sbagliato nella pratica ma anche concettualmente: i ricavi, con la Publikompass o senza, non avrebbero mai potuto coprire i costi». Evidentemente riferendosi a contrasti pregressi, Rigotti incalza Grauso: «Tu sei un graziato che odia il salvatore proprio per questa sua caratteristica, per te razionalmente incomprensibile e moralmente inaccettabile». Eppure il nuovo editore conferma a Grauso «immenso affetto», dichiarandosi disponibile alla nomina di un advisor che si esprima pubblicamente sulle diverse valutazioni in relazione alla situazione precedente.
Insomma, prima ancora dell'uscita di scena (salvo ulteriori colpi di teatro) di Marcello Dell'Utri, queste considerazioni di Rigotti lasciavano capire che la situazione del gruppo non è certo stabilizzata e resta anzi molto difficile. Ulteriori motivi di preoccupazione per i dipendenti dell'azienda, i tantissimi collaboratori in attesa d'essere pagati, benché Rigotti abbia firmato e applicato significative intese con la Federstampa per sanare le situazioni più pesanti. Ma si è ancora lontani da una normalizzazione soddisfacente e le nuove nubi non inducono all'ottimismo.
(gm)
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