venerdì 8 febbraio 2008
di Cinzia Isola
“Consulentopoli”, si potrebbe dire, forzando parecchio. Non siamo in presenza di illegalità o reati ma solo di una diffusa patologia, cronicizzata e inestirpabile nonostante le denunce permanenti. Il vizio delle consulenze esterne, spesso immotivate o strumentali, che Regione, Province, Comuni ed enti vari continuano ad alimentare. Anche quest'anno al centro della “requisitoria” che la Corte dei conti ha prodotto nel suo rapporto sullo stato delle amministrazioni pubbliche nel 2007.
Ma nel mirino ci sono anche altri fenomeni, perfino più gravi perché debordano spesso in reati. In particolare gli illeciti a danno dell'erario. Quelli commessi da numerose società private, beneficiarie di finanziamenti nazionali e dell'Ue, per l'attuazione di programmi di investimento per il rilancio e potenziamento delle attività produttive nel Mezzogiorno. Un saccheggio pari a 19 milioni di euro. Nel suo rapporto la magistratura contabile mette sotto accusa anche il precariato cronico nelle amministrazioni pubblico e la lentocrazia nell'erogazione delle pensioni.
L'occasione per rimarcare le note dolenti nella gestione della res publica è l'inaugurazione dell'anno giudiziario. Lo scenario descritto non stupisce: la cronaca ha messo spesso alla berlina le consulenze pagate a peso d'oro a professionisti esterni. Pratica molto in voga negli enti pubblici: bisognosi sempre di “esperti” in questa o quella materia. Un fenomeno politicamente senza colore: da destra a sinistra tutti hanno elargito grosse somme di denaro per essere eruditi su questioni delicate, nell'incapacità di risolvere i problemi con le professionalità presenti in organico.
Non a caso, la Corte dei conti sul ricorso a professionalità esterne contesta la scelta di persone estranee all'amministrazione: «Senza alcun criterio obiettivo e senza alcuna dimostrazione dell'effettivo possesso degli indispensabili requisiti professionali e culturali, per l'espletamento di compiti istituzionali», ha dichiarato il procuratore regionale, Mario Scano, «e perfino di attività del tutto ordinarie, cui le amministrazioni devono provvedere con la propria organizzazione e il proprio personale».
Scarsi i risultati raggiunti in termini di efficienza e dell'economicità. In particolare, sotto inchiesta della Corte dei conti sono finiti alcuni enti regionali. Qualche esempio: un consulente esterno è stato incaricato di monitorare e acquisire notizie, nella stessa struttura, su pratiche, procedimenti, proposte e piani attuativi presentati dall'ente. Allo stesso esperto sono state assegnate, inoltre, consulenze da un assessorato regionale per il potenziamento dell'attività di marketing per la commercializzazione dei prodotti e per il monitoraggio e la diffusione di notizie sull'attività dell'assessorato. Ancora: un altro ente regionale ha conferito due incarichi a un professionista per varie attività. Tra le quali la costituzione di una struttura dell'ente che, come sottolineato dai giudici, è «chiaramente un compito istituzionale».
Altra piaga delle pubbliche amministrazioni in Sardegna, il precariato: «criticabile e criticato nel privato, ma inammissibile nel pubblico», ha sentenziato Scano. Questo fenomeno, «ha determinato l'abbandono delle procedure selettive di assunzione del personale negli enti pubblici». Più precari, meno concorsi pubblici. Ovvero: «L''unico sistema di assunzione in grado di garantire obiettività, trasparenza e parità di trattamento alla collettività indifferenziata degli aventi titolo». Nessuna novità. Un semplice appello alla costituzione, semmai. Il terzo comma dell'articolo 97 della Costituzione è chiaro: «Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.»
Tuttavia va rilevato che spesso, il personale precario viene arruolato attraverso le graduatorie delle liste di collocamento. O per chiamate dirette. O attraverso le società di lavoro interinale, che difficilmente bandiranno una selezione pubblica, potendo attingere da un ricco data base di curricula. Di amici e conoscenti, spesso. Riguardo ai concorsi, invece, sempre più spesso, aver già svolto attività presso la pubblica amministrazione è condizione preferenziale. Una condizione che, di fatto, taglia fuori, o pregiudica le possibilità di molti aspiranti concorrenti.
Consulenze e precariato, secondo i giudici, hanno determinato «effetti tutt'altro che positivi sulla manovra di contenimento della spesa pubblica, influendo in misura rilevante sulla politica occupativa e contribuendo a mantenere elevato, anche in Sardegna, il livello della disoccupazione. Soprattutto di quella intellettuale». Più precisamente: con l'assunzione diretta di personale, senza alcuna procedura selettiva, si tiene conto solamente dei «requisiti di conoscenza diretta, di appartenenza a categorie favorite dalla consonanza politica». Sul fronte del lavoro precario, invece: «La provvisorietà e l'incertezza del rapporto di lavoro - ha sottolineato il procuratore - pongono il soggetto beneficiario in una condizione di sottoposizione e di remissività nei confronti del suo datore di lavoro, alla cui esclusiva volontà è affidata ogni prospettiva di prosecuzione del rapporto».
Per quanto riguarda invece gli illeciti derivati da agevolazioni finanziarie il danno per l'erario, nel 2007, ammonta a poco meno di 19 milioni di euro: «Gli importi non si riferiscono a danni patrimoniali ipotizzati o teorici», ha spiegato il procuratore regionale Mario Scano, «ma corrispondono all'entità di denaro effettivamente sottratta alle casse pubbliche senza la benché minima ricaduta sul piano economico e sociale».
A questo proposito: «Non si riesce veramente a comprendere le ragioni per le quali le amministrazioni competenti - ha puntualizzato il procuratore regionale - non siano finora intervenute per bloccare il dispendio di denaro pubblico e non abbiano ancora provveduto a definire nuove e più adeguate procedure di concessione delle agevolazioni alle imprese, nonché più seri e approfonditi controlli sul loro effettivo impiego che si traduce in mancato sviluppo e in mancata occupazione».
Questi i reati più contestati: elusione di principi e regole sulla trasparenza e la correttezza dell'azione amministrativa, inosservanza degli obblighi di servizi, riconoscimento di debiti fuori bilancio, irregolarità nell'attività contrattuale della pubblica amministrazione e nella realizzazione delle opere pubbliche. I giudici contabili hanno ravvisato danni sia per vendite di terreni a un prezzo largamente inferiore al loro valore, per il mancato versamento nelle casse dell'erario di somme riscosse per tasse automobilistiche, l'uso improprio da parte dei dipendenti di beni di proprietà dell'amministrazione, realizzazione di opere pubbliche in palese difformità al contratto e al capitolato speciale, l'illegittima attribuzione di incarichi dirigenziali a dipendenti privi di titoli.
Ma non è tutto: nel calderone delle spese ingiustificate finiscono ancora pranzi, viaggi, la riparazione dell'automobile personale e il pieno di carburante. In nome dell'eleganza, persino l'acquisto di cravatte. «In questi comportamenti viene in risalto una preoccupante tendenza all'esercizio meramente personalistico di poteri e di doveri pubblici - ha sottolineato Mario Scano - quasi che l'amministrazione di un ente o la direzione di un ufficio, non siano espressione di compiti e di funzioni al servizio della collettività, ma l'occasione per conseguire privilegi e prerogative alla stregua di una rendita di posizione non altrimenti raggiungibile senza la carica pubblica».
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