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giovedì 7 febbraio 2008

Stangata anche nazionale per Cagliari
Disastro in pattumiera, ultimi
nella Sardegna che migliora in fretta

di Cinzia Isola

Ci mancava solo Apat. Per il Comune di Cagliari è una congiura: il rapporto dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i Servizi tecnici boccia senza appello il capoluogo per la raccolta differenziata. E promuove, invece, la Sardegna. Una regione dove il meglio e il peggio dei rifiuti convivono. Il Rapporto 2007 parla chiaro: nel 2006 la raccolta differenziata in città si è fermata al 9,8%. Uno tra i valori più bassi di tutta Italia. In un anno (dal 2005) è passata dal 5,5% al 9,8%, di poco superiore a quello di Napoli, dove è salita dal 7,4% all'8,9%. Questo dimostra che le preoccupazioni di alcuni consiglieri comunali, ma soprattutto il confronto con il comune partenopeo non era strumentale o drammatizzato ad hoc per remare contro la Giunta Floris.

Del resto la situazione è sotto gli occhi di tutti, anche se ancora ci si affida alle magnifiche sorti e progressive dell'aliga locale. Tutta bella differenziata, anche nell'umido. È solo questione di tempo. Fatto a breve, entro l'anno, tra un anno. Questione di tempi. Di fatto, incerti. In questa Caporetto, va comunque rilevato un dato positivo: fra le città italiane con più di 150 mila abitanti, Cagliari si è piazzata al terzo posto per l'incremento percentuale fra il 2005 e il 2006 nella raccolta differenziata dei rifiuti, pur restando nel fondale. Con +4,3% il capoluogo sardo, secondo il rapporto Apat è preceduta da Bari con +6,1% e Venezia con +4,4%. In ogni caso tra le peggiori. A braccetto con Reggio Calabria, Foggia, Taranto, Catania e Messina: ultime in classifica.

Ottimi risultati, da menzione, invece per la Sardegna: complessivamente la regione figura al primo posto, con un +9,9%, per incremento della raccolta differenziata. Nel giro di un anno ha raddoppiato la sua performance: dal 9,9% del 2005 al 19,8% del 2006. Nel rapporto il risultato nel dettaglio: «Tra le regioni del Sud spicca il dato della Sardegna che, a seguito dell'attivazione, in diverse province, di specifici sistemi di raccolta differenziata, anche di tipo domiciliare, fa segnare una variazione della quota percentuale di raccolta, tra il 2005 ed il 2006, di quasi 10 punti, attestandosi al 19,8% (9,9% nel 2005, ed appena 2,8% nel 2002)».

Tra le migliori a livello nazionali si segnala la provincia del Medio Campidano, l'unica provincia del Centro-Sud con una percentuale di raccolta differenziata superiore al 40%: per l'esattezza ne raccoglie il 43,8%. Un record per la neoprovincia sarda: l'unica a raggiungere e superare la soglia che doveva essere raggiunta a fine 2007. L'isola, nel suo complesso, è ancora lontana da questo traguardo. Un obiettivo che il capoluogo frena, abbassando la media regionale in maniera considerevole. Non a caso l'assessore all'Ambiente della Provincia di Cagliari, Rosaria Congiu, ha ricordato: «Se Cagliari differenziasse, faremmo un salto di qualità».

Per ora, invece, la città non riesce ad uscire dal tunnel. Ingabbiata da progetti, bandi, gare d'appalto. Rinvii e proroghe che fanno lievitare le tasse e bloccano l'avvio tempestivo della differenziata. Con le tasse alle stelle, Tarsu in testa, la città continua a registrare solo record negativi: a gennaio il capoluogo si è confermata capitale dell'inflazione. La media nazionale del +2,9%, viene superata abbondantemente in città, dove si registra un +3,8%. Con incrementi preoccupanti soprattutto nel settore “Abitazione, acqua, energia elettrica e combustibili”: +8,8% a fronte di un +4% di media nazionale.

E sempre in tema di raccolta differenziata desta preoccupazione l'indagine promossa dalla Coldiretti: solo un giovane su quattro si impegna nel farla (26%), il 37 per cento non la fa mai e l'11 per cento vorrebbe ma non ci riesce. È quanto emerge dall'indagine sulla percezione del problema dell'energia negli stili di vita quotidiani di 4.627 giovani delle scuole secondarie, promossa dal coordinamento Coldiretti Donne-Impresa e divulgati in occasione della presentazione del rapporto APAT. Si tratta certamente - sottolinea la Coldiretti - di un dato sconfortante che non evidenzia peraltro differenze tra maschi e femmine mentre emerge una maggiore attenzione tra i ragazzi di età maggiore (17-19 anni) rispetto a quelli più giovani (14-16 anni).

Dall'analisi - prosegue la Coldiretti - si rileva l'importanza di investire nella formazione delle nuove generazioni ma anche di intervenire per rimuovere le carenze strutturali che vanificano i molti casi di buona volontà giovanile. La raccolta differenziata di poco più di un chilo di avanzi della tavola prodotti al giorno in ogni famiglia farebbe ridurre i rifiuti urbani di un terzo e - continua la Coldiretti - renderebbe disponibili sostanze organiche da restituire al suolo per migliorare la fertilità dei terreni agricoli e la crescita delle piante ed evitare i problemi ambientali determinati dall'abbandono in discarica».


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