giovedì 7 febbraio 2008
di Francesca Madrigali
Le città che hanno risvegliato l'interesse del Sole-24 Ore e del suo periodico Nòva 24 sono quelle caratterizzate dalla conoscenza, che per essere davvero “illuminata” dovrebbe diventare patrimonio di tutti, scendere nelle strade e coinvolgere le persone: in questo senso una adeguata pubblicità al convegno svoltosi ieri al Lazzaretto di Sant'Elia (organizzato in collaborazione con l'Ocse) avrebbe permesso, forse, una maggiore partecipazione della cittadinanza e non soltanto dei soliti “addetti ai lavori”. Fra l'altro è fondamentale, come hanno efficacemente spiegato gli esperti intervenuti, che la conoscenza (quella che produce un ritorno economico) sia, se non padroneggiata completamente visti gli atavici problemi di istruzione e comunicazione della Sardegna, almeno condivisa a livello quasi epidermico, come accade in altre parti d'Italia e del mondo in cui si è capito che è importante allevare la “gallina di domani” e non cercare di recuperare a tutti i costi un uovo già abbondantemente mangiato ieri.
L'evento, coordinato dal giornalista Luca De Biase, era stato anticipato qualche mese fa da un articolo di Nòva 24 che raccontava, appunto, della riconversione di Cagliari sotto i più vari aspetti: quello culturale (rappresentato ad esempio dalla futura Fabbrica della Creatività nella Manifattura Tabacchi, ma anche dalla nuova idea di tutela del paesaggio), produttivo e di ricerca (con il Parco di Sardegna Ricerche che ospita alcune realtà di eccellenza), e architettonico, con i lavori di prestigiosi architetti come Zaha Hadid, Paulo Mendes Da Rocha, Rem Koolhas, come ricordato dal presidente della Regione Renato Soru intervenuto in apertura.
Proprio il governatore, citando una recente ricerca della Confindustria dalla quale risulta che la Sardegna è, dopo la Lombardia e il Lazio e poche altre regioni settentrionali, la regione italiana dove le piccole e medie imprese legate all'innovazione e alla tecnologia hanno più contribuito al PIL regionale, ha detto che «Non tutto è sbagliato allora, e non tutto è sogno velleitario: i dati ci dicono che stiamo andando nella direzione giusta», ribadendo poi l'importanza dell'istruzione e della diffusione della banda larga dappertutto.
Di grande interesse gli interventi di Pierluigi Sacco, professore di Economia della cultura all'Università IUAV di Venezia, e Sergio Arzeni, direttore Ocse per l'imprenditorialità, focalizzati sulla necessità di una nuova concezione della politica e dello sviluppo: non più contrattazione di benefici fra gruppi di interesse l'una, e superamento della convinzione che l'altro accada necessariamente “al di fuori”, con investimenti fisici (gli stessi di cui in Sardegna abbiamo una certa esperienza in quanto a cattedrali nel deserto). In realtà, nella società post-industriale, lo sviluppo si sta spostando dal “fuori” al “dentro”: verso la conoscenza, appunto.
Cagliari, dunque, come polo di attrazione per tutta la Sardegna e possibilmente oltre: una molla per rivendicare, ha affermato l'assessore comunale Gianni Campus in rappresentanza del sindaco Emilio Floris, un ruolo di centralità nei confronti di tutta l'Isola e per cercare di capire, «in modo kennedyano, cosa possiamo fare per l'Europa, alla quale chiedere una delega per diventare “capitale del Mediterraneo”».
«I soldi vengono dopo le idee», ha sottolineato De Biase, anche se i problemi principali per chi ha le idee, di solito, sono rappresentati esattamente dai finanziamenti o dall'accesso al credito. È certo però che senza idee i soldi servono relativamente, anche se la Sardegna non sembra avere questo problema: lo dimostrano alcune realtà interessanti, che spaziano dalla medicina all'imprenditorialità.
Bella e confortante la testimonianza di Jon Brownstein, fondatore di NotOnTv, società che si occupa di acquisizione, produzione e distribuzione di diritti digitali nel mondo dello spettacolo, dello sport e dell'infanzia con sede a Cagliari e nicchia di mercato mondiale. Poi Enrico Gobbetti, direttore del gruppo Visual Computing al CRS4, Paolo La Colla, direttore del dipartimento di scienze e tecnologie biomediche dell'Università di Cagliari e ricercatore impegnato nello sviluppo di farmaci contro il virus dell'HIV. Antonio Pascalis, responsabile del sito web della Regione sarda, ha presentato la Digital Library di prossima implementazione e Luca Pani, ricercatore del CNR e amministratore delegato di PharmaNess, ha raccontato l'attività di un'azienda che attualmente ha 40 dipendenti ed è passata dai 2 contratti del 2002 ai 18 del 2007.
Dopo Trento e Trieste, dunque, il viaggio nelle città illuminate che ieri ha fatto tappa a Cagliari proseguirà in altre città italiane ed europee: il tratto comune è quello di rappresentare i territori del nostro Paese che svolgono un ruolo di innovazione, che saranno i futuri protagonisti dello sviluppo e che già esprimono una forte presenza di idee e cambiamento. È in queste occasioni, infatti, che si scoprono alcune buone notizie non sufficientemente diffuse, di cui non si parla molto, ma che esistono e in qualche caso lottano insieme a noi: vedi l'esperienza di Aldo Muntoni, professore di Ingegneria sanitaria ambientale a Cagliari, che guida un progetto sul trattamento a freddo dei rifiuti focalizzato sulla produzione di energia, nello specifico di idrogeno e successivamente metano. A differenza dei colleghi tedeschi con i loro reattori nuovi di zecca e i rifiuti di laboratorio, il gruppo sardo ha lavorato con macchinari tenuti insieme da elastici, “cannibalizzando” gli spazi dell'Università lasciati liberi e soprattutto con immondizia vera: i risultati sono stati assai migliori degli altri, e in generale davvero eccellenti.
Il problema evidenziato però è anche, e purtroppo sempre, quello di una ricerca scientifica e in generale di innovazione lasciata a se stessa, all'iniziativa dei singoli pionieri e senza una precisa strategia; di questo passo il rischio per l'Italia è di diventare «una periferia della Cina o dell'India», come sottolineato da Gianluca Dettori, il fondatore e amministratore di Abbeynet Spa, azienda operante nelle telecomunicazioni di nuova generazione e importante operatore VoIP.
Ha concluso i lavori Alberto Scanu, presidente della Confindustria delle province della Sardegna meridionale, che ha parlato con entusiasmo dei progetti a medio e lungo termine in cantiere e che in pochi anni rimodelleranno la città, enfatizzando il suo ruolo centrale per raggiungere il quale bisogna anche superare il vittimismo e la cultura della conservazione «che spesso ci blocca». L'obiettivo è scongiurare, insomma, quella previsione per cui nella Sardegna del 2050 potrebbe esserci un solo milione di abitanti.
«La cultura è un veicolo straordinario ed è complementare alla scienza perché crea inclusività, ed è naturalmente comunitaria», ha affermato, giustamente, Pierluigi Sacco. Allora, per la prossima volta si avanza una modesta proposta: questi incontri assai interessanti, che raccontano di esperienze positive che uniscono quello definito da Jon Brownstein “pragmatismo sardo” all'indispensabile (in Italia) ottimismo della volontà, organizziamoli in luoghi altrettanto belli ma più grandi, che possano accogliere più persone. Magari perfino in un fine settimana, così come è stato fatto con il FestArch e il Forum Passaparola, così da informare e coinvolgere davvero, ad esempio, quei giovani che dovrebbero essere, insieme ai sopracitati ottimismo e volontà, i motori dello sviluppo futuro della Sardegna.
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