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mercoledì 6 febbraio 2008

Interventi.

Fatto il regalo impacchettato da tempo, ragioniamo
su quale sinistra può essere utile all'Italia

di Pietro Maurandi

Ora che il tentativo di andare a votare con una nuova legge elettorale è fallito, e prima che si entri nel vivo della campagna elettorale, mi sembra doveroso chiedersi perché si è arrivati a questo punto: dopo meno di due anni dare una chance di rivincita al centrodestra. Bisogna dire allora che l´attività per riconsegnare l´Italia a Berlusconi va avanti da molto tempo. Fin dalla campagna elettorale, quando, con temi che facevano ridere e liste che facevano piangere, si consentì al centrodestra di erodere e di annullare un vantaggio che sembrava acquisito.

Poi si continuò, con il governo più numeroso della storia repubblicana, cosa che lasciò interdetto l´elettorato di centrosinistra. E ancora l´indulto, approvato non nell´ambito di un programma per affrontare le emergenze carcerarie ma semplicemente per aggiustare alcune situazioni giudiziarie di esponenti del centrodestra e del centrosinistra. Poi venne la legge finanziaria, una legge sbagliata perché scaricava i costi del necessario risanamento della finanza pubblica in modo uniforme su tutti i contribuenti, e siccome i contribuenti non sono tutti uguali, l´operazione si rivelò non equa. Di conseguenza i cosiddetti tesoretti sono stati usati giocoforza non per interventi di ampio respiro ma per venire incontro a categorie maltrattate dalla finanziaria.

Poi ci sono i comportamenti di molti esponenti del centrosinistra, non solo di Mastella, che di fronte all´apertura di una indagine a carico di un uomo politico gridano al complotto, secondo un consolidato modello berlusconiano; di fronte alle intercettazioni, legali o illegali, se la prendono con l´intercettatore e col giornalista, tralasciando il contenuto delle intercettazioni, anche qui seguendo fedelmente un modello di comportamento tipicamente berlusconiano. E poi le leggi della vergogna, che sono rimaste al loro posto: non solo quelle obiettivamente più complicate da smontare, ma perfino la più semplice, quella della cancellazione del reato di falso in bilancio, che non ha eguali nei grandi paesi capitalistici.

Poi è venuta la nascita del PD, una fusione fredda di oligarchie, che ha complicato la vita della maggioranza, già poco semplice di per sé. E infine l´ultimo atto: la dichiarazione del segretario del PD che comunque andrà da solo alle elezioni. Un´affermazione che è stata il fattore scatenante della crisi, perché ha fornito a Mastella il pretesto che gli serviva per scivolare senza ostacoli verso la messa in crisi del governo e verso l´approdo nel centrodestra. A tutto ciò si aggiunga l´inconcludenza, le decisioni rinviate, le uscite sbagliate, il litigio giornaliero, le cose annunciate (ricordate i DICO?), gli interventi procrastinati.

Si può capire che il Governo è caduto, che il popolo del centrosinistra è disincantato, che si è ridotto il consenso non solo nel Senato ma nel paese, e che Berlusconi si prepara a una partita che pregusta come il torero la finale di una corrida. Perché meravigliarsi? Ora bisognerebbe decidere che cosa fare. Certo, sarebbe stato bene riformare la legge elettorale, è il centrodestra che non ha voluto, ma la legge vigente, proprio nel punto più scandaloso - l´impossibilità di scegliere i propri rappresentanti da parte dei cittadini - fa molto comodo ai tanti che, nel centrodestra e nel centrosinistra, sono alacremente impegnati a fare quello che sanno fare con sapienza e con efficienza: riprodurre se stessi.

La campagna elettorale sarà molto dura, le promesse di buonismo e di correttezza dureranno lo spazio di un mattino, saranno botte da orbi, perché il centrodestra convinto di vincere giocherà tutte le sue carte e il centrosinistra dovrà fare altrettanto. Né lascia ben sperare la decisione del PD di andare da solo, oppure (non cambia molto) di andarci con chi condivide il suo programma. Se questo porterà alla divisione con la Sinistra, anche qui la lotta non sarà una passeggiata per nessuno.

Perciò a me sembra importante chiedersi cosa accadrà dopo le elezioni, pensare alla strategia che serve al centrosinistra, alla sinistra e soprattutto al paese. Io vedo due possibili scenari. Nel primo il PD si colloca al centro, compete con FI, è pronto ad allearsi con pezzi della destra o della sinistra a seconda delle possibilità e delle convenienze, aiutato eventualmente da un sistema elettorale proporzionale. In questo scenario vedo una Sinistra minoritaria, vivace ma subordinata, ai margini della vita politica, magari capace di coagulare efficacemente le aspirazioni di una parte del paese, ma incapace di farsi carico dei problemi dell´intero paese e di competere per il suo governo.

Questo scenario serve poco al paese, c´è il rischio di un´Italia che continua a galleggiare, con la politica che si muove in modo erratico, ora più a destra ora più a sinistra, incapace di aggredire i problemi e di dare risposte. Un paese sempre in bilico, non competitivo con gli altri grandi paesi europei. Uno scenario già visto nella cosiddetta prima repubblica, quando si sono fatte cose importanti ma l´Italia è rimasta e rimane il più disastrato fra i grandi paesi europei.

Nell´altro scenario vedo una Sinistra che ricompone i corpi dispersi, abbandona la vocazione minoritaria, le suggestioni ideologiche, lo sguardo al passato, le tentazioni decisioniste: una Sinistra di governo, capace di rappresentare e di affrontare i problemi del paese. In questo scenario vedo un paese che diventa normale, dove destra e sinistra lottano per il governo, presentano e adottano soluzioni diverse per affrontare i problemi, mettendo l´Italia in condizioni di competere con gli altri grandi paesi europei. Competere non banalmente in termini economici, ma sul piano delle condizioni di vita dei suoi cittadini, della giustizia, della sanità, della scuola, dell´Università, dei salari, dei trasporti, della pubblica moralità.

Naturalmente gli scenari non nascono da soli, bisogna perseguirli, bisogna lavorarci, Questo credo che sia il compito di un centrosinistra e di una sinistra che non si logorino nella continua ricerca di nuove tecniche di galleggiamento, ma siano capaci di elaborare strategie per affrontare i problemi del presente e le prospettive del futuro.


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