l'altra voce.net


mercoledì 6 febbraio 2008

Differenziamo appena più di Napoli,
Cagliari non può dare lezioni
Errori e chiacchiere dietro le tasse record

di Cinzia Isola

La miglior difesa è l'attacco. Con questa strategia, il Comune cerca di declinare le sue responsabilità politiche. Una strategia sempre buona, soprattutto in materia di spazzatura e raccolta differenziata. Le tasse aumentano? Colpa della Regione: ha deciso il costo del conferimento in discarica. Senza dimenticare i costi dell'avvio della raccolta differenziata che, ai più, è passata inosservata. Progetto sempre pronto a partire, e mai giunto a destinazione.

Ora, non resta che attendere il prossimo annuncio di «imminente avvio in tutta la città». Un evergreen: lo slogan che da un anno soccorre Gianni Giagoni nei momenti più difficili. E non sono stati pochi negli ultimi tempi: la città finisce sempre nelle maglie nere in fatto di rifiuti. La differenziata, in primis. Ma anche discariche a cielo aperto, aree del territorio in balia dei rifiuti, igiene del suolo pubblico. Per non parlare dei vecchi rifiuti ingombranti che, liberate le case, diventano complementi d'arredo delle strade. Per giorni, settimane.

E come sottovalutare il fatto che Cagliari riceve soldi dalla Regione in proporzione ai suoi abitanti (160mila), e dimentica 150 mila pendolari che sfruttano i servizi della città. Quali, resta un mistero. A meno che non si voglia sostenere che gettare in città qualche sacco di indifferenziata dall'hinterland possa produrre ai cittadini un aumento della Tarsu del 20%. «Il comune del capoluogo produce il 35% del totale dei rifiuti», ribadisce Rosaria Congiu, assessore all'Ambiente della Provincia di Cagliari, «e quasi il 40% sul totale dell'indifferenziata». Questi sono i dati. Ed è questo, «che fa lievitare la Tarsu: bruciare costa e inquina».

Il capoluogo, è bene ricordarlo, incide negativamente sugli ottimi risultati dei comuni più piccoli. Un risicato 10%, raccolto nei mesi di grazia, su una media del 30%. «Se Cagliari differenziasse, faremmo un salto di qualità». Le giustificazioni del Comune appaiono poco convincenti: «Scuse de malupagarori», taglia corto la Congiu: «In realtà manca una strategia, si continua a raccogliere in maniera confusa». E a macchia di leopardo. Interi quartieri sono costretti alla differenziata per vie: i cassonetti per molti residenti restano inaccessibili, lontani e spesso straripanti.

Sulla strategia, inesistente, l'analisi politica: «Chiedere ai cittadini uno sforzo può creare impopolarità - conclude l'assessore provinciale - ma bisogna ricordare che il sistema prevede sanzioni per chi non differenzia, ma anche premialità per i comuni virtuosi». Premialità che potrebbero portare, nel tempo, ad un abbassamento delle tariffe a carico dei cittadini. E mentre il Comune annuncerà l'ennesimo imminente avvio, qualcuno sta partendo per davvero: «Quartu, con un bel progetto di sensibilizzazione, sta per iniziare seriamente la raccolta differenziata».

Ed è forse qui che si nasconde la soluzione per l'immobilismo di Cagliari: sensibilizzare. Dovrebbe essere questa la parola d'ordine. Per convincere l'opinione pubblica della bontà e dell'utilità di un piccolo sacrificio individuale per il bene della collettività. Un obiettivo da raggiungere al più presto, per non finire come a Napoli. I risultati della città partenopea non si discostano molto da quelli di Cagliari, come risulta anche dall'articolo di Paolo Buonanno e Giovanni Mastrobuoni Perché l'Italia si divide sulla raccolta differenziata su LaVoce.info. A Napoli, la differenziata non raggiunge l'8%, qui oscilla con difficoltà intorno al 10%.

Cifre che giustificano l'ironia del gruppo consiliare del Pd sulle «surreali lamentazioni della Giunta Floris»: in una nota, Lorenzo Cozzolino, Ninni Depau e Marco Espa sottolineano che «dopo tanta demagogia fatta dal centrodestra nei giorni scorsi sul problema della raccolta dei rifiuti, è evidente l'imbarazzo di fronte a dati così clamorosamente evidenti, pubblicati da un giornale che notoriamente non è sovversivo».

Scrivono i consiglieri del Pd: «Vorremmo ricordare agli amministratori di centro-destra che senza l'abbuono di 5 milioni di euro da parte della Regione la tassa a carico dei cagliaritani sarebbe stata incrementata di altri trenta euro per ogni cittadino; che tutte le altre città della Sardegna (con gli stessi costi di discarica) hanno tassazioni molto inferiori; che non è vero che Cagliari produce rifiuti come una città di 260.000 abitanti a causa dei rifiuti “importati” dall'hinterland. I rifiuti prodotti nel 2006 a Cagliari ammontano complessivamente a 104.318 tonnellate (pari a 1,43 kg per abitante), mentre i rifiuti complessivi della Provincia ammontano a 297.656 (1,32 kg per abitante), con una differenza che non supera il 10% e che è in linea con i dati regionali».

«Non sarebbe male se i nostri amministratori, oltre a lavorare alacremente per fare cambi di assessorati e ipotizzare candidature per le elezioni nazionali, prendessero qualche iniziativa nei confronti delle famiglie più bisognose (essendo state eliminate le esenzioni), avviassero una seria lotta all'evasione fiscale, portassero la raccolta differenziata a livelli decenti, accelerassero le procedure del bando di gara per l'attribuzione del servizio di raccolta dei rifiuti».

«Il disastro attuale è il risultato di una totale assenza di programmazione», attacca l'ex riformatore Paolo Casu. «L'assessore dalle troppe deleghe è stato invitato più volte ad affrontare seriamente il problema». Invano. «Siamo in ritardo di almeno quattro anni e abbiamo accumulato 4 o 5 milioni di multe da parte della Regione», spiega il consigliere ribelle della maggioranza guidata dal sindaco Floris. «Che non era davvero nella condizione di esprimersi negativamente per l'arrivo dei rifiuti campani». E sul caro tasse: «La Regione non c'entra niente: le giustificazioni di Cappellacci sono banali e sterili. La Tarsu è stata aumentata perché c'è una politica sballata».

L'immagine della città napoletana, umiliata da cumuli di rifiuti maleodoranti e vista come il pessimo biglietto da visita dell'Italia, deve tenere alto lo stato d'allerta: «Di questo passo, anche noi viaggiamo verso l'emergenza: se avessimo i suoi abitanti, saremmo nella stessa situazione». Ecco perché la politica dello scaricabarile può trasformarsi in un pericoloso boomerang ai danni dei cittadini: «Ogni amministratore deve farsi l'esame di coscienza», incalza Casu, «ogni assessore deve fermarsi e provare a capire cosa non funziona e perché. Senza l'inutile rimpallo di responsabilità».


Google
 


© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari