martedì 5 febbraio 2008
Interventi.
di Antonello Gregorini
L'apparente conflitto fra Regione e Comune di Cagliari sui progetti per la mobilità urbana è frutto del radicalizzarsi di argomenti e posizioni già sentite e sostenute in altri contesti. Ho partecipato agli incontri del Piano strategico di Cagliari riguardanti la mobilità urbana. In essi sono emersi i contrasti fra i fautori della metrò totalmente interrata e i promotori della metropolitana di superficie.
Tra i primi si distinguevano i tecnici del CTM, progettisti dell'underground, quindi decisori parziali e portatori di interessi economici diretti e personali ma, soprattutto, il sindaco Emilio Floris che assegnava al progetto valenza strategica sin dalla conferenza di inaugurazione. I secondi erano invece l'Università (Istituto di Ingegneria dei Trasporti), le FdS, le associazioni ambientaliste presenti e, infine, lo scrivente. Anche in questo caso Università e FdS sono promotori e progettisti, quindi è innegabile l'esistenza di interessi “aziendali” e anche personali.
Nel merito dei progetti si può affermare che l'underground simboleggia ed è conseguenza di una visione della “città da settecentomila abitanti” che si evolverà seguendo la tendenza che, dal secondo dopoguerra, l'ha portata alle attuali dimensioni. Questa città ha bisogno di infrastrutture importanti che ne anticipino la crescita. La metropolitana leggera e di superficie, di converso, si allinea alla visione di “città ambientale”: dove i processi non sono volontariamente accelerati ma ordinati secondo criteri di sostenibilità e la slow life ha diritto di esistere a fianco dell'entropia tipica dell'economia della competizione.
Apprezzare il progetto della Regione è per noi quasi d'obbligo. Resta il fatto, come peraltro afferma il sindaco Floris, che «c'è il solito problema del metodo. Non abbiamo discusso di nulla, queste sono le condizioni, trattate con le FdS e l'Università».
Con il Piano strategico comunale e quello intercomunale in corso e il Piano urbano della mobilità, anch'esso in mano a dei progettisti incaricati, c'è da domandarsi se, com'è già accaduto, il piano sarà adeguato ai progetti o, per una volta, i progetti discenderanno da una sana pianificazione.
A Firenze le discussioni sulla tramvia tengono banco da anni e tra qualche giorno si svolgerà il referendum per la realizzazione delle linee 2 e 3. Di buono si può rilevare che su argomenti che dividono, e su investimenti che incidono sensibilmente sul futuro urbano, in quella città vengono usati gli strumenti primari della democrazia: il voto dei cittadini.
Forse sarebbe opportuno votare anche a Cagliari. Sono sicuro che questo tema appassionerebbe le persone più delle questioni cavillose riguardanti statuti, primarie, argomenti giuridici e istituzionali, spesso non facilmente comprensibili.
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