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martedì 5 febbraio 2008

Silvio più Silvio: Cherchi e Lai contro il Pd,
finta sponda di guerriglia alla Sinistra
che rilancia sul lavoro: più impegni e soldi

di Marco Murgia

Che la settimana decisiva per la finanziaria regionale inizi di martedì grasso sembra quasi un avvertimento: basta con gli scherzi, è il messaggio, la discussione in Consiglio regionale entra nel vivo. I nodi cruciali, per la manovra ma anche per la stabilità della maggioranza, sono ancora tutti sul tavolo: a iniziare dalle politiche per l'occupazione, su cui ieri il passo indietro è stato di quelli rumorosi. Protagonisti il Partito democratico e la Sinistra arcobaleno: con i primi a sostenere le posizioni della Giunta in materia e i secondi ancora in attesa di risposte dall'esecutivo dopo la proposta di maxiemendamento ripresentata venerdì. Tutto affidato a comunicati e dichiarazioni a distanza: segno che le tensioni nel centrosinistra restano alte.

E pensare che la coalizione aveva dato segni di ripresa, dopo un cammino che in commissione Bilancio era stato difficoltoso. Gli accordi interni, in attesa degli approfondimenti sinora sempre rimandati, avevano retto: soprattutto in occasione del voto segreto sull'emendamento proposto dal centrodestra per l'abolizione delle tasse sul lusso. Pesavano le assenze tra i banchi dell'opposizione, ma i 40 voti contrari avevano mostrato una maggioranza quadrata almeno in occasione dei passaggi fondamentali.

Quello della settimana sarà il lavoro: qui il quadrato mostra tutte le crepe che si era cercato di tappare. I nodi vengono al pettine con la lettera aperta dei due consiglieri del Pd Silvio Cherchi e Silvio Lai pubblicata su L'Unione Sarda: chiedono - e si chiedono - perché i vertici del partito non si pronuncino sul tema dell'occupazione. Mentre i sindacati confermano il sit-in sotto i portici di via Roma in contemporanea con la discussione dell'articolo 6, giovedì o venerdì, i due consiglieri dicono che «va riconosciuto il merito di chi ha tenuto alta l'attenzione in questi anni», l'ala sinistra della coalizione: «ma il Pd in Sardegna deve iniziare a dire la sua. Se non lo fa danneggia la Giunta, perché la costringe a ripercorrere strade già percorse, e danneggia il malato che è lì davanti a tutti, e se non si prova con altre terapie, alla fine si rischia il peggio».

Sarebbe esattamente quello che chiede la sinistra: un impegno concreto a sostegno di uno dei temi fondamentali per la crescita dell'isola. Troppo? Probabilmente, almeno a giudicare dalla risposta decisa del partita. Arriva prima per bocca del capogruppo in Consiglio regionale, Siro Marroccu: il consigliere di Villacidro assicura che la nuova formazione politica sull'argomento ha le idee chiare, sottolinea che è pronta a confrontarsi con il resto della coalizione ma avverte anche che non è il caso, «in un momento delicato per il centrosinistra», di creare nuove distinzioni.

Poi la presa di posizione del coordinamento esecutivo del Pd: «Le proposte per le politiche del lavoro contenute nella manovra finanziaria rispondono coerentemente agli obiettivi formulati e li rafforzano. La dotazione finanziaria attualmente disponibile per questi interventi è peraltro rilevante (più di 600 milioni di euro): le energie da spendere dovranno essere pertanto indirizzate, più che ad individuare ulteriori risorse, verso correttivi che accelerino la spesa e la rendano più efficace verso le categorie deboli». Certo, «il confronto con la maggioranza e con le parti sociali dovrà essere indirizzato verso questi obiettivi» ma senza dimenticare come «le scelte di fondo sulle questioni del lavoro siano state sempre, nel corso della legislatura, patrimonio dell'intera coalizione».

È abbastanza per provocare la reazione della Sinistra arcobaleno: «Abbiamo preso visione e letto con attenzione il comunicato diffuso dall'esecutivo del Pd in merito alle proposte modificative della manovra finanziaria in materia di lavoro. Ci pare un chiaro dietro front rispetto agli impegni presi e una prova - a rischio - di autosufficienza». Il risultato è il ritorno a qualche giorno fa, quando il segretario di Rifondazione comunista, Michele Piras, aveva chiesto alla Giunta e allo stesso Pd perché non si volessero prendere in considerazione i reali problemi dell'occupazione. Sino a paventare la fine anticipata della legislatura e la possibile corsa in solitaria alle eventuali elezioni, proprio in risposta alla presunta ricerca di autonomia del nuovo partito.

Uno strappo ricucito il giorno seguente, venerdì, durante il vertice fra i consiglieri di Prc, Pdci e Sa con il presidente Soru e gli assessori Secci e Congera: buono per riproporre il maxiemendamento e incassare la promessa di una attenta valutazione. «Il punto è che ancora non ci hanno fatto sapere niente», sottolinea Tore Serra, «e questo non ci piace per niente: aspettavamo una maggiore celerità, ma probabilmente», è l'augurio, «staranno preparando misure migliorative». In caso contrario il messaggio è sempre lo stesso: «La nostra azione sarà conseguente alle risposte che otterremo».

Proprio sul tema del lavoro si concentrano gli attacchi dell'opposizione: «Il dibattito sulla finanziaria è sempre più inconcludente», sottolinea il capogruppo di Forza Italia Giorgio La Spisa. «Incombono le norme sul lavoro e sulla formazione professionale» e proprio su questi temi «la sinistra è fortemente divisa: cresce la povertà, l'occupazione reale e stabile diminuisce e diminuisce la forza economica per mantenere o avviare nuove attività». Una debolezza di sistema che «si ripercuote inevitabilmente sulla debolezza del lavoro senza che l'esecutivo regionale riesca a trovare soluzioni idonee per operare una decisa inversione di marcia».

È lo stesso ragionamento del capogruppo dei Riformatori Pierpaolo Vargiu: «Nel 2004 si promettevano sviluppo e lavoro, a oggi non c'è niente», se non qualche misura «di puro assistenzialismo». Un'altra conferma, per il centrodestra che affila le armi in Consiglio regionale, «del fallimento della Giunta Soru».


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