l'altra voce.net


domenica 3 febbraio 2008

Elezioni in vista e irriducibili senza decoder
La tv analogica serve ancora,
il digitale terrestre dovrà aspettare

di Alessandro Alfonso

Non si ferma la gioiosa macchina da guerra impegnata nella diffusione del digitale terrestre in Italia, e più modestamente, in Sardegna.

Come ampiamente previsto dai nostradamus di altravoce.net non ci sarà nessun switch off (il totale passaggio dall'etere al digitale terrestre) a marzo, e presumibilmente non ci sarà mai lo switch off, almeno fino a quando non ci sarà la certezza che il 100% della popolazione sia dotato di decoder e dunque in grado di ricevere perfettamente il segnale digitale.

I problemi sono piuttosto imbarazzanti, e non riguardano ovviamente quelli espressi dalle televisioni locali delle quali frega poco a tutti, telespettatori inclusi: riguardano le eventuali cause nei confronti della RAI, che si troverebbe nella antipatica situazione di fare pagare il canone a persone che non usufruiscono del servizio, e riguardano le concessionarie di pubblicità di RAI, Mediaset e Gruppo Telecom, che si ritroverebbero a ridurre di molto i loro introiti per la minor quota di popolazione raggiunta dal digitale terrestre (circa il 20% di utenti potenziali in meno).

A questi piccoli dettagli si aggiunge il non trascurabile fatto che la situazione politica sconsiglia, con l'imminente campagna elettorale (aprile?, giugno?, ottobre?), qualsiasi intervento nel settore della televisione, per ovvi motivi di visibilità e capacità di arrivare ad un numero più alto possibile di elettori.

Detti i motivi contingenti per cui il digitale terrestre non riuscirà ad insinuarsi definitivamente nella case degli italiani, non andrebbe dimenticata l'inutilità a medio termine (4-5 anni) della diffusione di questa costosa scatoletta poco efficiente.

Il mercato comincia a dare segnali piuttosto importanti su quella che dovrebbe essere la televisione del futuro, con la diffusione della IP-tv, tecnicamente il sistema atto a utilizzare l'infrastruttura di trasporto IP (internet protocol) per veicolare contenuti televisivi in formato digitale attraverso connessione internet a banda larga. Tutti i grandi gruppi fornitori di connettività hanno cominciato a commercializzare piattaforme per la fruizione della televisione attraverso internet, senza antenne sui tetti, problemi di frequenze, cavi volanti, flusso unidirezionale (il vero motivo per cui il digitale terrestre è una cialtronata). Un piccolo decoder collegato in wi-fi (rete senza fili) con l'adsl di casa garantisce l'opportunità di trasformare il televisore in una piattaforma di comunicazione interattiva.

Gli scenari che si aprirebbero con la diffusione della IP-tv sarebbero davvero interessanti e in un certo senso rivoluzionari: ricordiamo che per definizione internet è tutto ciò che si può vedere e sentire, in qualsiasi forma e in qualsiasi modo la si voglia proporre. Dunque con una telecamerina ad alta definizione e un microfono sensibile, che immaginiamo installati direttamente dalle case produttrici, e un'interfaccia di navigazione (i nostri browser), il televisore potrebbe trasformarsi in una piattaforma con cui guardare la televisione (canali potenzialmente illimitati), navigare su internet, controllare la posta, informarsi in tempo reale, comunicare gratis con i parenti o gli amici in video… immaginate voi tutti gli scenari possibili e le possibili implicazioni economiche di una rivoluzione come questa.

Se a questi scenari si aggiunge il fatto che per la prima volta nella storia della comunicazione gli utenti avrebbero l'opportunità di trasformarsi in emittenti, è il bello dell'interattività, capiamo in pieno di quale tipo di rivoluzione stiamo parlando. La capillarità di diffusione di un informazione ben canalizzata si traduce in una potenziale fonte informativa per ogni televisore acceso. Non stiamo parlando di un pc collegato ad internet, che rappresenta necessariamente una barriera: parliamo di un televisore che funziona con un normalissimo telecomando. E tutte queste opportunità, ovviamente, non escludono minimamente che chi voglia utilizzare il televisore alla vecchia maniera possa continuare a farlo: semplicemente si includono tante altre opportunità per gli utenti.

Perché continuare a perdere tempo e soldi pubblici con il digitale terrestre invece di impegnarsi a fondo per la diffusione a tappeto della banda larga (a dire il vero il caso della Sardegna, con un grosso impegno della Giunta nella diffusione della banda larga, è una ottima eccezione) è un mistero che a pensare bene non trova spiegazione alcuna. A pensare male… si fa peccato. Ma ci si azzecca.


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