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domenica 3 febbraio 2008

Liste-terremoto, basta “immortali”
nel Pd via gli uscenti, tranne Soro
Non può decidere Cabras, in bilico
Soru tranquillo, Cosa rossa incalza

di Giorgio Melis

Alle urne, alle urne. Bene che vada, a giugno, salvo miracoli da Francesco Marini noto Franco, senza la legge-porcata. Se va male, come finora sembra probabile, al voto in aprile: nel segno della porcilaia elettorale firmata da Calderoli ma progettata, chiesta e costruita dall'ex “tedesco” Casini, voluta da Berlusconi, Bossi e Fini: l'ultimo aveva deciso di chiudere la porta per la vergogna e farla abrogare col referendum Segni. Ma si è di nuovo distratto, ha cambiato idea e linea solo per la ventesima volta e ora è contro tutto: viva il Porcellum.

Le urne dei forti e degli ondivaghi imbroglioni incombono anche in Sardegna. Dove si dovrebbe e in parte si pensa alla legge finanziaria. Ma quando l'urna chiama, i picciotti e i veterani rispondono: stavolta molti con voce strozzata dall'angoscia personale, più che politica. Con ragione, per quasi tutti i senatori e deputati uscenti del Partito democratico. Ne resterà sicuramente solo uno, come l'higlander del famoso film. Si chiama Antonello Soro, plebiscitato come capogruppo alla Camera assieme ad Anna Finocchiaro al Senato: con consenso politico e personale prima ancora che numerico. Soro è l'unico certissimo di tornare in Parlamento. Per gli altri presunti higlander di lungo e lunghissimo corso, che immaginavano di rimanere ancora in Parlamento tre anni dopo 20-25 già trascorsi anche in Consiglio regionale, l'eternità-immortalità politica finisce qui: forse con pochissime eccezioni.

Sarà un terremoto. Perché la commissione statuto del Pd ha deciso ieri che gli eletti, non nell'accezione di eccellenti ma solo di espressi dalle urne, potranno essere ricandidati solo se hanno meno di tre legislature anche cumulate come deputati o senatori, consiglieri regionali, presidenti di Provincia, sindaci (cariche elettive monocratiche). Un emendamento di rinnovo forzato e coatto una volta tanto chiaro e perentorio: «Non è ricandidabile da parte del Partito democratico per la carica di componente del Parlamento o di un'altra assemblea elettiva chi ha ricoperto detta carica per tre mandati». La commissione ha previsto deroghe per personaggi di particolare rilevanza. In questo caso la deroga può essere concessa solo su richiesta dell'interessato «per un numero che non ecceda, nella stessa elezione, il 10 per cento degli eletti del Pd» nelle consultazioni precedenti.

Di sicuro fuori quota - come detto altre volte - è Antonello Soro, perché saldamente presente fra i leader nazionali, in un ruolo inattaccabile guadagnato sul campo. Per gli altri, la ghigliottina dei quindici anni o tre mandati non risparmierà quasi nessuno, figurarsi chi è in carica a ogni livello elettivo da 20-30 anni: gli “immortali”, anche se di terre basse, escono dal girone dell'eternità politica, dovranno concedersi un riposo cui rinuncerebbero come un condannato scanserebbe il plotone di esecuzione. Diventeranno, ma depotenziati, mine vaganti nel circuito politico sardo: già abbastanza paludoso. Oggi vale per le liste parlamentari, domani (primavera 2009) per i consiglieri regionali: quanti sono i sommersi dei tre mandati che non saranno salvati? Molti, per un ricambio a largo spettro.

Ma intanto, per chi suona la campana? Per pezzi da novanta inossidabili. Al Senato in bilico Antonello Cabras (il cardinale ha amici nella curia del Pd ma non in quella veltroniana), che cercherà e forse riuscirà a scappolarla: una salamandra che se ne ride delle fiamme, Tore Ladu, Gianni Nieddu. Per la Camera, Paolo Fadda ed Emanuele Sanna, anche Amalia Schirru rischia benché alla prima legilaslatura. Arturo Parisi è al sicuro sia perché è sul filo dei tre mandati, sia perché è il vice-Prodi.

Insomma, largo al rinnovamento e ai giovani: anche se non dilagano i geni e gli statisti. Perche «se uno gli è bischero a vent'anni, lo è anche a 80», come diceva Amintore Fanfani. E perché la casta in carica ha selezionato alla rovescia, solo fedeli sottopancia di qualità scadenti: caso mai potessero dar fastidio nelle retrovie. Molti potrebbero far rimpiangere i vecchi: segnati negativamente dal cinismo del potere troppo a lungo esercitato, che ne ha spento la carica iniziale di quando erano ancora giovani e generosi, qualche decennio fa. Sarà un bel ribaltone, non necessariamente a immediato buon fine. Però è comunque ora di abrogare l'immortalità spocchiosa e ridurre la gerontocrazia politica: se non si investe sui giovani, la casta senescente si crederà insostituibile in aeterno.

Sono queste le immediate prospettive che nei prossimi giorni travaglieranno il Pd anche in Sardegna: col furore impotente dei veterani al capolinea e lo sgomitamento dei successori da individuare. Con una questione aperta, grande come una casa. Chi farà le liste? Gli organismi esecutivi e i segretari provinciali non sono stati eletti, grazie alle rissosità tutt'altro che sopite. Ai vertici senza base, c'è solo Cabras, che dovrebbe decidere in solitudine anche su se stesso, e il discusso ondivago presidente Deriu, molto ambizioso, pare anche appassionato di potenti auto tedesche. Dovranno trovare in fretta un escamotage. Magari un comitato paritetico: con sicura rissa per definirne la composizione e i rapporti di forza. Insomma, un'altra patata bollente per un partito ben lontano dal compattamento.

In questo scenario, non passa in secondo piano, ma certo è meno intrigante benché più concretamente importante, la querelle legata alla Finanziaria e condizionata pure dalle elezioni incombenti. «La Finanziaria sarà approvata e si farà», ha garantito Renato Soru a margine della presentazione del progetto di metrotranvia per l'area vasta di Cagliari. Riguardo i malumori sulla manovra manifestati da alcuni esponenti della maggioranza e delle parti sociali, per il capo dell'esecutivo regionale non esiste «nessuno scoglio». Ottimismo di facciata ma anche fondato sulla valutazione dello scenario. Un Pd che sabotasse ancora l'approvazione della Finanziaria a urne già quasi spalancate, si candiderebbe al suicidio: a parte i guastatori socialisti e alcuni irriducibili del partito dei Consorzi industriali che non hanno nulla da perdere. Saranno riassorbiti, perché è interesse di tutti, anche i malumori e l'aggressività della Sinistra Arcobaleno neo-unitaria e (all'apparenza) pacificata: solo dal pericolo incombente.

La posta è certo sui contenuti per le politiche del lavoro, munizioni elettorali da giocare nella partita già avviata. Ma il contenzioso più serio e politico riguarda le scelte elettorali del Pd: con la porcata in vigore, il Pd veltroniano che corresse da solo metterebbe in affanno le quotazioni della Cosa rossa alle urne. Quindi c'è una richiesta perentoria, non esplicitata ma evidentissima, per imporre un patto elettorale al Pd: magari nelle forme della vecchia desistenza.

Tutto da decidere ma in fretta, nel frattempo giocando di sponda sulla Finanziaria. «Riteniamo grave il perdurare dell'atteggiamento di sufficienza del Pd nei confronti delle nostre proposte, così come consideriamo grave che la Finanziaria sia arrivata in aula senza che prima venisse chiuso un accordo sui temi rimasti in sospeso». Il segretario regionale di Rifondazione Comunista, Michele Piras, ha sintetizzato così la posizione di Sinistra Arcobaleno sui rapporti con i colleghi del Partito democratico. Al centro delle rivendicazioni c'è il maximendamento alla Finanziaria che condensa le proposte in materia di lavoro e formazione professionale, recependo molte delle indicazioni date dai sindacati.

Piras, affiancato dai coordinatori di Sinistra Democratica Massimo Zedda, dei Verdi Sergio Belfiori e del Pdci Giampaolo Pinna, ha anche specificato che a questo punto la questione «si sposta dal merito sul maxiemendamento a quello del terreno politico. Vogliamo capire se quello che è successo a livello nazionale debba replicarsi anche qui e se si dovrà andare alla concorrenza elettorale».

«Non vogliamo rompere con il centrosinistra e con il presidente della Giunta, ma ci pare che questa rottura stia avvenendo per mano del Pd che sta cercando di eliminare la sinistra rifiutando le proposte sulla finanziaria», ha affermato Zedda, preannunciando per le prossime settimane una serie di iniziative comuni delle forze politiche che compongono la Sinistra Arcobaleno sui temi del lavoro e dell'unità della sinistra. Iniziative che si concluderanno a marzo con gli stati generali della nuova formazione politica. Tutto chiaro: serve un'intesa elettorale soddisfacente e anche una corsia riservata sulla Finanziaria per il pacchetto-lavoro. O sulla Finanziaria la Cosa rossa farà ballare ancora la Giunta e il Pd. La corda è già tesa, non sarà spezzata. L'accordo serve a tutti.


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