sabato 2 febbraio 2008
di Cinzia Isola
La comunità nuorese scende in piazza al fianco degli studenti dell'università. Quella che era nata come una protesta per denunciare l'interruzione di un corso di studi già avviato sembra essersi trasformata in una piccola rivolta, pacifica, per scongiurare la morte di un centro culturale essenziale per il territorio. Tremila persone hanno sfilato nel capoluogo barbaricino. Studenti universitari e medi, docenti, rappresentanti istituzionali, sindaci e politici. E tanta gente comune. Anche la Chiesa si è schierata contro la chiusura dell'Università. In molti hanno risposto all'appello lanciato dal Comune.
Bersaglio preferito del corteo, tanto per cambiare, Renato Soru e la sua Giunta. Del resto, il presidente Soru ha più volte manifestato la sua contrarietà al mantenimento dei corsi universitari a Nuoro, almeno nella attuale organizzazione. Eppure l'assessore regionale della pubblica istruzione Maria Antonietta Mongiu, si era impegnata a rasserenare gli animi: «Nessuno studente del Nuorese sarà costretto a cambiare università. Sarà garantita a tutti la possibilità, per quel che compete alla Regione, di proseguire ed ultimare gli studi avviati nei corsi».
Rassicurazioni che forse tranquillizzano gli studenti in corso, ma resta la paura quella di perdere l'Università. Anche da questo punto di vista, l'assessore Mongiu si era affrettata a ribadire la linea della Regione: «Garantire pari opportunità di accesso alle competenze per gli studenti e le studentesse. Ciò significa prevedere docenze di alto profilo, aule adeguate, laboratori, biblioteche, alloggi, mense e tutto quello che un corso universitario richiede. Il percorso intrapreso dalla Regione Sardegna in merito al diritto allo studio e alle competenze, tutela innanzitutto - in nome e per conto degli studenti - la didattica e la qualità dei servizi. A questo fine la Regione sta rilanciando un accordo con il Governo e le due Università della Sardegna mirante a delineare un sistema regionale in cui l'insegnamento universitario sia competitivo, ambito e riconosciuto su scala internazionale e sia veicolo per inserirsi nel mondo del lavoro e della ricerca. Solo in questa maniera, ovvero promuovendo un sistema organico ed efficace dell'economia della conoscenza, si potranno ottenere ricadute apprezzabili sul territorio e il quello nuorese in particolare».
Una linea di pensiero condivisa anche da chi ha fortemente creduto in questo progetto: «L'Università di Nuoro non può vivere per la sola provincia, ma deve diventare un polo di attrazione». È questa l'università che vorrebbe Gianfranco Bottazzi, presidente della Sfirs ed ex preside della facoltà di Scienze politiche a Cagliari. Facoltà di riferimento per i corsi più frequentati nel centro della Sardegna. «Un polo universitario di alta specializzazione per attirare docenti, ricercatori e studenti di altre regioni e anche stranieri». L'obiettivo deve essere quindi quello di creare una realtà differente da quella già esistente per gli atenei di Cagliari e Sassari. Un obiettivo possibile solo a condizione che ci siano «la volontà politica e le risorse. Che poi coincidono», chiarisce Bottazzi: «se c'è la volontà, i soldi si trovano».
Critica ma moderata l'opinione dell'antropologo Giulio Angioni: «Non ho un'opinione negativa sulla delocalizzazione dell'Università», premette lo scrittore. «In Sardegna ci sono stati degli eccessi, ma in alcuni centri l'esperienza è stata positiva. E Nuoro, insieme ad Alghero e Iglesias, ne sono esempi». L'importanza per il territorio è innegabile e nei giorni scorsi era stata ribadita con forza dal presidente della provincia, Roberto Deriu. Che aveva sottolineato l'importanza dell'Università per la formazione e il futuro occupazionale dei giovani. Ma la visione degli studiosi, di chi fa e vive il mondo accademico è però più complessiva: «È eccessiva la volontà di chiudere le università delocalizzate», spiega Angioni, «ma è pur vero che l'unico modo per rendere positiva l'esperienza di questi centri è farne dei poli di attrazione specifica».
Sulla necessità di riaprire il dialogo sul futuro dell'Università di Nuoro punta invece Ugo Collu, presidente della Fondazione Costantino Nivola: «Si è dibattuto a lungo sull'inutilità dell'Università di Nuoro: la sua salvezza dipende dalla sua trasformazione in polo d'attrazione, con corsi specifici e unici. Non è detto che quindi debba chiudere. E in ogni caso un minimo di saggezza impone che i corsi avviati vengano terminati. Anche se appare comunque inevitabile la riapertura di una discussione per valutare il futuro e soprattutto le prospettive dell'Università nuorese».
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