venerdì 1º febbraio 2008
di Marco Murgia
Tengono altissima la guardia e la tensione in vista della discussione sull'articolo 6, quello sulle politiche del lavoro, e minacciano la chiusura anticipata della legislatura se non saranno accolte le loro proposte per migliorare la finanziaria: a quel punto potrebbero anche decidere di correre da soli. Battagliano su un emendamento contro il G8, poi respinto, e votano sì all'articolo 1 della manovra «per spirito di coalizione»: ma avvisano che «non sarà sempre così facile». Sono i gruppi della sinistra nella maggioranza in Consiglio regionale: compatti come non si vedeva da tempo sotto la sigla Sinistra Arcobaleno, nata per fare fronte al possibile strapotere del Partito democratico. E il peso della Cosa rossa sarda inizia a farsi sentire durante la discussione sul documento contabile 2008.
Rappresentano il 10 per cento dei consiglieri regionali e lo sanno bene: talmente tanto da dettare quello che sembra un vero e proprio ultimatum, sotto forma di lettera indirizzata al presidente della Regione Renato Soru e al segretario del Pd Antonello Cabras. È un messaggio tutto politico che dalla manovra economica prende solo spunto: «È fondamentale che il presidente della Regione e il segretario regionale del maggior partito della coalizione chiariscano quali rapporti intendano intrattenere con una delle componenti politicamente e numericamente decisive per il positivo esito della legge finanziaria regionale e per la tenuta stessa del quadro politico sardo di centrosinistra».
L'augurio è che Soru e Cabras «non ritengano di sostenere l'ipotesi di rottura del centrosinistra e di autonoma partecipazione alle conseguenti elezioni regionali», ma il punto di partenza sono gli accordi raggiunti nel vertice del 2 gennaio, quello che avrebbe dovuto segnare il cambio di marcia per la maggioranza in vista della discussione in aula: «In quella sede», scrivono il segretario di Rifondazione Michele Piras e quello di Sinistra democratica Massimo Zedda, assieme al coordinatore dei Verdi Pino Zarbo e a Giampaolo Pinna per i Comunisti italiani, «si era stabilito di accantonare gli emendamenti e di procedere alla rapida approvazione della legge finanziaria in commissione bilancio e di proseguire il confronto nel merito sulle questioni rimaste in sospeso: riforma dei consorzi industriali, formazione professionale e lavoro». Un accordo a cui la sinistra aveva risposto con «atteggiamento responsabile e costruttivo» in attesa degli approfondimenti concordati.
Invece, rilevano, «fatta eccezione per la proposta di riforma dei consorzi industriali, registriamo una preoccupante condizione di stallo, che tutt'ora perdura. Bisognerebbe riconoscere che le proposte contenute nel maxiemendamento presentato dalla sinistra sulle politiche del lavoro sono una risposta non solo alle giuste richieste delle organizzazioni sindacali», con la Cisl che propone uno sciopero generale in mancanza di iniziative adeguate sugli stessi temi, «ma anche ai bisogni e alle aspettative più urgenti dei sardi, di quella fetta crescente di precari, senza lavoro ed esclusi».
Il punto fondamentale resta quello dell'occupazione: occhi puntati, quindi, sull'articolo 6. È vero che, avanti di questo passo, le politiche del lavoro arriveranno in aula dopo tutto il tempo necessario per trovare gli accordi decisivi; ma è anche vero che gli avvertimenti dagli esponenti della sinistra - rivolti alla Giunta e ai colleghi del Pd - non mancano neanche nelle prime battute della discussione. La testimonianza è il voto per l'approvazione dell'articolo 1. Passa con 38 sì, 15 no e dieci astensioni che arrivano dallo Sdi - è un «gesto di coerenza politica» per Peppino Balia, ma motivato, secondo Maria Grazia Caligaris, dal fatto che «nessun gesto è stato fatto dalla Giunta e dal Pd per migliorare i rapporti con socialisti» - e dall'Udeur per la «difficoltà», sono parole di Sergio Marracini sulle anticipazioni delle entrate, «di votare un falso in bilancio».
Il voto della sinistra è combattuto: «Favorevole», annuncia il capogruppo di Rifondazione Luciano Uras, «ma senza dimenticare la discussione su questo articolo: intendiamo partecipare al governo della Sardegna, non farlo tornare indietro». Sì stiracchiato, nello specifico, quello di Renato Cugini: «Votiamo volentieri per un fatto politico», in questa occasione, «ma faremo valere altro». Poi, rivolto all'assessore al Bilancio Eliseo Secci: «Ascoltiamoci, evitiamo il peggio. Ci sono aspetti particolari della finanziaria che meritano dibattito e discussione. Evitiamo ed evitate», sottolinea il consigliere di Sinistra autonomista, «che ci siano reazioni corrispondenti alla mancanza di ascolto. Da ieri, nei confronti della sinistra si è messo in moto un meccanismo sbagliato che va corretto». Lascia il segno anche la bocciatura dell'emendamento al comma 36 sul finanziamento da un milione di euro per eventi e manifestazioni collaterali in occasione del G8 in programma a La Maddalena nel luglio 2009: respinto con i voti del centrodestra e quelli determinanti del Pd.
I consiglieri del Partito democratico sono stati protagonisti anche nel pomeriggio, durante la discussione sull'articolo 2 (“Norme sui tributi”), andando di fatto contro la Giunta. Un emendamento aggiuntivo proposto da viale Trento prevedeva in l'inserimento in finanziaria della tassa di concessione regionale a carico delle strutture ricettive extra-alberghiere - bed and breakfast, ostelli, affittacamere e locande, case-vacanza - annunciata dall'assessore al Turismo durante un convegno a novembre e “infilato” nella manovra senza il passaggio in commissione Bilancio, contenuto nell'emendamento aggiuntivo all'articolo 2 predisposto dalla Giunta.
Un passaggio che ha provocato «grossissime perplessità» nel capogruppo del Pd Siro Marroccu: «Non capisco cosa abbia portato l'assessore Depau a chiedere l'inserimento di questo emendamento che rappresenta un'espropriazione delle funzioni che la legge regionale 27 attribuisce ai comuni. È una norma intrusa in quanto modifica una legge di settore». Sulla stessa linea Giuseppe Luigi Cucca, presidente della commissione: «L'aggravio dei costi di gestione delle strutture andrebbe a gravare sull'utenza finale e quindi in sostanze sulle classi deboli». Da qui la richiesta di ritiro, accolta dall'assessore Secci per «la necessità di raggiungere un maggior grado di condivisione sulla proposta»: anche se «l'obiettivo della tassa non era quello di fare cassa ma di far emergere dal nero un intero settore oggi senza regole».
Ce n'é abbastanza per far esultare il centrodestra: «Sull'emendamento Balia», quello respinto per due soli voti che chiedeva la sostituzione delle entrate future con l'accensione di mutui, «si è sfiorata la crisi nella Regione». Secondo il capogruppo di Forza Italia Giorgio La Spisa «la parola crisi non è né impropria né esagerata: Soru ha imposto, negli ultimi due bilanci, una scelta fondamentale e centrale della politica finanziaria del suo governo. Anticipare entrate future per ottenere un doppio risultato: dimostrare di aver risanato il disavanzo e, contemporaneamente, non ridurre il flusso della spesa regionale».
Se l'opposizione lo aveva già denunciato, «ultimamente una parte della maggioranza ha trovato il coraggio per contestare la scelta. La votazione di ieri, nonostante l'insuccesso dell'emendamento, ha mostrato la debolezza strutturale del centro-sinistra, che in gran parte non condivide una delle linee strategiche della Giunta. È una coalizione ormai allo sbando, che non ha una linea univoca nella politica per lo sviluppo e il lavoro e che, soprattutto, non riconosce più l'autorevolezza del suo presidente. Se la crisi non è ancora aperta sul piano formale è già conclamata sul piano politico». D'accordo il consigliere di Fortza Paris Silvestro Ladu: «La Giunta regionale e la maggioranza che la sostiene hanno fatto emergere le proprie contraddizioni in occasione dell'approvazione del primo articolo della legge finanziaria».
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