venerdì 1º febbraio 2008
di Elvira Corona
Rappresenta uno dei pochi settori in cui non c'è mai crisi. Come volume d'affari è terzo solo al traffico d'armi e a quello di sostanze stupefacenti e si conferma una delle attività criminali più redditizie al mondo. La tratta degli esseri umani è una versione aggiornata della schiavitù. «Ogni anno, oltre 600 mila individui sono venduti in Europa e diventano vittime dei criminali internazionali», ha ricordato Terry Davis, segretario generale del Consiglio d'Europa. E di questi essere umani ridotti a merce, «oltre l'80% è costituito da ragazze e donne, in gran parte costrette in una schiavitù a sfondo sessuale. Altre vittime vengono vendute per scopi diversi: lavori forzati, adozioni illegali e trapianto di organi».
Contro questo ignobile traffico ora c'è un'arma in più. Entra infatti in vigore oggi - almeno nei 14 paesi che finora l'hanno ratificata: Albania, Austria, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Cipro, Danimarca, Francia, Georgia, Malta, Moldavia, Norvegia, Romania, Slovacchia - la Convenzione europea sulla lotta contro la tratta degli esseri umani. «Una tappa fondamentale nell'impegno preso dall'Europa per affrontare questi crimini», dice ancora Davis. «Finalmente, disponiamo di strumenti efficaci per porre fine alla schiavitù moderna».
Anticipata dalla campagna “l'essere umano non è in vendita” - lanciata nel 2006 dal Consiglio d'Europa per sensibilizzare i governi, i parlamentari, i poteri locali e regionali, le ONG e la società civile nei confronti della gravità di questo fenomeno - la Convenzione è già stata firmata da 23 Stati (Andorra, Armenia, Belgio, Finlandia, Germania, Grecia, Ungheria, Islanda, Italia, Irlanda, Lettonia, Lussemburgo, Montenegro, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, San Marino, Serbia, Slovenia, Svezia, ex Repubblica di Macedonia, Regno Unito e Ucraina), oltre a quelli che l'hanno anche ratificata. Ma è aperta alle firma di tutti i paesi che vogliano impegnarsi concretamente in questa lotta.
La neonata Convenzione è un trattato composto da 47 articoli, nei quali da un lato si rafforza la protezione delle vittime della tratta e la tutela dei loro diritti, e dall'altro si inasprisce la repressione nei confronti dei trafficanti. Diventano obbligatorie le misure di base in materia di assistenza alle vittime, come l'accesso alle cure mediche, ai servizi di traduzione e interpretariato, alle consulenze, a una rappresentanza legale. Fondamentale appare - anche alla luce delle assurde disposizioni del sindaco di Milano di cui si è discusso nelle scorse settimane - l'accesso all'istruzione per i bambini vittime di tratta o figli di vittime.
La Convenzione stabilisce anche un termine minimo di 30 giorni durante il quale le vittime presenti illegalmente sul territorio dello stato non possono essere espulse. Questo dovrebbe permettere loro di sfuggire all'influenza dei trafficanti e di decidere se cooperare o meno con le autorità incaricate di catturare i loro aguzzini. Importantissimo poi il divieto di sanzionare le vittime della tratta: si esige che i governi dei paesi di destinazione scoraggino la domanda, sanzionando chi approfitta di situazioni di debolezza. Da un punto di vista pratico significa che, ad esempio, le autorità devono perseguire coloro che sono consapevoli di pagare per i servizi sessuali di una vittima della tratta. Questo, a prescindere dalle norma nazionali sulla prostituzione.
Dovrà essere rafforzata anche la cooperazione internazionale in merito al perseguimento penale dei trafficanti. La Convenzione crea un organo di controllo permanente - il GRETA (Group of Experts on Action against Trafficking in Human Beings) - nell'ambito del quale i paesi di origine, transito e destinazione potranno lavorare insieme, scambiarsi informazioni e buone prassi, esercitare pressioni tra pari al fine di consolidare la prevenzione e la repressione della tratta. Si crea anche un meccanismo efficace e indipendente per osservare in che modo gli stati che vi hanno aderito rispettino gli impegni, per evitare che ci si fermi ai buoni propositi.
La tratta degli esseri umani, in particolare di donne e bambini, è stata individuata come un gravissimo fenomeno mondiale sin dagli anni '90. Secondo l'Organizzazione mondiale del lavoro, ogni anno non meno di 2,45 milioni di persone sono vittime di questo traffico in tutto il mondo. Solo in Italia - secondo l'ultimo rapporto pubblicato in materia - sono 11.226 le vittime della tratta accertate fra il 2000 e il 2006: 619 erano bambini o adolescenti.
L'evoluzione di questo grave reato, e delle forme correlate di sfruttamento che generano immensi profitti, si è intensificata anche grazie alle possibilità sempre maggiori di viaggiare senza dover subire tanti controlli, ma anche alla possibilità di utilizzare le nuove tecnologie come Internet. Dalla metà degli anni '90, anche l'Unione europea si è impegnata attivamente per elaborare una linea d'azione esaustiva e multidisciplinare che coinvolga i paesi di origine, transito e destinazione al fine di prevenire e combattere la tratta degli esseri umani. Il nodo più difficile è sempre stato il coordinamento delle singole politiche nazionali. Anche per questo la Convenzione costituisce una pietra miliare e un punto di riferimento fondamentale.
«Con la sua entrata in vigore possiamo auspicare una lotta ancora più efficace contro questa forma moderna ed intollerabile di barbarie», ha commentato Lluis Maria de Puig, presidente dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa. «Un'aberrazione che può essere debellata soltanto attraverso lo sforzo collettivo dell'intera Europa. Maggiore sarà il numero dei paesi che ratificheranno la convenzione, migliore sarà la qualità della protezione offerta alle vittime».
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