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venerdì 1º febbraio 2008

Soru tra due fuochi “nemici”:
i suoi Mastella e Dini sono
il Balia dei pizzini e Marracini
Sindrome Turigliatto a sinistra?

di Giorgio Melis

La tentazione sembra forte: facciamo ballare la Finanziaria, picconiamo la Giunta per alzare il prezzo anche sulle alleanze elettorali prossime venture e vediamo l'effetto che fa. Nessuno pensa davvero a elezioni anticipate. Evocate, non certo volute: si opporrebbero 85 consiglieri su 85: come un sol uomo. Perché si va tutti a casa, incluso chi le minaccia e sbadatamente (non c'è problema) le provocasse. Ma fa sempre un certo effetto dirlo. Per darsi forza, incutere paura benché tutti sappiano che la pistola è scarica. Sfasciamo un bel po' il forno, senza demolirlo del tutto: diamo una botta a Renato Soru, un'altra al Pd e vediamo cosa ce ne viene. Un tiro incrociato da due fronti contrapposti. La Giunta aiuta con mosse maldestre e successiva ritirata imbarazzata: come l'infelice sortita della tassa (ridicola anche per l'importo di 50 euro) sui bed & breakfast, proprio in questo momento: un cercarsi rogne assolutamente autolesionisitico.

Tra fuoco amico e sbandate, il centrodestra incassa e ringrazia. Con le elezioni nazionali in arrivo, quelle regionali dietro l'angolo anche se manca più di un anno, le ordinarie tensioni sono esasperate a volte con qualche ragione, altre in maniera palesemente strumentale e distruttiva. La Giunta è presa tra due fuochi nemici di maggioranza, più insidiosi del terzo, quello dell'opposizione che lucra sulle lacerazioni del centrosinistra. Al quale la caduta del governo Prodi non ha insegnato niente perché nessuno vuole imparare alcunché: dà solo lezioni, troppo impegnato a farsi i cavoli propri, indifferente alle ricadute. Inclusa quella, incidentale e insignificante benché sia un'enormità gravissima, che la Finanziaria sta andando alle calende greche: la spesa sarà ulteriormente ritardata e non avrà effetti ravvicinati anche sul piano sociale, dove si chiede un maggior sforzo.

La Cosa rossa contro il Pd: compattata
dal voto in arrivo dopo anni di rissa

Ora le maggiori insidie sembrano venire dalla Sinistra Arcobaleno: compattatasi in vista delle elezioni dopo tre anni di accoltellamenti, fino a non sopportare di stare allo stesso tavolo (i due tronconi di Rifondazione). Lancia un doppio ultimatum a Soru e Cabras. Chiamati simultaneamente in causa per diverse motivazioni e responsabilità. Perché chiedo più fondi per le politiche per il lavoro (Soru). Per avvertire (Cabras) che la Cosa rossa è anche pronta a provocare la crisi e pure le elezioni anticipate (boom!!) se qualcuno (il Pd, chiaramente) pensa di applicare lo schema-Veltroni anche in Sardegna, rompendo il centrosinistra per andare da solo alle urne.

Se i socialisti Balia&Masia mammamia si tengono le mani libere, la Cosa Rossa le mette avanti. Evitate il grande sparpaglio della vecchia alleanza, col Pd cavaliere solitario pigliatutto, o si va subito alla rottura. Tutti si stanno posizionando o riposizionando in vista delle urne. La Sinistra - con qualche effetto-Turigliatto montante - fa leva sul suo cavallo di battaglia: le politiche per il lavoro. Anche per non farsi scavalcare a sinistra-destra dal monotono Mario Medde. Ormai la sua Cisl produce solo conferenza stampa e comunicati, sempre uguali, su tutto lo scibile e l'inconoscibile, senza cambiare neanche la data delle note: quella di un mese fa va bene per oggi e sarà buona per il mese prossimo. Il triste bardo dei poveri (esistono esclusivamente in Sardegna, come hanno registrato Istat ed Eurispes, che non ne hanno trovato uno solo nel resto d'Italia: li ha creati solo qui il nefasto Soru) è impaziente, vuole lanciare lo sciopero, scalpita, freme e preme per la spallata. Figurarsi se a sinistra possono essere da meno.

L'intento è lodevole. Però lanciare una grande operazione assistenziale - falso lavoro immaginario, senza oggetto, produzione e reddito - è solo una grande elemosina per neanche un anno: poi siamo da capo a dodici e non resta un euro per provare a fare investimenti, stimolare attività non a termine, che non siano illusorie e frustranti. Senza dimenticare che ci sono vincoli contabili, compatibilità economiche che valgono anche a sinistra. Si può chiedere di più: entro i limiti realistici. Oppure si abbia il coraggio di invocare il rilancio della Regione come grande sportello per dazioni a perdere, mance senza ritorno. Sconcertante che a evocarlo sia un ex segretario della Cgil come Renato Cugini: navigato, sveglio come pochi, ha attraversato tutte le crisi industriali e sa che con le scorciatoie delle elemosine si va sbattere in pochi mesi.

Marracini alla canna del gas: dopo l'Esaf,
passerà le acque in piscina chez Mastella

In questa Sinistra ci sono persone rispettabili e responsabili, benché risucchiate dalla congiuntura nel vortice della demagogia da finanziare con le casse pubbliche. Non tireranno la corda fino alla rottura. Come non hanno fatto a Roma: infatti Prodi è stato abbattuto da Mastella e Dini. Ha concorso anche il comunista-troskista Turigliatto ma non in maniera decisisiva. Ci sono i Turigliatto sardi, vorranno fare davvero gli sfasciacarrozze? Fino a prova contraria, non ci crediamo. Mentre molto più insidiosi, perché più cinici, decisi a tutto per avere qualcosa in cambio, sono altri destabilizzatori in servizio permanente effettivo. A ciascuno i propri possibili carnefici politici. I Mastella e i Dini eventuali di Soru hanno nomi, cognomi e posizioni ben note, spregiudicatissime, e da molti anni. Due per tutti: Peppino Balia e Sergio Marracini biondissimo settebellezze.

Il secondo è personaggio irrilevante, un transumante di quattro-cinque partiti in dieci anni, distintosi solo come pretoriano di Sandro Usai per mantenerlo al Casic e per aver passato le acque all'Esaf per grazie ricevute e scambiate dopo la tromba al voto. La sua Udeur è ormai un cavallo bolso: senza clientela e bottega, potrà al massimo partecipare ai banchetti del boss, a Ceppaloni: dove Marracini potrà riassaporare le gioie idriche nella piscina cozzarola del buon Mastella. En passant, da mesi si dice giustamente che perderlo era assai meglio e nobilitante che trovarlo.

Balia da “portaborse” ad ammazza-presidenti
con i bigliettini: Soru non è Palomba…

Discorso a parte merita Peppino Balia da Mamoiada. Gelido calcolatore, pokerista politico di fredda determinazione. Cumulatore di cariche fino a spaccare il suo partito. Ispiratore delle trame più temibili, sottili come certe vendette che si gustano meglio fredde o a freddo. Come il referendum sulla Statutaria: dopo aver votato a favore o essersi astenuto (stessa sbobba), tanto non rischiava nulla con gli altri onorevoli temerari. Abbiamo pagato noi la barca di soldi dell'inutile referendum. Un libertario, riformista e soprattutto progressista. Cosa chiede? In particolare che nulla si tocchi nei Consorzi industriali, feudo e sponda per ogni malefatta di potere.

Il suo colpo sulle future entrate ha rischiato davvero di far saltare il banco e di terremotare la Finanziaria. Occhio: poteva legittimamente votare contro, in linea col dissenso espresso anche l'anno scorso. Ma sarebbe passato inosservato, non avrebbe avuto effetti. Invece, proponendo uno specifico emendamento, sapeva di poter fare il pieno dei dissensi della maggioranza sommati a quelli dell'opposizione: a lingua in bocca come in commissione per sabotare la riforma dei Consorzi industriali, sacri per l'innovatore Balia. Che per due voti non è riuscito ad aprire una crisi drammatica.

L'uomo è tanto scaltro quanto micidiale. Sempre uguale a se stesso. L'emendamento anti-Soru è l'equivalente del “bigliettino” partito da lui (poi consegnato da Paolo Fadda) per umiliare e delegittimare in aula Federico Palomba. Era un presidente autoritario, anti-parlamentarista? L'esatto opposto. Ma l'ultralibertario Balia doveva ugualmente imporgli la legge della forza, offenderlo pubblicamente, in aula, fargli sentire che era un travicello in balia dei partiti e suo in particolare. Emendamento-fucilata come bigliettino-pizzino: due presidenti diversi e opposti, uno (Palomba) debolissimo benché eletto a furor di popolo salvando il centrosinistra dal disastro, l'altro (Soru) duro e determinato, eletto direttamente dai sardi con larghissimo consenso. Ma entrambi finiti nel mirino di questo implacabile ammazza-presidenti, stavolta frustrato. Non nasce politicamente al meglio e poi si è volto con grande durezza contro chi ne favorì l'ascesa.

Ho rivisto la videocassetta di una trasmissione di 15 anni fa a Sardegna 1, con alcuni neo-assessori regionali (Balia incluso) appena nominati nel grande sconquasso politico di allora. Non troppo benevolmente, mi accadde di chiedergli a bruciapelo: «Lei è diventato assessore perché è il portaborse di Emidio Casula?». Eravamo in diretta, non gradì ma controllò la sua rabbia fredda. D'altro canto, era innegabilmente il segretario di Casula, che gli aveva ceduto il posto candidandosi alla Camera: due anni fa Balia lo ripagò contribuendo in modo determinante a detronizzarlo dalla leadership dello Sdi. La battuta in tv allora era forte ma meno di come parrebbe oggi. In quella fase di generalizzato furore popolare per Tangentopoli, il portaborse (anche prima del famoso film di Nanni Moretti) era la negativa figura-simbolo di una stagione malefica. Niente di personale, era un dato politico.

La Finanziaria può aspettare: fino a Ferragosto?
Prima la guerriglia nel Consiglio-Onu

Balia è avversario temibile, inesorabile. Con l'emendamento-pizzino per Soru ha cercato - politicamente, s'intende - di rinnovare i fasti dello squallido bigliettino a Palomba. Stava per riuscirgli il bis ma non ce l'ha fatta. Ci proverà ancora. Ma è anche lui prossimo al capolinea. Se Prodi ha avuto come pugnalatori Mastella e Dini, a Soru tocca l'inimicizia di Balia e Marracini, più altri. Dall'inizio della legislatura e certo fino all'epilogo. Ciascuno fa del mandato elettorale l'uso che gli pare. Anche rifiutando il responso dei sardi che stavolta il presidente l'hanno eletto direttamente.

Resta indecente che in questa guerriglia si faccia strame dell'interesse dei sardi. La Finanziaria non serve a Soru. Preme ai sardi. È in grave ritardo, la si vuole portare all'estenuazione con ogni mezzo. Questo Consiglio, ultimo in Italia a non aver approvato la manovra, dedica quasi quattro ore a disquisire su un riferimento al G8 in un articolo di portata minima. Una pantomima grottesca, pareva di essere all'Assemblea generale dell'Onu. Si può dibattere di temi internazionali, ci mancherebbe. Ma non quando c'è da approvare una Finanziaria disperatamente attesa da tutti: in primis gli amministratori locali. Si vuole arrivare a Pasqua, al 1º maggio, perché non a Ferragosto? Sarebbe finita così, se il costruttivo Balia fosse riuscito a far saltare il banco, come in un giro di chemin de fer al casinò. Carta? No, emendamento, bigliettino, pizzino. Finito fortunosamente nel cestino della cartastraccia.


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