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venerdì 1º febbraio 2008

Solo lacrime di elettori sulle urne dei forti
alla Fini e Casini: si rinnegano ogni ora,
padri della “porcata”, indietro tutta, ora avanti

di Andrea Pusceddu

Normalmente gli alpini sono tra i primi ad accorrere in soccorso in caso di calamità naturali, e sarà forse per questo che Napolitano ha giocato una ultima, disperata, carta affidando il mandato esplorativo all'ex sottoufficiale Franco Marini, alpino classe 1933. In questo caso, però la calamità non è naturale, ma è quella artificiale ed artificiosa di una classe politica che mentre il Titanic affonda non suona il violino (non ne sarebbe capace) ma pensa al proprio personalissimo tornaconto, fregandosene di tutto e di tutti.

Pensiamo ad un ex ministro, leader di un partito microscopico, che con tre senatori, anzi alla fine due, sfiducia un governo perchè qualche magistrato decide di infilare - a torto o a ragione poco importa - il naso nella sua Ceppaloni.

Ma non solo. Pensiamo ancora ad Alleanza Nazionale: al governo, pochi mesi prima delle elezioni, vota il Porcellum senza il minimo dubbio, senza la minima incertezza. Una volta all'opposizione raccoglie firme per il referendum sulla legge elettorale, ed ora, solo qualche mese dopo, vuole andare al voto con la porcata, che - nel marzo 2006 - era una legge splendida, sei mesi fa uno scandalo, ed ora è tornata di nuovo di moda.

Tutto questo non impedisce a Fini di sentenziare su quelli che hanno fatto il suo percorso, solo al contrario: «Veramente non è accettabile che chi diceva “referendum mai” oggi dica, pur di non sciogliere le Camere, meglio il referendum». E continua, senza batter ciglio: «Non ha senso che la proposta venga avanzata che da coloro che fino a 10 mesi fa dicevano che il referendum era una sciagura e che mai e poi mai gli elettori avrebbero dovuto fare la legge elettorale perché toccava al Parlamento».

In altre parole se gli altri cambiano opinione sono degli incoerenti, ma se lo fa lui non c'è nulla da eccepire.

Pensiamo poi all'imperturbabile Casini, che ha cambiato idea in meno tempo di quanto era servito a Gesù per uscire dal sepolcro. Sempre stato a favore della grossa coalizione, e sedotto dall'oggi al domani dalla grossa occasione di tornare al potere.

Intendiamoci, chiunque ha il diritto di rivedere le proprie opinioni. Solo gli stupidi, si dice, non lo fanno mai. Farlo una volta può succedere, farlo due volte in 18 mesi è sospetto, soprattutto se ogni volta è così sfacciatamente evidente un personalissimo tornaconto.

Farlo poi senza nemmeno voler spiegare bene il perché le cose siano cambiate, perché prima la si pensava in un modo ed oggi in un altro è inoltre sintomatico della profonda cappa di impunibilità che protegge gli imperturbabili politici nostrani. E si tratta di una impunibilità che va molto al di là di quella sancita giuridicamente e sulla quale ogni tanto si discute.

Quella che è venuta meno è una sorta di decenza intellettuale che vieterebbe a chi ne fosse ancora dotato di spararle sempre più grosse, non fosse altro per rispetto a chi ascolta, che in ultima analisi è il popolo italiano, quello stesso cui si appellano qualunque cazzata venga loro in mente di fare.

Ma d'altra parte, pochi giorni fa abbiamo potuto sentire un Berlusconi dire che l'attuale legge elettorale «favorisce la stabilità». La cosa notevole è che è riuscito a dirlo senza che nemmeno gli scappasse da ridere. Ci vuole talento, in certe cose.

Ed a proposito di talento, non possiamo però permetterci di dimenticare che se oggi ci troviamo così è anche colpa di una sinistra titubante (quando andava bene) e doppiogiochista (quando è andata male) che in due anni e mezzo non ha trovato forza, voglia, volontà o capacità di cambiare la legge elettorale, né quella sul falso in bilancio. Tutto perché ogni partito è stato chiuso nei propri particolarismi di cortile e di campanile.

È veramente difficile lo scenario che si prospetta davanti alla vecchia penna Marini.

È probabile che nonostante saggezza e amore per lo Stato vorrebbero che si mettesse mano ad una riforma elettorale, si dovrà andare alle urne.

E contrariamente a quelle dei sepolcri di Foscolo, stavolta non ci sarà pianto che possa confortarle.


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