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venerdì 1º febbraio 2008

Lettere.

Una terza via tra voto subito e rinvio:
un nuovo parlamento solo per le riforme

di Domenico Canu

Venti o trent'anni fa probabilmente non avrei sottratto tempo alla “meglio gioventù” per comprendere come funzionasse la politica. Non certo per qualunquismo ma senz'altro per maggior fiducia allora rispetto agli attuali governanti. Adesso invece sento il dovere di analizzare, capire e magari anche sostenere una politica corretta.

È difficile infatti non essere preoccupati dalla situazione politica italiana attuale. In particolare quando oltreoceano si svolge una campagna elettorale con toni più gradevoli che dalle nostre parti. Diventa interessante seguire l'evoluzione di un Paese tanto amato e odiato che però continua a dare lezioni di democrazia e di innovazione; per la prima volta una donna o un nero possono andare alla guida degli USA, McCain permettendo.

Tornando ai nostri lidi, la disputa appare penosa. Non voglio fare la morale, ma neanche stare zitto davanti a questa parata di malafede. Da un lato il centrosinistra che vorrebbe nuovamente continuare a governare il più lungo possibile e dall'altra il centrodestra che vuole sfruttare l'onda favorevole per riprendersi le poltrone perse per un pelo.

I più appizzati sono i leghisti, che per tradizione celodurista danno l'impressione del maschio che vede la donna in difficoltà e pretende subito l'amplesso. Ma si tratta di elezioni, non di erezioni. Se da anni i cittadini vogliono altre regole per eleggere i propri rappresentanti al Parlamento, non è corretto ignorare ciò per poter ancora abusare delle porcate; ma perché meravigliarsi se coloro che sono così eccitati sono gli stessi che hanno creato il giocattolo?

Per questo non è ammissibile permettere che ciè avvenga. In che modo? Sostenendo un referendum richiesto da cittadini di destra, centro e sinistra, che non possono accettare queste regole che ci hanno condotto in questo tunnel. Ma non vedo l'uscita, per cui, visto che nel tunnel vi è l'Italia intera, un'Italia che vuole o che deve cambiare, oltre alle due vie indicate può esserci la terza. Non la legge elettorale prima delle elezioni, non le elezioni subito, ma un Parlamento pro tempore eletto da tutti solo per fare la legge elettorale. A questo punto la campagna elettorale avrà la stessa valenza di un referendum.

Mi rendo conto che è irrealistica come proposta, ma può essere la svolta per una politica per i cittadini e non per i privilegi. Non credo che in caso di elezioni immediate il risultato sia scontato. Al contrario può essere a favore di coloro che dimostrano di voler cambiare cominciando dalle primarie che è il primo segnale del ritorno alla preferenza dell'elettore e non dell'ingerenza del partito. L'eliminazione del protagonismo che ha creato i nanopartiti è la base per tornare ad una politica più matura.


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