giovedì 31 gennaio 2008
di Marco Murgia
Due voti salvano i 500 milioni iscritti nella finanziaria e considerati dalla Giunta come anticipazione delle entrate che saranno trasferite dal Governo alla Regione nel 2011: la prima giornata di discussione sugli emendamenti da apportare al documento contabile per il 2008 si chiude con un piccolo botto che dà la misura su come andrà avanti il dibattito in Consiglio regionale. Ferme le critiche di tutto il centrodestra sul punto cardine dell'articolo 1, la proposta di modifica su cui si sono concentrati i voti arriva, annunciatissima, dai socialisti dello Sdi. Il gruppo di Balia chiedeva il ricorso al mutuo o all'emissione di prestiti obbligazionari in alternativa a quello che in molti interventi era stato definito «tarocco contabile»: respinto con appena 39 sì contro 37 no e due astensioni determinanti.
Che la giornata non sarebbe stata semplice, per la maggioranza, si era capito già dalla mattina. Un centinaio gli emendamenti presentati sul primo articolo della manovra che ha come oggetto, oltre all'anticipazione delle entrate, anche l'istituzione nei Comuni, anche in forma associata, dello Suap, lo sportello unico per le attività produttive e l'incremento del Fondo unico per gli enti locali. Ma la discussione prende dall'inizio una piega politica, con le critiche del consigliere di Sinistra autonomista Renato Cugini alla Giunta: l'esecutivo, dice, dovrebbe fare autocritica soprattutto per la mancata concertazione con le parti sociali e i sindacati in particolare. «A questo punto la finanziaria sia riscritta in aula, non in commissione: confrontiamoci e vediamo le idee migliori».
Una bordata non da poco, soprattutto dopo le dichiarazioni di Balia: in riferimento all'anticipazione «riteniamo che l'impostazione della Giunta sia in contrasto con norme di contabilità e anche di livello costituzionale, visto che cade il principio dell'annualità del bilancio. Non ci formalizziamo su questa questione», sarà però quella che capterà tutti i voti del centrodestra, «ma su altri emendamenti che hanno un peso ben maggiore», con particolare riferimento alle questioni del lavoro. «Questa doveva essere la finanziaria in cui tutte le voci della maggioranza sarebbero state ascoltate. Se così non sarà porteremo la questione all'attenzione del partito e valuteremo il da farsi».
Due interventi che durante tutta la giornata hanno fatto da costante riferimento per le critiche dei rappresentanti dell'opposizione: «Le anticipazioni rischiano di inficiare anche questa manovra: cosa succederà se la Corte costituzionale decidesse di bocciare questo passaggio?» chiede il capogruppo dell'Udc Roberto Capelli prima di raccogliere l'appello di Cugini sulla riscrittura in aula dell'intero documento. Si eviterebbe una finanziaria «che non è di centrodestra o di centrosinistra», sottolinea Giorgio La Spisa, capogruppo di Forza Italia, «ma frutto del paternalismo con cui si dirige la Regione». Secondo il presidente dei Riformatori Pierpaolo Vargiu, poi, «l'articolo 1 è la sintesi di un disegno di legge non confezionato da una maggioranza che lo porta in aula e lo vuole difendere ma di una confusione che non è sinergica con l'azione di governo»: la prova sono i mille emendamenti presentati, perché «non abbiamo mai avuto un numero così alto di proposte di modifica».
A fine giornata, buona parte dei cento presentati sul primo articolo saranno respinti. Ma a poco erano servite le rassicurazioni dell'assessore al Bilancio Eliseo Secci proprio sulla questione delle risorse future: «Le anticipazioni sono un diritto acquisito e per questo non abbiamo dubbi che la Corte costituzionale ci darà parere positivo. Se così non fosse prenderemo i provvedimenti necessari. Credo che il nostro compito sia orientare la spesa in modo nuovo, più produttivo e non riportandola ai livelli degli anni scorsi: alla richiesta di lavoro si risponde con politiche di sviluppo».
Tutto prima di un richiamo forte alla coalizione, indirizzato a Cugini ma riferito a tutta la maggioranza: «Non dimentico la dialettica mancata all'inizio della discussione, ma dopo due mesi di confronto su molti dei temi che erano distanti si è trovato l'accordo: ne resta aperto uno», il lavoro, «ma sino all'articolo 6 quelle posizioni non facilmente conciliabili non devono essere distinzioni politiche estreme». Tutto con l'affondo sui sindacati o su «quella parte di sindacato che non vuole il dialogo con questa amministrazione regionale»: il riferimento è alla presunta mancata concertazione - tema posto da Cugini ma due giorni fa dagli stessi confederali - e alla discussione venuta meno «non perché il governo regionale si sia sottratto al confronto».
L'altro sgambetto alle strategie della Giunta arriva dall'approvazione a voto segreto di un emendamento proposto da Alleanza nazionale, primo firmatario Mario Diana, che aveva anche il parere contrario della commissione Bilancio: proponeva una diversa modalità - 300 euro di gettone anziché il compenso annuo di 15mila euro previsto nel disegno di legge - per rimborsare le spese di partecipazione alle riunioni della commissione paritetica Stato-Regione competente per il decentramento del personale dallo Stato alla Regione. Il voto segreto, richiesto dal capogruppo di Ignazio Artizzu, ha fatto segnare 38 sì, 37 no e una astensione.
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