giovedì 31 gennaio 2008
Ne ha per tutti, Mauro Pili. Per una sentenza, con il pronunciamento richiesto da lui, «che mette un bavaglio ulteriore ai sardi che vengono dichiarati incapaci di decidere le scelte del proprio futuro»; per i giudici del Tribunale civile di Cagliari - «dei giudici»: parole sue - a cui lui stesso aveva presentato reclamo urgente e che invece hanno «ribaltato la decisione di accoglimento del referendum da parte del Tar assunta dopo mesi di dibattimenti e un'analisi approfondita dell'intero Ppr». Per la Giunta regionale, che «utilizzando impropriamente i soldi dei cittadini, pagando avvocati di grido, ha proposto ricorsi in ogni sede pur di impedire il voto dei sardi»: senza considerare la reazione legittima ma uguale e contraria alle azioni del suo comitato promotore. Ne ha per tutti ed è comprensibile: il deputato si gioca, sul tema del Piano paesaggistico regionale, gran parte della sua visibilità. E dopo l'ordinanza di ieri la partita non sembra andare per il verso giusto.
Se per l'assessore Gian Valerio Sanna la sentenza del collegio presieduto da Giangiacomo Pisotti garantisce la libertà dei cittadini, per l'esponente di Forza Italia è «una decisione gravissima che lede il diritto fondamentale democratico dei sardi di esprimere un'opinione sul proprio futuro. Adesso riuniremo il comitato referendario e decideremo il da farsi». Di sicuro, riferito a caldo dopo il pronunciamento dei giudici ai microfoni di Videolina, «non ci arrendiamo: credo che i sardi abbiano bisogno di votare se abrogare o meno il Piano paesaggistico e lo potranno già decidere il 29 giugno: sulla legge regionale che l'ha fatto nascere» la cosiddetta salvacoste «ci sarà il referendum, e in quella occasione i sardi potranno dire se sono capaci di decidere il proprio futuro».
Poche ore dopo, con una nota nel pomeriggio, Pili rincara la dose: «È triste pensare che chi ci governa faccia di tutto per impedire al proprio popolo di poter esprimere un voto libero e autonomo. La realtà è che Soru e compagni hanno terrore del voto dei sardi e si sono appellati con la più becera opposizione al diritto di espressione del popolo sardo. Con una dichiarazione al limite del ridicolo la giunta regionale esorta a rispettare il giudizio dei giudici. Non ha fatto lo stesso quando il Tar Sardegna ha deciso di ritenere legittimo il quesito proposto per abrogare il Ppr», e giù l'attacco sulluos delle risorse pubbliche.
Messaggio diretto anche quello riservato ai magistrati: «È assurdo che la sentenza, che doveva evitare ulteriori ritardi nella indizione del referendum, sostenga l'esatto contrario del Tar». Perché, chiede, «come è possibile che il Tar abbia ritenuto il quesito chiaro e ammissibile, e i giudici del Tribunale civile lo ritengano invece improponibile perché di difficile comprensione? È inaccettabile che i giudici abbiano espresso giudizi sul Ppr senza averlo agli atti, senza conoscerlo, senza averlo mai esaminato». La risposta è una ordinanza «inaccettabile, che manifesta sommarietà inaudita per un tema fondamentale come la libertà di espressione. Ed è ancora più grave che non si sia in alcun modo tenuto conto che lo stesso Ufficio regionale del referendum è stato costretto ad ammettere il referendum abrogativo della legge del Piano».
L'attacco è frontale: «Si potrà abolire la legge 8, con tutti i suoi variegati articoli, dalle zone interne alle zone costiere, dalle zone turistiche a quelle agricole ma non si potrà abrogare - secondo i giudici - il PPR, generato dalla stessa legge. Siamo davanti ad un caso magistrale di due pesi e due misure. Non so quanti avranno il coraggio di denunciare questi misfatti ma certo non troveranno il mio silenzio». Quindi «il referendum per abrogare la legge del Ppr è l'ultimo baluardo di democrazia in mano ai cittadini. Per questo motivo lancio un appello a tutte le forze sociali e politiche e ai singoli cittadini per una grande mobilitazione di libertà aderendo subito al comitato referendario».
Il deputato trova una sponda nel capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale: «Il fatto concreto di fronte a cui ci troviamo è l'impossibilità per i sardi di potersi pronunciare sul Piano paesaggistico», sottolinea il più misurato Giorgio La Spisa. «Non è in discussione il provvedimento del tribunale, ma è invece molto discutibile la straordinaria determinazione con cui la Giunta regionale si è opposta alla precedente decisione del Tar»: denota il fatto che «evidentemente» l'amministrazione «ha avuto e ha paura del giudizio dei sardi».
Chi parla di «vergognosa disfatta» è il consigliere regionale Oscar Cherchi, da poco transitato in Forza Italia. Il giudizio è tutto per la sentenza, «una sconfitta per la democrazia e la libertà. I sardi non potranno pronunciarsi su una questione delicata su cui invece hanno tutto il diritto di dire la loro». Il Piano paesaggistico regionale «è un insieme di norme che sta mettendo in ginocchio l'economia dell'isola e non possiamo accettare passivamente tutto questo. Dobbiamo mobilitarci per dare ai sardi la possibilità di dire si o no». Sulla stessa linea il collega di Alleanza nazionale Matteo Sanna: «Ora è indispensabile partire con una grande mobilitazione che ci deve vedere uniti nell'intento di bocciare la legge, per poi puntare a mandare a casa Soru e l'intero centrosinistra che è diviso su tutto».
(ma. mu.)
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