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mercoledì 30 gennaio 2008

I ritocchi finali non convincono i sindacati
Posizioni critiche nella maggioranza,
testo sepolto sotto la valanga degli emendamenti

di Marco Murgia

Un migliaio di emendamenti da discutere in una decina di giorni: una valanga. Se l'obiettivo è quello di approvare la finanziaria 2008 entro l'8 febbraio, in Consiglio regionale ci sarà da lavorare a tappe forzate. Per il confronto sulle modifiche da apportare al testo ma anche per il clima, caldissimo sin dalle prime battute di ieri, già dal voto sul passaggio agli articoli e l'approvazione del Documento annuale di programmazione economica e finanziaria, oggetto di discussione dentro la stessa maggioranza: e sì che sarebbero due passaggi quasi di rito.

Se non bastasse, dopo il vertice di due giorni fa e il documento della Giunta consegnato ieri mattina, c'è il nuovo affondo delle organizzazioni sindacali: le proposte di viale Trento, scrivono i segretari di Cgil, Cisl e Uil in una nota unitaria, «non recepiscono le richieste dei sindacati in fatto di politiche per il lavoro, di contrasto al precariato e di sostegno ai redditi bassi».

Per finire, un “giallo” sugli emendamenti all'articolo 3 sul personale della Regione e sul contenimento delle spese istituzionali: sollevato dai consiglieri di Alleanza nazionale Mario Diana e Antonello Liori e subito smontato dal presidente della commissione Bilancio Giuseppe Luigi Cucca (Pd). I due esponenti dell'opposizione, mentre andavano avanti i lavori del parlamentino per l'analisi delle proposte di modifica (concluse quelle agli articoli 1 e 2, che oggi saranno discussi in aula), avevano denunciato «un fatto a dir poco inusuale, che va ben oltre le regole del rapporto fra istituzioni democratiche: mentre gli emendamenti a tutti gli articoli sono già stati ordinati e numerati dagli uffici e consegnati ai consiglieri», quelli indicati «risultano dispersi, non si sa dove né perché. La Giunta non avrebbe ancora terminato di preparare i propri emendamenti. Peccato che il termine per la loro presentazione sia scaduto alle 10 di stamattina (ieri, ndr)».

Peccato, soprattutto, che il consigliere del Pd e presidente della commissione Cucca chiarisca che a fine serata l'analisi sia «arrivata a metà dell'articolo 3»: proprio quello incriminato. I cui emendamenti, è vero, erano «stati consegnati in ritardo per le difficoltà degli uffici di metterli insieme: sono 134 e molti hanno lo stesso contenuto. Ma avevo avvisato di questo ritardo all'inizio della seduta». L'interpretazione di Diana e Liori «è inesatta e strumentale: dispiace che arrivi da due consiglieri per cui porto rispetto, ma questo tentativo di insinuare il sospetto mi lascia decisamente perplesso».

È uno dei segnali del clima che il centrodestra prepara per la discussione in aula. Inutile anche l'annunciata riunione prevista per la mattina di ieri per decidere la linea da seguire, che è tracciata da tempo: emendamenti numerosi e mirati e nessun ostruzionismo fine a sé stesso. Anche se i due di An avrebbero un'altra proposta: «Alla luce di quanto sta accadendo in Terza commissione e del parere negativo espresso dalle forze sindacali, si rende quanto mai necessario interrompere l'iter della legge finanziaria affinché la proposta presentata dalla Giunta regionale possa essere riscritta. Se ciò non dovesse accadere, la Sardegna pagherà un prezzo pesante per il fallimento politico del centrosinistra, che non si dimostra capace di dare delle risposte ai bisogni della società isolana».

Una richiesta «tutt'altro che strumentale», frutto del parere negativo dei sindacati sugli emendamenti della Giunta: «Di un simile pronunciamento non si può non tener conto. Scaduto il termine per presentare le proposte di modifica, la strada per rimettere mano alla finanziaria è una sola: ritirare il disegno di legge e riscriverlo da cima a fondo. Se il governatore Renato Soru e il suo esecutivo non dovessero prendere tale decisione, il centrodestra si impegnerà a farsi carico in aula delle proposte avanzate dai sindacati, dalle organizzazioni di categoria e dagli enti locali per cercare di dare loro, ma soprattutto ai sardi, le risposte di cui hanno bisogno».

Il giudizio dei sindacati, in effetti, non era stato positivo: «Gli emendamenti predisposti dalla Giunta non recepiscono le richieste dei sindacati in fatto di politiche per il lavoro, di contrasto al precariato e di sostegno ai redditi bassi. Cgil, Cisl e Uil non ravvisano ancora nelle modifiche che la Regione intende apportare alla manovra di bilancio e finanziaria azioni tali da assicurare una reale svolta nelle politiche dell'occupazione e del lavoro».

L'analisi è coerente con le proposte venute fuori dalla manifestazione del primo dicembre, con 20mila lavoratori in piazza a Cagliari: «La quasi totalità degli interventi e delle misure risulta ancora bloccata dalla mancata attuazione della legge regionale 20/2005 su servizi all'impiego e politiche del lavoro. Riteniamo che ci sia bisogno di un fondo per l'occupazione adeguatamente finanziato e mirato a combattere la disoccupazione giovanile, femminile, intellettuale e delle fasce di età avanzata e collegato a piani di sviluppo in grado di garantire occupazione stabile e di qualità. Si sente l'assenza di un Osservatorio regionale sul mercato del lavoro ai sensi della legge 20».

Risulta poi «incomprensibile, data l'entità e le caratteristiche della crisi industriale in Sardegna, l'assenza di un sistema regionale integrativo degli ammortizzatori sociali. Una particolare attenzione la Regione deve riservare alle zone interne», con l'attuazione di una politica di sviluppo rurale e con la mancata destinazione di «adeguate risorse per il proseguimento dell'attività dell'Università di Nuoro».

Le richieste coincidono con quelle proposte da Rifondazione, Sinistra autonomista e Comunisti italiani. Dopo il vertice di maggioranza di due giorni fa, l'accordo conclusivo sulle politiche del lavoro nel centrosinistra non sembra dietro l'angolo: in particolare sul fondo per l'occupazione, per cui la dotazione dovrebbe essere di 350 milioni di euro, con 154 provenienti dalle casse regionali. Tutto ricordato durante le dichiarazioni di voto per il passaggio agli articoli: approvato con 44 sì, 19 no e dieci astenuti. Tra i voti favorevoli anche quelli dello Sdi, che comunque continuano sulla linea delle mani libere e annunciano la presentazione degli emendamenti annunciati: a iniziare da quello sulle anticipazioni delle entrate e sino a quello che chiede lo stralcio della riforma dei consorzi industriali sulla manovra.

In quota socialista da registrare l'astensione della consigliera Maria Grazia Caligaris, perché «non sono state accolte le proposte emendative sulle questioni del lavoro e della formazione professionale». L'astensione dell'Udeur, invece, è stata motivata dal segretario regionale Sergio Marracini, che ha subordinato il voto finale favorevole a come la finanziaria si evolverà in Aula. Le opposizioni si sono pronunciate per il no al passaggio agli articoli. Approvata anche la risoluzione di approvazione del Documento annuale di programmazione economica e finanziaria.


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