mercoledì 30 gennaio 2008
di Giorgio Melis
Pronti, via: ai blocchi di partenza, come i recordman dei cento metri ben sotto i dieci secondi. È questo lo speedy-Consiglio, altro che lumaca bavosa. La Finanziaria è in ritardo, siamo ultimi in Italia, ci sono 8,7 miliardi da spendere in una Sardegna che ha un disperato bisogno di trasfusione eurifera. C'è un grosso ritardo da recuperare, quindi tutti pronti a scattare, da sprinter irresistibili e responsabili. Senza neanche aspettare lo sparo dello starter per sfrecciare oltre la linea di partenza. Sono fatti così, i nostri dorati onorevoli: a volte ripartono, irrefrenabili, purtroppo tornano. Sono partiti, sulla Finanziaria. Ma hanno sbagliato circuito e corsa. Anziché i cento metri, si preparano alla maratona, anzi alla marcialonga. Si sono ispirati a Garibaldi, quello dei Mille. Come i loro emendamenti. Presentati a valanga: tanto per sveltire la discussione sugli articoli. Solo in carta costano una tombola.
In tempo, le mille proposte di modifica richiederanno giorni e settimane. Fosse per loro, Marcel Proust non avrebbe ma potuto scrivere l'ultimo volume della sua monumentale “recherche”, appunto Alla ricerca del tempo perduto. “Il tempo ritrovato”, l'ultimo atto dell'opera, in Consiglio sarebbe un titolo e un fatto immaginari. Quel che è perso è perso, non vale la pena di ricercarlo, tanto meno di trovarlo. Sono indietro di quasi due mesi rispetto alla durata per l'approvazione della Finanziaria statale in Parlamento? E loro calano l'asso nella manica: mille emendamenti per andare più veloci.
C'è tanto di squallido in questo agire da nullafacenti, perdigiorno strapagati che non sanno e non vogliono rispettare una tempistica che la situazione dei sardi imporrebbe come un obbligo da perseguire anche facendo gli straordinari notturni. E invece se ne strafottono con una protervia e un'insolenza intollerabili. Ma questo barbutello Medde cislino e il mago Foster Diana della Cgil, oltreché contestare a ragione o torto Renato Soru (il primo è come un geyser orario, non lascia passare più di 60 minuti tra un'eruzione e l'altra, cambi almeno una volta la settimana il comunicato, come un tempo la biancheria intima; il secondo, è più morigerato, meno petulante, più credibile), perché non mettono sotto pressione questo Consiglio di sfaccendati quando non faccendieri? Le organizzazione dei lavoratori possono lasciare impunita l'assemblea degli anti-lavoro, senza orari né scadenze, perdigiorno a parlarsi addosso senza neanche ascoltarsi tra loro? O usano lo stesso metro applicato con Soru oppure lascino perdere e cambino mestiere.
Ora, arruolare Garibaldi per la spedizione dei mille emendamenti è un insulto bello e buono. Una provocazione che meriterebbe una marcia sul Consiglio, dei nostri sindacalisti a senso unico, che tengono amici e famiglia nel parlamentino e si genuflettono ai peggiori. Figurarsi che, anche grazie a un grossolano infortunio, Mario Diana e Antonello Liori di An avevano anche chiesto il ritiro e la riscrittura della Finanziaria, contestando l'arrivo fuori tempo massimo degli emendamenti della Giunta a un fatidico articolo tre: una sorta di carta magna senza il completamento della quale l'intero edificio contabile sarebbe crollato addosso ai poveri onorevoli senza casco. Pare che i due abbiano preso un grande abbaglio, in questo fine gennaio della merla solatia. Almeno così sostiene il pur sospetto presidente della commissione, Cucca, che li ha cordialmente mandati al diavolo.
Un vero peccato, comunque. Ci fosse stato davvero da ritirare e riscrivere la Finanziaria, avremmo avuto almeno un altro mese di esercizio provvisorio. Anziché panettone e Finanziaria, come al Parlamento e nelle altre regioni prima di Natale, avremmo avuto Finanziaria e colomba: quest'anno abbiamo Pasqua bassa ma il carnevale è alto lungo, permanente, nel Consiglio delle meraviglie. Ci pensi almeno Diana, Medde è irrecuperabile: una bella protesta contro gli onorevoli darebbe nerbo e sangue alla Cgil, sangue di lavoratori e disoccupati contro i nullafacenti tiratardi, tanto i ventimila euro al mese corrono sempre al posto loro.
Non c'è un D'Annunzio nuragico che dall'alto svuoti un pitale sulle teste dei nostri onorevoli. Qualche gesto marinettiano romperebbe la routine. Il piacere del pernacchio alla Eduardo De Filippo de “L'oro di Napoli” di Peppino Marotta (era monnezza travestita degli anni cinquanta: messa da parte per quando a Cagliari sarebbe sbarcato Soru) sarebbe consolazione magra ma pur sempre una soddisfazione. Per fortuna ce ne sono altre, provenienti dall'alto consesso. Dopo le mani libere di Balia e Masia mammamia che non trovano un legaccio, ci sono stati mancamenti all'annuncio con comunicato che la severa Maria Grazia Caligaris si asterrà: sempre che non decida di compromettersi e voti addirittura contro, con atto estremo e fatale.
Non meno severo l'annuncio del biondino Marracini settebellezze come Mimì: si esprimerà a seconda dell'evoluzione in aula della Finanziaria. Ma no, e se butta bene, che fa, si butta dal balcone a dover votare sì a gratis? Questi udeurrini sardi se la fanno addosso. Se si vota presto, le quotazione del partito sono sotto l'uno per cento e i voti comunque sono al nord Sardegna, tra Antonio Satta e Gian Paolo Nuvoli, il vice-guardasigilli di ardente ceralacca. Al centrosud sardo non alzano un chiodo. Per le regionali, dall'opposizione e senza il boss al ministero, rischiano un bagno memorabile, anche se alcuni sono esperti di apnea. Potrebbero tentarsi la Cosa bianca: e se si sporca?
© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari