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mercoledì 30 gennaio 2008

Uno scoop mondiale alla rovescia: oscurato
da Unione-Videolina il volgare Cellino
Zuncheddu compra il Cagliari e rifà lo stadio?

di Giorgio Melis

Avete presente le tre scimmiette? Una non vede, l'altra non sente, l'ultima non parla coprendosi con le mani gli occhi, le orecchie e la bocca. Le stanno allevando a Terrapieno e in viale Marconi (Unione Sarda e Videolina), come maestre per la pedagogia informativa redazionale. Lontani da noi immaginarci le sembianze di Sergio Zuncheddu editore, Paolo Figus direttore, Ivan Paone e Valerio Vargiu, badilanti da docile tastiera e bavaglio. Le tre scimmiette (saranno preste inserite nelle due testate come logo programmatico) sono un memento perenne alla mission informativa. Negare la realtà benché sotto gli occhi di tutti. Falsarla quando si devono colpire gli avversari del padrone e dei suoi amici. Ribaltarla per coprire i propri beniamini-benemeriti.

Non è vero che l'Unione Sarda e la sua appendice televisiva Videolina, con uno speaker impomatato fasciato in gessato stile gangster anni trenta, facciano terrorismo politico e producano bufale e montature in quantità industriali, istigando a reazioni inconsulte (come per la modica spazzatura campana) solo quando c'è da fare killeraggio contro Renato Soru: il loro nemico pubblico numero uno. Sono anche capaci di generosa solidarietà. Affettuosi. Disposti a tutto per amore disinteressato. Perfino esagerato, quando ci sono di mezzo i loro prediletti. Come Massimo de minimis Cellino. Al quale, dopo la vittoria sul Napoli, hanno dedicato il giusto spazio per annunciarne la dolorosa dipartita dalla presidenza del Cagliari (meglio tardi che mai? No, tardi e basta: fuori tempo massimo, de minimis), destination Miami.

Volterà le spalle alla città che forse non gli sopravvivrà e che pure gli aveva consentito di primeggiare. Perfino di proclamare patriotticamente e testualmente, in una variante della limba di La Plaja nota solo a lui (sarà inserita nella LSC, limba sarda cellina) che i nuragici non devono mai “ammeschinarsi”. Viene dal noto blues cagliaritano “Meschinel melody”, detta anche Meschinella. Ahi, ingrata patria: con quel che segue. Ha ragione, Cellinus: lui si era reso disponibile a salvare la Sardegna a nome di Berlusconi, candidandosi con Mauro Pili come vicepresidente della Regione: altro che quello spocchioso montato di Gigi Riva! Ma gli stolidi conterranei (abellu: lui è casualmente parte casteddadiu, parte-nopeo per matrimonio, origine genovese sgualcita) lo hanno scaraventato a terra, in mezzo alla candida polvere farinosa, conosciuta fin dall'infanzia nella semoleria paterna.

Stavolta non vuole salvare la Sardegna ma salvarsi alla grande, anzi, guadagnandoci come non mai. Vendere il Cagliari con un bilancio eccellente perché in quello prossimo metterà le plusvalenze della vendita di Suazo.Con i conti in regola, la società è appetibile. Specie per un eventuale, possibile acquirente già contattato e cautamente disponibile: Sergio Zuncheddu, costruttore-editore. Cellino gli ha offerto l'intero pacchetto. Del Cagliari calcio a Zunk forse gli frega poco ma sa che una squadra dà sempre lustro e lui in questo campo è un incapiente: nonostante i soldi e la potenza immobiliare.

Ma il vero asset dell'affare sarebbe - se fosse confermato e andasse in porto - l'acquisto del Sant'Elia, con il progetto messo a punto da Cellino, che però non riesce a farlo decollare nonostante il favore del sindaco Floris. In mano a Zuncheddu, il progetto marcerebbe come un panzer, come a suo tempo le maxi-volumetrie ad personam nell'ex cementeria e ogni suo progetto. Con la potenza dell'Unione-Videolina alle spalle, il Comune si genufletterebbe e direbbe sì a tutto. Anche i Riformatori che finora sono stati all'opposizione cambiarebbero posizione di colpo. Il braccio destro di Zuncheddu è Carlo Ignazio Fantola, noto CIF, fratello del dominus riformator-referendario Massimo. Un'altra bottarella e Zuncheddu potrà salire sulle nuove torri in costruzione a Santa Gilla, volgersi sulla città a 360 gradi, in mano una copia dell'Unione Sarda, Videolina sintonizzata nel cellulare, e proclamare orgogliosamente: «Non un giorno, già ora tutto questo è mio».

Se così stanno le cose, ed è probabile che così stiano almeno nelle intenzioni, si capisce fin troppo perché Cellino (santo subito) sia stato preservato sulle amiche colonne e teleschermi da ogni riferimento alla sua doppia scurrilità. Potrebbe essere il cavallo di Troia che spalanca le porte dello stadio al padronissimo, non per rifarne un tempio del calcio ma un inno cementizio e speculativo a se stesso: grazie a Cellino.

Un patriota di questo calibro doveva essere esaltato dai giganti di Terrapieno e Videolina, maestri di deontologia e obbiettività per il New York Times e la Washington Post. Commossi e distratti dall'annuncio del ritiro del loro idolo, non hanno neanche badato a quel che accadeva in campo: filmato e poi rilanciato su tutte le tv (Sky e Mediaset per prime, fino a Striscia la notizia) e perfino dai cronisti degli altri giornali sardi. Gli occhi coperti di lacrime, non si sono accorti (come nelle redazioni centrali) che il lider maximo reagiva agitando le mani nelle forma che a Cagliari chiamano “ghigno”, volgare termine ormai in disuso, quasi senza signficato verbale ma concretamente greve. Ovvero, il dito medio stretto tra indice e anulare (più pesante dell'analogo americano) portato al cielo: di solito con una mano, i fuoriclasse con entrambe. Una variante più volgaruccia del classico “ombrello”, il gesto del vaffa. In più, le sua bocca si è garbatamente esibita in un «napoletani bastardi» che la lettura labiale ha rivelato in tutta la sua nobile eleganza.

La lacrimevole distrazione degli amici gazzettieri ha negato al presidentissimo la giusta esaltazione della stampa e tv amiche e compari: non si sono accorte di nulla. Nulla hanno visto in diretta. Nulla hanno notato nelle tv o udito dai colleghi presenti, vigilanti e scriventi ordinaria cronaca. Nulla hanno dunque potuto raccontare ai lettori. Perché nulla dovevano vedere. Solo annunciare in gramaglie che Cellino presto se ne sarà ghiutto e soli ci avrà lasciato: come poveri orfanelli. Un involontario (o volontarissimo) scoop mondiale alla rovescia, del quotidiano e della tv dei sardi. Gli unici a non aver dato spavaldamente la notizia che campeggiava sulla prima pagina della Nuova Sardegna e de Il Sardegna, in grande risalto sui quotidiani sportivi, sparato a oltranza sulle tv e valorizzato da Greggio e Michelle Hunziker a Striscia.

A Cagliari, le notizie si lisciano per gli amici e si strizzano per i nemici. Giusto così, in fondo. Il gruppo Unione non poteva unirsi ai lazzi contro Cellinus: visto, si oscuri: bavaglio, benda e sasso in bocca. È ormai il genere preferito dei bardi dell'informazione cagliaritana. Qualche tempo fa, il direttore dell'Unione “dove Zunk vuole” aveva accusato Soru dì essere il vero e neanche occulto colpevole della retrocessione del Cagliari: nonostante la sponsorizzazione di Tiscali (800 mila euro) e gli sforzi del poderoso Cellino. Un mese dopo il suo giornale si era prodotto in una esemplare recidiva specifica dell'infortunio di ieri. Aveva censurato l'episodio di Marchini fatto aggredire da un mazziere arruolato da Foggia, che per procura e a sediate in un bar del centro aveva mandato all'ospedale la vittima. Anche in quel caso, privacy e acqua in bocca: a partire da Cellino. Poteva non adeguarsi il gruppo Unione? Ai vertici forse sapevano bene cosa e perché facevano. I sottopoancia giornalistici sapevano tutto del fatto specifico - come l'intera informazione nostrana sputtanata - e hanno taciuto: acqua e altro in bocca.

Il capofila è stato ovviamente il quotidiano prediletto di Maximus, culo e mutanda con lui: ha taciuto più di tutti. Giusto, meglio salvaguardare il buon nome del Cagliari (possibile nuovo gioiello di famiglia) e non dare cattivi esempi agli ultras piuttosto che ottemperare al superato vincolo di dare tutte le notizie che hanno interesse per i lettori (in questo caso anche per la magistratura e le autorità calcistiche). Non fosse stato per la brigatistica Gazzetta dello sport che ha spifferato tutto, costringendo l'informazione sarda a dare con sofferenza e di contraggenio una non notizia, giustamente i lettori sardi sarebbe stati tenuti all'oscuro da simili, ineleganti fatti. Qui non si capisce se sia maggiore la cialtroneria della coglioneria: forse è solo tracotanza, delirio di onnipotenza.Difficile pensare che, tacendo loro, tutto il resto dell'informazione locale e nazionale non avrebbe fatto breccia nell'informazione dei sardi, che guardano la tv e leggono tanti giornali oltre l'oscurantista Unione, che ci fa anche la figura del minchione arrogante. Ipotesi: me ne frego, possiamo fare quel che ci pare e lo facciamo.

Ma se applica la sua esclusiva e ridicola censura a un fatterello comunque clamoroso, per coprire un personaggio-quaquaraquà anche in rapporto d'amorosi (e presto forse ben corposi) sensi con Zunk , ci rendiamo conto di cosa abbia potuto e possa fare quando sono in gioco interessi strategici, politici ed economici diretti e degli amici? Semmai diranno (oppure non diranno un bel nulla al popolo-bue lettore) che le loro intenzioni erano nobili e patriottiche: perfettamente coerenti con le malefatte inventate contro Soru e chi gli si oppone. Forse sveleranno d'aver temuto di cadere in una nuova trappola: come per l'odissea di quel povero pacco di spaghetti (intervistato in esclusiva dal nostro Andrea Pusceddu) che un inesistente pensionato alla fame aveva trafugato in un immaginario negozio di Is Mirrionis, alla periferia di Aosta. Hanno licenziato un giornalista, per questo. E per quanto hanno fatto ora con Cellino, non dovrebbero essere dimessi in massa?

Però sappiamo bene chi sono e di cosa sono capaci: grazie alle loro stesse malefetta. Diranno: dovevamo cautelarci. Tanto più che la faccenda potrebbe sporcarsi. Una senatrice campana di Forza Italia (oddio, il partito che aveva candidato Cellino con Mauro Pili) ha rivolto un'interrogazione in Parlamento contro le intemperanze del presidente del Cagliari versus Napoli: varranno a migliorare i già distesi rapporti tra i tifosi sardi e quelli napoletani (en passant: i più sfegatati, entusiasti, scatenati d'Italia quando il Cagliari di Riva vinceva lo scudetto).

Però, dietro il planetario scoop alla rovescia, ci sono intenti esaltanti. Cellino ha chiamato bastardi i napoletani per vendicare i sardi dell'arrivo dei rifiuti, magari pensando arbitrariamente di regolare i conti anche a nome del carissimo Emilio: l'amico sindaco Floris, presidente di un'associazione sardo-partenopea. Grazie alla quale si è preso i ringraziamenti del responsabile campano di Lega Ambiente per l'accoglienza dei rifiuti. Floris gli avrà spiegato che aveva cercato di impedirne il transito solo per finta, ma sottobanco era d'accordo con Soru perché solidale con i napoletani; nel 2011 telefonerà a Rosa Russo Iervolino per chiedergli scusa, da sindaco a sindaco, per le innocenti intemperanze di Cellino, al quale darà un buffetto privato per il contributo all'amicizia tra le due città. Aggiungendo, sornione e complice: «Non ti preooccupare, tranquillo: ci pensa fratel Zunk».

Le affinità elettive tra sindaco e presidente (l'anello di congiunzionedovrebbe appunto essere Sergio Zuncheddu, al cui cuore burcerese sono entrambi carissimi) sono state rinsaldate dagli insulti di de minimis ai napoletani. Il loro sodalizio spirituale impone una sanzione cerimoniale e un pegno materiale, come nei patti di sangue: lo stadio di Sant'Elia. Il sindaco finalmente potrà riuscire nel suo fermo proposito di regalarlo: non gli è riusacito con Cellino, riuscirebbe entusiasticamente se potesse farlo con Zuncheddu.

Insomma, si annuncia un romantico matrimonio d'amore e non d'interesse, bastarebbe anche un Dico, un menage à trois tra politica, calcio, cemeneto e giornali. Il rito sarebbe trasmesso in diretta e in esclusiva su Videolina, come la processione di Sant'Efisio. Il servizio e le foto pubblicate solo sull'Unione Sarda, in testata il nuovo logo delle tre scimmiette, un editoriale di supporto e un inserto domenicale a colori di dodici pagine: per ribadire il primato da premio Pulitzer del gruppo editoriale per rigore, obbiettività, completezza dell'informazione imparziale. Invitati solo gli ultras e i portavoti di Floris di Sant'Elia (quartiere) e Is Mirrionis. Rigorosamente esclusi, naturalmente Soru (benché compagno di collegio di Cellino e sponsor del Cagliari con Tiscali), Gigi Riva e i 220 allenatori cacciati da Cellino.

La grande iniziativa editoriale laverà nel mondo l'onta degli articoli e delle trasmissioni televisive locali ed estere che hanno leso la reputazione di Cellino. Difesa con sprezzo del pericolo dal riserbo assoluto tra Terrapieno e viale Marconi: roccaforti, linee Maginot e Gotica dell'orgoglio informativo sardo. Se poi andrà in porto lo Zunk-Cagliari, nello stadio rifatto saranno ammessi solo i gazzwettieri e microfonisti amici. Ostracismo ai non incensanti: come Cellino de minimis aveva fatto nell'autunno del 2004. Zunk non potrebbe esser da meno, se con gli amici potrà vantarsi: anche lo stadio è cosa nostra


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