mercoledì 30 gennaio 2008
di Anna Oppo
Non credo che a questi signori che blaterano tanto in Italia gli importi niente dell'aborto e dei suoi drammi. Figurarsi una moratoria mondiale: si vede che non sanno né storia né geografia o, almeno, fanno finta di non conoscere le complicate vicende secolari o millenarie dei paesi occidentali e orientali o dell'Africa sub-sahariana, né quel che avviene oggi nel mondo, non solo sull'aborto.
Non c'è dubbio che si tratti di lotta politica interna, per mettere altra carne al fuoco nelle divisioni italiane, con l'entusiasmo di un Vaticano che non sembra avere più nessun ritegno a farsi parte e partito. Ci sarebbe da non spenderci una parola se non fosse che viviamo in Italia e che quel che succede nel paese inevitabilmente ci tocca e ci preoccupa.
Sono molti i segni che ci dicono che da un po' di tempo è in atto una forzatura reazionaria, con molte derive di segno fascista. I toni apocalittici sulla povertà del paese - neanche fossimo nel '29 -, il malumore e l'aggressività diffusa, la maleducazione imperante, l'ostilità razzista verso gli extracomunitari o il risorgere di correnti antisemite - con i mass media che ci rimandano questo continuo urlio - sono sotto gli occhi di tutti e fanno venire brutti pensieri.
Ma il segno più sicuro delle derive reazionarie è la sbandierata pretesa di “sorvegliare e punire” il corpo delle donne. Da quando ci hanno consentito di pensare e di istruirci, noi donne sappiamo - in pressoché tutte le latitudini - che la prima preoccupazione di ogni regime reazionario è il controllo del corpo femminile. Ayatollah, mullah, preti di ogni colore si pongono immediatamente al servizio di ogni potere che si proponga una qualche restaurazione in nome di principi supremi, non negoziabili, “puri”.
E che cosa c'è di più impuro di donne libere e consapevoli, che vorrebbero “essere in possesso della propria persona”? Le si rimetta al proprio posto, corpi muti il cui dovere è solo quello di procreare quando e come comanda il potere. Si devono fare molti figli? Se ne devono fare pochi? Li devono fare solo le donne di razza ariana? Lo decide il potere.
Per il momento, in Italia, non ci impongono il “purdah” - non è nelle nostre tradizioni - ma si vede che c'è una gran voglia di disciplinarci e di punirci e farci dimenticare le lunghe battaglie per una minima sfera di “autodeterminazione”. E tipica delle svolte reazionarie è anche la perdita della memoria, anche la memoria della storia della legge 94.
Adesso che le donne bianche, maritate e cattoliche non ricorrono quasi più all'aborto - erano quelle che più di altre se ne servivano - e la legge serve a proteggere le più sprovvedute, le più disgraziate, le immigrate, si attacca la legge. Perché di mira c'è la legge italiana, non raccontiamoci favole, altro che moratorie planetarie.
© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari