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mercoledì 30 gennaio 2008

Il maresciallo bussa al momento sbagliato
e sciupa l'attimo di gloria dell'onorevole
Per che cosa, poi? Le solite storie da moralisti

di Nino Nonnis

Uno dei problemi delle accuse agli uomini politici è che scattano a orologeria. Arrazza 'e scalogna, sempre quando sono sulla cresta dell'onda o stanno per godersi qualche alloro o stanno per essere rieletti. Ci sono i casi di quelli che ne combinano talmente tante che per non accusarli in un momento inopportuno bisognerebbe comunicargli le imputazioni il 25 dicembre, brevi manu, di mattino presto, oppure a Ferragosto, o, proprio non potendo farne a meno, la notte di Capodanno. Un ministro degli esteri di solito viene accusato di qualcosa proprio mentre si accinge a fare una visita importante all'estero. Mai che lo accusino mentre sta tornando in patria.

A sentire i politici inquisiti, in Italia non si commettono crimini, malefatte, imbrogli, marachelle. Se proprio qualcosa succede, è pronta la giustificazione morale da parte di molti: “Così fan tutti” o visti gli ultimi casi: “Così fan tutte”. Le pressioni sono diventate bagattelle, il clientelismo un fenomeno tipico come i saldi di fine stagione. Si finisce per fare i moralisti poco realistici.

Se io avessi detto a Chicago che Al Capone era un mafioso, mi sarei beccato una querela con rimborso miliardario, che è meglio di 70 euro, che sei costretto a pagare subito. E nel caso di Al Capone mi sarebbe andata bene.

Sappiamo con sicurezza che qualcuno ha commesso una cattiva azione, ma non possiamo dirlo a voce alta, scatta la querela. Sono confidenze da fare alla fidanzata, o alla moglie: «Te l'avevo detto io che Cuffaro…» - «Zitto! Potrebbe esserci una pulce!» - «Che è? Non posso dire che Mastella è Sagittario?» - «Il sagittario è un segno stupendo nei politici della zona campana».

Troppi processi si trascinano senza condanne, il crimine è stato perpetuato senza dubbio alcuno. Dopo 20 anni non me frega niente se quello con la gobba (sperando che ce l'abbia veramente, altrimenti querela), viene condannato, e nessuno si chiede più, neanche nei salotti della sinistra, se quell'avvocato calabrese amico di Berlusconi è ancora dentro o ancora fuori, ai domiciliari o ai servizi sociali, alle Maldive o a Pordenone.

A me mi accusa solo mia moglie: di non sparecchiare.


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