martedì 29 gennaio 2008
di Luigi Sotgiu
Di ritorno da un viaggio a Cuba. Viaggio, non vacanza: in 8 giorni un solo bagno al mare di due ore. Percorrere in pullman circa 2000 km, con le strade cubane, è una vera impresa. In una settimana, anche se molto intensa, è possibile solo scattare delle foto istantanee: ne commento otto, una per ogni giorno di viaggio. Più una riflessione finale.
1. Un sardo all'Avana. Siamo a Cuba solo da un giorno, non abbiamo ancora staccato mentalmente. La sera in albergo cerchiamo sul televisore notizie dall'Italia e ci imbattiamo in Rai International, di cui conoscevo solo il nome. Si materializza Antonello Soro, con una dichiarazione sulla situazione politica italiana. Confesso che sentire la parlata sarda all'Avana fa un certo effetto.
2. Mio amor. In giro si vedono molti over 50, 60 e anche 70, provenienti dalla cattolicissima Italia. Italiani primi assoluti nella ricerca di qualche giovane cubana disponibile a «stabilire il prezzo (molto modico) alle loro voglie» (De Andrè), farsi dire «Mio amor» e credere pure che sia vero. Che tristezza.
3. Maglia rosa. Cuba terra di contraddizioni. Tra i tanti problemi un merito assoluto: la grandissima attenzione ai problemi dell'istruzione, garantita fino ai massimi livelli universitari, gratuitamente per tutti i meritevoli. I paesi asiatici hanno capito l'importanza dell'istruzione negli ultimi tempi, a Cuba sin dai tempi della rivoluzione. Medici cubani, molto apprezzati, sono presenti in tutta l'America latina.
4. Maglia nera. Abitazioni e trasporti sono le fotografie più tristi del viaggio. Si potrà discutere quanto si vuole di embargo e difficoltà generali ma, a 50 anni dalla rivoluzione, non si può accettare quel livello di degrado delle abitazioni e che decine di persone vengano stipate come sardine sui cassoni dei camion per andare a lavorare.
5. Rivoluzione istituzionale. Una rivoluzione si fa quando è necessaria e quando ci sono le condizioni, come nella Cuba degli anni '50. La rivoluzione istituzionale è una contraddizione in termini. Una volta abbattuta la dittatura, in tempi ragionevoli, bisogna ritornare a una dialettica democratica altrimenti nasce un nuovo regime, conservatore anche se continua a dirsi rivoluzionario. A Cuba leader e partito unico comunista sono al potere ormai da 50 anni. In Messico c'è addirittura il “Partito Rivoluzionario Istituzionale”.
6. Ernesto Gramsci. A 40 anni dalla morte, il mito del Che è ancora molto vivo. Anche a fini turistici. È il volto più nobile e umanamente ricco della rivoluzione: il regime lo sa e utilizza abbondantemente la sua immagine. Detto questo, Ernesto Guevara rimane una figura straordinaria e ancora attuale. Rileggere alcune lettere, in particolare quelle ai figli, ci ha emozionato e fatto venire in mente il nostro Antonio Gramsci e le sue lettere dal carcere. Il Che e Gramsci: due rivoluzionari, due persone unite dal rigore morale e, credo non casualmente, da un comune tragico destino.
7. Se resuelve. Il popolo cubano vive una fase molto difficile, vige un sistema di corruzione diffusa e i cubani hanno imparato l'arte dell'arrangiarsi. Per tutti i problemi si trova una soluzione: tutto se resuelve. Un cubano rassegnato ci dice: «Gli occidentali rubano, i cubani resuelvono. Non ci possiamo fare niente, questa oggi è la nostra condizione».
8. Mediacuba. Siamo ripartiti il giorno delle elezioni e, all'aeroporto, ascoltiamo il telegiornale cubano. Una buona metà era dedicata ai servizi sul voto di Raoul e all'intervista con il probabile erede designato. Su questo aspetto il telegiornale cubano è in buona compagnia: si potrebbe gemellare con il tg di Emilio Fede.
Una riflessione. Abbiamo incontrato voglia di vivere, socialità e rapporti umani ricchi, ritmi e balli travolgenti. E poi la musicalità della lingua, i colori, i paesaggi. Ma è difficile dimenticare certi sguardi, specie di bambini, e quel velo di tristezza. Ci dicono che negli ultimi anni la gente si sta intristendo e ha meno voglia di ballare. A Cuba si vive una delicatissima fase di transizione di cui è difficile prevedere gli sviluppi: speriamo bene. Hasta la vista.
© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari