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martedì 29 gennaio 2008

Legler ricapitalizzata con la cessione
dei crediti (inesigibili) della Sfirs
Ora serve un imprenditore per ripartire

La ricapitalizzazione della Legler arriva grazie alla Ferratex, società milanese che fa capo all'avvocato Emilio Raussi. Con la deliberazione di venerdì, sottolineano dagli uffici dell'assessorato regionale all'Industria, «si è portato a compimento un percorso già auspicato nell'ultimo incontro tra Regione e organizzazioni sindacali». Vero è che proprio i sindacati, in un primo momento, avevano accolto con preoccupazione questa soluzione: il titolare della società lombarda è un legale che si occupa anche di fallimenti d'azienda. Fatto, questo, già evidenziato alla fine di dicembre dagli stessi rappresentanti dei lavoratori.

Quella che si prospetta è comunque una soluzione tampone: la nota della Regione chiarisce che «il nuovo azionista agisce in rappresentanza di un investitore del settore che sta valutando la possibilità di acquisizione degli stabilimenti sardi e di rilancio delle attività, dando quindi un forte segnale di interesse in tal senso».

Tutto confermato dal professor Gianfranco Bottazzi, presidente della Sfirs che in pratica ha ceduto i propri crediti «inesigibili, che comunque erano già svalutati nei bilanci» alla Ferratex. Chiarito che «la Regione non ha mai sborsato un euro», il docente universitario ripercorre le tappe che hanno portato alla cessione dell'azienda che conta tre stabilimenti in Sardegna - a Ottana, Macomer e Siniscola - e quasi 900 operai fermi da mesi: «La Sfirs, in attesa delle decisioni di Bruxelles» sui presunti aiuti di stato «non avrebbe più potuto fare nulla: non potendo intervenire per l'azienda ci sarebbe stata la messa in liquidazione».

Il punto, ricorda Bottazzi, è che «continuano a esserci imprenditori interessati», soprattutto dopo gli avvisi di vendita internazionali: allora «la ricapitalizzazione era la strada obbligata, con la Sfirs che ha ceduto i propri crediti alla Ferratex». Quella milanese è «una società fiduciaria collegata a un imprenditore: tutta l'operazione è volta a prendere tempo per far sì che si possano valutare le reali intenzioni di quell'industriale».

Una sorta di ultima spiaggia, quindi, ma con il salvagente: c'è il cambio tra Sfirs e Ferratex ma «nel contratto si è mantenuta la stessa linea, con l'obiettivo di salvare gli stabilimenti sardi e nel frattempo continuare a cercare imprenditori per riportare l'azienda sul mercato». Quanto l'operazione sia affidabile non è certo: «In questi casi è un tentativo che continua» e nello specifico «è quello di salvare quello che c'è in Sardegna». Di certo c'è che «se la Sfirs non avesse fatto nulla, la Legler sarebbe fallita otto mesi fa». Ora il tentativo spetta alla Ferratex.

(ma.mu.)


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