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lunedì 28 gennaio 2008

Caro Walter, riconoscente ti scrivo
In fondo siamo d'accordo su tutto
vedrai che fra vent'anni toccherà a te

di Pierluigi Leo (per conto di Silvio Berlusconi)

Carissimo Walter,

ho sentito il dovere di scriverti questa lettera, alla luce degli avvenimenti di questi giorni, che hanno portato, com'è noto, alla caduta del Governo Prodi, sfiduciato dal Senato, nonostante tutti gli consigliassero di dimettersi. Ma, cosa vuoi, l'uomo è testardo e per questo mi sono sentito in dovere di rendergli l'onore delle armi.

Intendo esprimerti, innanzitutto, tutta la mia gratitudine per avermi tirato fuori da una situazione piuttosto delicata nella quale mi ero cacciato a causa dei miei incauti consiglieri, prima con l'invenzione dei Circoli delle libertà, condotti dalla spumeggiante Brambilla, poi con la soppressione di Forza Italia e la contestuale creazione del nuovo Partito, il cui nome è stato scelto dal popolo dei gazebo, appunto “Il popolo delle liberà”; infine quando mi hanno suggerito di dire, quegli sprovveduti, agli alleati che mi criticavano, «Spero che tutti vengano con noi. Altrimenti peggio per loro, perché finiranno nell'isolamento e nell'ininfluenza politica».

La situazione, come tu avrai certamente notato, si stava fortemente complicando perché gli alleati, anche se non capisco il motivo, si sono alquanto risentiti nei miei confronti. E non solo gli alleati, anche molti dei miei più fedeli: si sentivano oscurati dalla radiosa Brambilla, non ti dico quante scenate di gelosia! Ma i più incavolati erano certamente gli alleati. Gianfranco era nero perché i miei mezzi di informazione lo stavano mettendo in cattiva luce, a mia totale insaputa, per la sua nuova relazione sentimentale dopo la separazione dalla moglie.

E Pierferdinando stava incominciando a dire che durante la mia esperienza di governo pensavo soltanto a fare leggi ad personam per difendermi a qualsiasi costo da quei magistrati che hanno cercato in tutti i modi di farmi fuori. Bella faccia di bronzo. Ma lui non era forse il presidente della Camera? Se fosse stato un vero alleato e un vero amico mi avrebbe dovuto avvertire che stavo facendo delle norme impresentabili, evitandomi così le accuse che spesso mi fanno su queste cose e che continuo a non capire.

Se a tutto questo aggiungi che il Parlamento prima di Natale era riuscito, non so come, ad approvare la legge finanziaria, tu capisci che la mia situazione a fine anno era diventata cupa, pesante, al punto che ho passato le mie vacanze natalizie ed oltre nel buen retiro di Antigua, dove mi stavo ormai rassegnando ad un futuro da nonno premuroso, a causa dei maledetti vincoli anagrafici che certamente non giocano a mio favore. Anche se da credente sono fermamente convinto che ci si può sempre rifare nella prossima vita, quando risorgeremo, spero più buoni e meno comunisti: un po' quello che tu hai già anticipato in questa.

Sennonché in un giorno di dicembre o di gennaio (non ricordo bene perché quando stai ai tropici, sai, perdi un po' il senso del tempo e delle cose), in cui ero più giù del solito, ho sentito una tua dichiarazione che mi ha fulminato e che grosso modo diceva: «il PD correrà da solo, chi c'è, c'è e chi non c'è, pazienza. Parlerò con Berlusconi e ci metteremo d'accordo per fare una legge elettorale che semplifichi al massimo il quadro politico nazionale, attraverso un forte sbarramento e collegi elettorali che favoriscano i partiti più forti o i partiti, per lo più a conduzione famigliare, fortemente radicati in territori circoscritti».

Cribbio! Ma allora avevano ragione i miei consiglieri, hai fatto esattamente quello che avevo già proposto io. Da qui una euforia indicibile ed il bisogno di incontrarti subito, come tu ben sai.

Siamo proprio uguali: abbiamo le stesse idee, la stessa capacità innovativa e la stessa capacità di prevedere il futuro, doti che purtroppo i nostri alleati non hanno. Detto fra noi, sono piuttosto invidiosi per questo.

Purtroppo su questo nostro brillante percorso, di grande respiro per il Paese, ci si è messo un magistrato di Santa Maria Capua Vetere, che ha fatto uscire di testa il povero Mastella (i suoi interventi di questi giorni in Parlamento mi hanno commosso fino alle lacrime), il quale reagendo come i miei alleati qualche tempo fa, ha mandato a quel paese la sua maggioranza perché, dice lui, volevate far sparire il suo Partito, con il solito ausilio della magistratura, notoriamente comunista. Era così fuori della grazia di Dio che, di fronte ad una mia mano tesa, come avrai notato, ha reagito bruscamente mandando a quel paese anche me.

Avrai appreso dalla stampa, nonostante i tuoi accorati appelli contrari, le mie dichiarazioni per andare subito alle urne. Io ne avrei fatto a meno ma, purtroppo, le continue e pressanti insistenze dei miei e degli alleati mi hanno messo con le spalle al muro e ho dovuto cedere. Sai, non voglio deluderli, non li ho mai visti così contenti, è come se fossero stati miracolati. E, poi, sono così pieni di premure nei miei confronti, così affettuosi, che mi sono commosso, quasi come per Mastella. Penso che al mio posto tu avresti fatto la stessa cosa, non credi?

Comunque, caro Walter, non prendertela, sei ancora giovane. Vedrai che fra vent'anni potrai prenderti la tua bella rivincita e, seguendo il mio percorso, potrai fare il presidente del Consiglio ed il presidente della Repubblica, anche se a settanta anni è un po' prematuro ricoprire la più alta carica dello Stato. In Italia la carica di Capo dello Stato, come ben sai, è per gli ottuagenari o giù di lì.

Grazie, ancora grazie di tutto, carissimo Walter e ti prego, non farti scrupolo. Per qualsiasi cosa chiamami a qualsiasi ora del giorno o della notte (tanto io non dormo mai), perché i tuoi consigli saranno preziosissimi per me e per tutti coloro che, come noi, credono fermamente nei valori della democrazia, hanno un forte senso dello Stato e sono pronti a rischiare di persona, nonostante abbiano tutto e tutti contro.

Un abbraccio affettuoso, tuo

Silvio


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