domenica 27 gennaio 2008
Interventi.
di Raffaele Deidda
Nella nostra memoria sono ancora prepotentemente impresse le ignobili immagini trasmesse da tutti i canali televisivi durante la votazione sulla fiducia al governo svoltasi al Senato. Molti di noi si sono vergognati di essere rappresentati da dei signori in giacca e cravatta che urlavano, che facevano le corna, che sputavano, che ridevano, che applaudivano, che insultavano. Tutto ciò si svolgeva non all'osteria, ma in quel Senato ormai diventato uno «strano e mal frequentato locale di Roma», per richiamare un'efficace quanto desolata espressione utilizzata da Furio Colombo in occasione dell'altrettanto ignobile e repellente attacco sferrato dalla Destra di Storace e da alcune componenti della Cdl, con la Lega in pole position, contro la senatrice a vita Rita Levi Montalcini, rea di essersi recata a votare facendo venir meno per il centrodestra la certezza della spallata al governo Prodi, in quella notte del 25 ottobre 2007 che resterà nella memoria delle persone per bene come la notte della vergogna.
Così come non potrà non restare nella memoria di tutti coloro che assegnano un qualche valore alla parola dignità il vergognoso, squallido spettacolo offerto da alcuni “onorevoli senatori” dell'Udeur e di Alleanza Nazionale quale reazione al voto favorevole per il governo Prodi espresso dal senatore Cusumano. Sono volati sputi, si sono visti gesti eloquentemente allusivi, sono stati proferiti epiteti irripetibili culminanti in “frocio” e “checca squallida”. Alé!
Difficile evitare queste considerazioni anche se si è consapevoli che altri ne hanno già fatte tante analoghe e che si rischia di essere ripetitivi. Ma forse, in questo caso, repetita iuvant, o forse solo vogliamo illuderci che possano essere utili a non dimenticare in quali mani si sta consegnando il governo del Paese, mentre vediamo ancora la figura ieratica del Premio Nobel, la professoressa Rita Levi Montalcini, giganteggiare in quel locale di Roma mal frequentato.
Altre donne ora occupano la ribalta, altre donne con storie che si intrecciano e che influiscono nelle vicende politiche italiana. Storie di donne che contribuiscono a far cadere un governo del quale i loro consorti facevano parte o erano sostenitori. Fantapolitica? Forse. Se però proviamo a sviluppare un ragionamento accompagnandolo col profilo di queste donne forse ci rendiamo conto che non è del tutta surreale e peregrina l'idea che il governo Prodi sia caduto anche a causa di due donne.
Donatella Pasquali Zingone: dice qualcosa questo nome? No? E se si aggiunge un terzo cognome? La signora sicuramente risulta più conosciuta come Donatella Dini, moglie del senatore cosiddetto “critico” ed ex presidente del Consiglio Lamberto Dini che, assieme a Clemente Mastella, si è fatto carico di dare il colpo di grazia al governo di centrosinistra, dopo essersi fatto precedere dai suoi penultimatum lanciati a Romano Prodi il giorno di Santo Stefano.
Le cronache giudiziarie riferiscono che la signora Dini è stata condannata nel mese di dicembre 2007 a 2 anni e 4 mesi per il reato di bancarotta fraudolenta (pena “indultata” grazie al provvedimento di legge promosso dall'ex ministro della Giustizia Mastella) e ha avuto comminata la pena accessoria, sospesa in via condizionale, dell'interdizione dall'esercizio di cariche societarie per la durata di 10 anni. Il pm Auriemma aveva chiesto la condanna a quattro anni di reclusione e Donatella Dini aveva commentato la richiesta affermando che «tutto trae origine da una macchinazione politica che dura ormai da diversi anni». La condanna è arrivata a seguito di un processo fondato sul crack della società Sidema srl, di cui lady Dini era amministratrice attraverso la holding Gruppo Zeta, con sede in Costarica e con attività in Italia. La Sidema srl fallì (fraudolentemente, secondo i giudici) nel 2002 a causa di una improvvida speculazione edilizia nei pressi di Roma.
Sandra Lonardo, più conosciuta come lady Mastella, presidente del Consiglio regionale della Campania, si trova agli arresti domiciliari per concussione. Vale ovviamente per lei, come deve valere per tutti i cittadini coinvolti dagli interventi della magistratura, la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva. Essendo la signora Mastella un personaggio politico, non è difficile reperire notizie che riguardano la sua vita pubblica: Sandra Lonardo è stata candidata nel 2001 al Parlamento nelle liste dell'Ulivo ma non è stata eletta. Nel 2004 è stata nominata presidente dell'Apt di Capri. Alle ultime elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale della Campania è stata eletta nel listino del candidato presidente Bassolino in quota Udeur e nel maggio del 2005 nominata presidente del Parlamentino campano, contestualmente ad una mediazione (sicuramente defatigante) fra maggioranza e opposizione, che ha prodotto l'aumento del numero delle commissioni consiliari da 12 a 18.
Questa elezione ha comportato non poche vibrate proteste da parte dei supporters di Bassolino, ignari del fatto che insieme al candidato governatore avrebbero eletto anche il presidente del Consiglio regionale, senza un voto popolare e quindi in assenza del consenso degli elettori che legittimasse il prestigioso incarico istituzionale attribuito alla signora Lonardo.
Dalla sua villa di Ceppaloni la signora Mastella ha fatto sapere: «Dimettermi? Assolutamente no. Non ci penso proprio. Saranno i cittadini a giudicare. Sono serena e pronta a fornire qualsiasi chiarimento. Credo che anche questo è l'amaro prezzo che, insieme a mio marito, stiamo pagando per la difesa dei valori cattolici in politica, dei principi di moderazione e tolleranza contro ogni fanatismo ed estremismo. Basta guardare alla vicenda del Papa di questi giorni per capire cosa avviene ai cattolici».
Ecco di cosa si tratta: macchinazioni politiche contro la signora Dini e persecuzioni giudiziarie contro la signora Mastella, colpevole solo di difendere i valori cattolici in politica. Potevano mai tollerare un simile affronto i rispettivi consorti?
Mastella si è dimesso da ministro «per essere più libero politicamente e umanamente, perché tra l'amore per la mia famiglia e il potere scelgo il primo». («Mastella ha scelto l'amore per il potere», ha ironizzato il comico Maurizio Crozza).
La solidarietà bipartisan di centrodestra e di centrosinistra nei confronti di Mastella, sincera o strategica che sia, è stata grande, ma quella di Lamberto Dini è stata particolarmente sentita e accorata, con la denuncia di «un fatto sconvolgente: i magistrati se la prendono con le nostre mogli!».
Il seguito della storia è ben noto: Dini e Mastella hanno votato contro la fiducia al governo decretandone la fine e hanno spianato la strada per il ritorno del Cavaliere.
Le due signore possono stare tranquille: con Berlusconi non andranno più incontro a degli incidenti giudiziari risibili, riconducibili alla banalità del “così fan tutti”.
Andremo con tutta probabilità a votare col “porcellum” e continueremo a vergognarci di essere rappresentati da onorevoli senatori e onorevoli deputati che, in nome dei valori cattolici, potranno offendere, insultare, minacciare e malmenare chiunque non la pensi come loro.
Saremmo però accompagnati dal ricordo della correttezza istituzionale e del coraggio del “guerriero” Prodi e della figura ieratica della professoressa Montalcini, che ci auguriamo speriamo possa ancora a lungo sfidare e sovrastare con la sua dignità i poco onorevoli avventori del mal frequentato locale di Roma chiamato Senato.
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