sabato 26 gennaio 2008
Lettere.
di Paolo Maninchedda
Egregio Direttore, per la seconda volta Lei mi stimola (si fa per dire) a intervenire sul suo giornale. Questa volta gli addebiti sono due: uno riguarda una censura operata nel mio sito; il secondo attiene al tempismo di pubblicazione dell'inchiesta di Marco Mostallino sulla visita del fratello di Soru all'impianto del Technocasic.
Iniziamo dalla prima delle accuse. Il testo di Caria non è stato per niente rimosso: ecco il link. Ricordo che l'home page del sito di Sardegna e Libertà scivola automaticamente di giorno in giorno, per cui, per trovare gli articoli dei giorni passati bisogna cliccare a fondo pagina su “Articoli precedenti”.
Ho chiesto a chi modera gli interventi di mandarmi il testo non pubblicato del signor Mossa. È diverso da quello che voi avete pubblicato e ad un certo punto accusava me ed altri di essere mandanti di una campagna d'odio i cui effetti sarebbero stati appunto gli atti dei teppisti.
La redazione ha semplicemente cestinato, io ho dato mandato al mio legale di verificare se ci siano gli estremi di una querela. Il signor Mossa, sempre che si chiami così (ma presto lo saprò, perché la diffamazione è punita anche in rete), non vedendo la sua mail pubblicata, mi aveva scritto un altro messaggio di insulti.
Anche su questo secondo messaggio sta lavorando il mio avvocato. I commenti non sono stati mai “pubblicati e poi tolti”. Il signor Mossa ha confuso la visualizzazione temporanea del commento “in attesa di moderazione” con la pubblicazione.
Veniamo alla questione Technocasic. Il tempismo nasce dal fatto che la redazione riceve il giornale via mail e se vi trova qualcosa di interessante lo pubblica. Il mio interesse alla cosa è molto basso, come lo è quello verso tutto ciò che è in grado di aumentare il senso di delusione e di nausea che sto provando, credo in buona compagnia. Tutto qui.
L'articolo è accompagnato da commenti a favore e contro, come tutti quelli pubblicati, purché civili, dialettici e non dogmatici. Lei non ci crederà, ma io mi sento un relativista positivo e so che il relativismo è il fondamento della democrazia.
Paolo Maninchedda non si esprime neanche ora sul vero fatto eclatante: ben più delle parole del suo lettore. Non prende le distanze da Andrea Pubusa sulla probabile natura di provocazione poliziesca degli arresti dei bravi ragazzi con le molotov: pronti a incendiare la casa di Soru neanche 24 ore dopo la notte di guerriglia. E nulla ha obbiettato sulla conseguente proposta di mobilitazione per cacciare il questore di Cagliari per le temerarie responsabilità affermate.
Come definire il tutto? Promozione di un dibattito più sereno, contributo alla credibilità delle forze dell'ordine presso i violenti o istigazione di segno opposto? Affermazioni - queste sicuramente perseguibili e sanzionabili - già smentite negli atti giudiziari e mai rettificate. Provenienti non da un lettore ignoto come il signor Emilio Mossa ma da un ex consigliere regionale, docente nella facoltà di Giurisprudenza, uomo delle istituzioni: quindi assai più pesanti e gravi, anzi irresponsabili. Eccessi a parte, il lettore che contesta la censura ha espresso al proposito un giudizio di merito che in precedenza è stato di altri e nostro: sarebbe spettato anche a Maninchedda quale responsabile del sito.
Sul tempismo nella pubblicazione dell'articolo de Il Sardegna, resta l'impressione di una scelta non casuale: maldestra perché la strumentalità del falso scoop mirato era di assoluta evidenza, riferendo un episodio di oltre un anno prima, attualizzato ad hoc. Infine, abbiamo pubblicato e ancora teniamo bene in vista per autonoma nostra scelta l'intervento integrale di Maninchedda in Consiglio regionale: di limpida e drastica condanna delle violenze ma anche di radicale critica politica alle scelte di Soru. Non abbiamo bisogno di stimolare interventi. Disponiamo di sufficienti e prestigiose firme volontarie. (giorgio melis)
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