sabato 26 gennaio 2008
Gli irriducibili. L'hanno avuta in testa dal Consiglio di Stato, l'altro ieri dal giudice monocratico del Tribunale civile di Cagliari che ha respinto il loro ricorso. Sentenza inammissibile, un nuovo bavaglio ai sardi, tuonano lo scornato Benedetto Ballero e Mauro Pili el referendero. «Si rivolgano alla Corte dell'Aja e al tribunale per i diritti dell'uomo» aveva ironizzato l'asessore all'urbanistica Gian Valerio Sanna. Pili, Ballero e gli altri non mollano. Sporgono reclamo contro la decisone del giudice monocratico Giovanni La Rocca, chiedono un pronunciamento del tribunale in composizione collegiale. Che martedì esaminerà il ricorso e si dovrà pronunciare sull'ammissibilità in via urgente del referendum sul Piano paesaggistico regionale.
La Rocca aveva escluso il fumus boni iuris, ovvero il “buon diritto” dei richiedenti, la ragionevole previsione che la richiesta non fosse infondata o temeraria. Non c'è fumus, non c'è arrosto e neanche il fuoco. Ma i referendari vanno avanti a testa bassa. Si vedrà ora se se il Tribunale in composizione collegiale sconfesserà la decisione del giudice monocratico.
Il comitato per il referendum sul Piano paesaggistico regionale ha presentato ieri il reclamo e l'udienza di fronte al Tribunale civile è stata fissata per martedì alle 12. In quella sede il collegio, presieduto da Giangiacomo Pisotti, dovrà valutare il provvedimento con il quale il giudice Giovanni La Rocca ha respinto il ricorso d'urgenza (ex articolo 700) chiesto dai legali del comitato. L'istanza mirava ad imporre all'Ufficio regionale del referendum di verificare le firme raccolte dal deputato di Forza Italia Mauro Pili, per poi trasmettere gli atti al presidente della Regione, perché entro il 30 gennaio potesse essere fissata la data della consultazione. Si tratta del limite massimo per evitare che la data slitti al 2010, non potendosi sovrapporre alle elezioni regionali del 2009.
I legali Benedetto Ballero, Giorgio Piras, Marcello Vignolo, Giovanni Contu e Giovanni Maria Lauro hanno spiegato che il reclamo è basato sulla natura del diritto politico: «Non è ammissibile che, trattandosi di un diritto costituzionalmente garantito, non ci sia alcuna urgenza nell'indizione di un referendum e che non ci sia differenza tra ora e il 2010».
(red)
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