sabato 26 gennaio 2008
Interventi.
di Carla Romagnino
Insulti, urla, sedie sbattute conto i muri, professori umiliati che restano impotenti di fronte ad attacchi verbali che si trasformano in violenza. Eccoli i bulli a scuola. … Così iniziava un articolo del Corriere della Sera del 18 novembre 2006, nel descrivere un orribile episodio.
Sputi, botte e brindisi: e l'aula diventa curva, titola oggi La Repubblica a proposito della vergognosa sceneggiata di ieri al Senato.
Dove sta la differenza? Il bullismo a scuola nasce da un disagio familiare, scolastico e sociale. Non si contano più le ricerche, le commissioni, gli interventi sollecitati per monitorare il fenomeno su tutto il territorio nazionale per cercare di capire come arginare e contrastare il problema.
Si condannano gli atti di teppismo, le derisioni, le umiliazioni verso i compagni; è pressante l'invito a dire basta e a imporre la “cultura del rispetto”. Si propongono punizioni esemplari, i ragazzi colpevoli sono giustamente sospesi dalla frequenza delle lezioni.
E il bullismo nelle aule del Parlamento? Nessun disagio familiare, scolastico e sociale può assillare i nostri ben pasciuti e profumatamente pagati parlamentari. Niente e nessuno può giustificare la gazzarra scatenata (e non è la prima volta) da alcuni senatori.
Perché il “teppista” Barbato non è stato espulso dall'aula? E i “raffinati” senatori di AN che sbevazzano e mangiano in aula fette di mortadella saranno sospesi? Per quanti giorni?
A quando una commissione che cerchi di capire come arginare e contrastare il problema?
Il boss Mastella giustifica Barbato: era sotto stress…
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