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venerdì 25 gennaio 2008

Ppr, anche il Tribunale blocca il referendum
Pili: «un inaudito bavaglio»
L'assessore Sanna: «si appellino a L'Aja»

di Marco Murgia

Magari si farà pure, ma il referendum abrogativo sul Piano paesaggistico regionale slitta a non prima del 2010. Non scivola su una buccia di banana ma sbatte contro la sentenza del Tribunale civile di Cagliari che respinge il ricorso d'urgenza presentato dal comitato promotore guidato dal deputato di Forza Italia Mauro Pili. Chiedeva che la data sulla consultazione fosse stabilita dal presidente Renato Soru entro il 30 gennaio: termine ultimo per svolgerla nel 2008 ed evitare lo slittamento all'anno in doppia cifra dovuto alle elezioni della primavera del 2009. Niente da fare: nella richiesta, secondo il giudice Giovanni La Rocca, «non si ravvisa la sussistenza di un pregiudizio irreparabile». Di più: «La pretesa dei promotori di giungere alla indizione entro il termine indicato non corrisponde ad alcuna aspettativa giuridicamente tutelata».

Un pronunciamento, dice l'assessore all'Urbanistica Gian Valerio Sanna, «su cui speravamo»: soprattutto perché mentre «attendiamo con serenità il giudizio sul metodo del Consiglio di Stato, che aprirà la discussione su argomenti più pregnanti» mette, fine al «correre e ricorrere a tutti i gradi di giudizio: manca solo l'appello all'Aja, al Tribunale dei diritti dell'uomo».

È una battuta per chiarire come «non si può fare un uso politico di qualsiasi cosa»: senza la volontà di sottrarsi al «confronto popolare, perché non si può privare il tema dell'esercizio della democrazia» ma anche senza «l'intenzione di arretrare» sull'argomento. Tutto basato sulla tesi, ribadita più volte, che «la materia paesaggistica è vincolata costituzionalmente, quindi non sottoponibile a referendum»: quindi sì alla discussione «ma non sull'onda della propaganda che ha come obiettivo quello di piegare le esigenze costituzionali alle richieste delle parti politiche».

Niente toni trionfalistici, da parte di viale Trento. Ma quella che doveva essere la spallata decisiva allo strumento normativo in materia paesaggistica della Regione si trasforma in una lussazione per i promotori. Dolori solo in parte affievoliti dal fatto che la «decisione rigetta le pregiudiziali sollevate dalla Regione», come sottolinea l'avvocato Benedetto Ballero, che insieme a Giorgio Piras, Marcello Vignolo, Giovanni Maria Lauro e Giovanni Contu rappresenta il comitato. La sentenza «è però assolutamente incondivisibile nella parte in cui esclude un danno sostenendo che il referendum si può fare oggi, fra un anno o fra due anni, e che dunque non cambi nulla. È una palese offesa del diritto costituzionalmente insopprimibile, giudicato tale anche dal Consiglio di Stato».

Peggio ancora secondo Mauro Pili: «La decisione di non decidere è un nuovo inaudito bavaglio ai sardi: l'ennesimo duro attacco al più importante diritto democratico e costituzionale, quello della libertà di pensiero e d'espressione». La prossima mossa sarà «una grande mobilitazione popolare per abrogare la legge del Ppr che ha bloccato lo sviluppo e generato il disastro economico e occupazionale». Caustica la risposta di Sanna: «Avevano deciso loro di rivolgersi al Tribunale civile», ricorda l'esponente della Giunta, «e il Tribunale ha deciso così».

In effetti il ricorso al Tribunale civile era arrivato dopo l'ordinanza depositata il 10 gennaio dal Consiglio di Stato: da una parte aveva accolto l'istanza con cui la Regione chiedeva di sospendere la decisione del Tar, che lo scorso novembre aveva di fatto giudicato ammissibile il referendum regionale proposto dal centrodestra; dall'altra aveva riconosciuto la competenza del giudice ordinario a pronunciarsi sul diritto dei referendari a chiedere la consultazione. Due giorni dopo, meno di due settimane fa, i legali del comitato avevano presentato il ricorso al Tribunale civile.

La tempistica è fondamentale anche nella sentenza: «Dati i tempi assai ristretti, ben difficilmente un provvedimento anticipatorio (di accertamento della legittimità della richiesta) avrebbe potuto consentire l'indizione del referendum entro il 30 gennaio 2008, considerato che l'Ufficio del referendum ha comunque termine di quindici giorni per verificare la regolarità delle firme». In più, «la legge referendaria 20/57 non fissa il termine di indizione del referendum con riferimento all'iniziativa dei promotori e non è stabilito un termine preciso per l'accertamento della legalità del referendum: la pretesa dei promotori di definire quella fase e giungere alla indizione entro il termine indicato non corrisponde ad alcuna aspettativa giuridicamente tutelata».

La sentenza, lunga 14 pagine, è ben accolta nel centrosinistra regionale: «La decisione del Tribunale di Cagliari è una buona notizia per tutti coloro i quali ritengono che un tema così delicato come quello della qualità del paesaggio e della pianificazione urbanistica debba essere sottratto alla facile demagogia e alla strumentalizzazione politica», sottolinea il consigliere del Partito democratico Chicco Porcu. «Il tentativo tutto politico di dare una spallata alla politica di tutela ambientale della maggioranza alla guida della Regione richiedeva un posizione totalizzante, piuttosto che una critica di merito».


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