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venerdì 25 gennaio 2008

Finanziaria, ancora tormenti con la sinistra
Secci: nessuno nega il risanamento
Centrodesta: dopo Prodi tocca a Soru

di Marco Murgia

Quattro giorni per una corsa tutta in salita. Parte oggi e si concluderà martedì mattina, poco prima del voto in aula per il passaggio all'analisi degli articoli della finanziaria 2008, il tour de force della maggioranza per trovare una linea comune da seguire nella discussione in assemblea. Nessuna esagerazione, a giudicare dagli interventi nella giornata di chiusura del dibattito generale sul documento contabile: con i richiami dei socialisti dopo quelli della sinistra a una maggiore attenzione alle rivendicazioni e la disponibilità ostentata dal Partito democratico per il confronto con gli alleati.

Da sommare, il tutto, alle critiche dell'opposizione che su quella disomogeneità marcia a pieno regime: «Se fossimo in un sistema parlamentare», sottolinea il capogruppo dell'Udc Roberto Capelli, «con quello che si è sentito oggi questo governo regionale non avrebbe la maggioranza». Un richiamo alla situazione nazionale, rimarcato anche dal capogruppo di An Ignazio Artizzu: «Dopo la crisi del governo Prodi è il momento di quella del governo Soru».

A chiudere la seduta, dopo gli interventi di numerosi consiglieri, l'assessore al Bilancio Eliseo Secci: «Nessuno ha negato e nessuno può negare il risanamento delle casse della Regione» e nessuno dovrebbe mettere in dubbio «ora, dopo una battaglia sulle entrate condotta da tutta la Sardegna, le anticipazioni sulle entrate future: sono un diritto con i patti stipulati con il governo». Certo, l'allungarsi dei lavori e il ricorso al primo mese di esercizio provvisorio «non sono stati determinato dall'atteggiamento della minoranza ma dai problemi che ha incontrato la maggioranza»: non hanno però impedito di «arrivare alla conclusione di una lunga fase di preparazione per uno strumento importante» con «quattro dei cinque punti caldi del confronto interno su cui c'è già l'intesa». Sono la formazione professionale, le politiche abitative, l'università diffusa e i consorzi industriali. Per il quinto tema, le politiche del lavoro, «c'è forse bisogno di qualche correzione. Credo comunque che si tratti di un problema di esplicitazione di formule già contenute nella manovra e che ci siano i tempi per definire gli ultimi dettagli».

Dovrà spiegarlo agli alleati oggi, durante il vertice di maggioranza organizzato per discutere sugli emendamenti da presentare entro martedì mattina. La Sinistra Arcobaleno ha già annunciato che «darà battaglia» per portare avanti il maxiemendamento sul lavoro: gli esponenti della Cosa rossa presenteranno stamattina la bozza di documento che lunedì mattina sottoporranno ai sindacati, convocati per una sorta di consultazione in extremis prima della dibattito vero e proprio in Consiglio.

Una discussione durante la quale i socialisti terranno le mani libere, come annunciato in aula dal segretario regionale Peppino Balia: «Vorremmo una finanziaria con una maggiore connotazione socialista. Presenteremo le nostre proposte, valuteremo le risposte e su queste orienteremo il nostro atteggiamento al voto». Per lo Sdi la manovra contiene «spunti innovativi e interessanti ma nel complesso è priva di una seria politica di sviluppo».

I dubbi maggiori, gli stessi dello scorso anno, riguardano l'ipotesi di anticipazione delle entrate con l'iscrizione in bilancio di 500 milioni di euro: «In commissione avevamo presentato un emendamento soppressivo che ci è stato bocciato. Lo ripresenteremo in aula perché vorremo che fosse ristabilito un livello minimo di legittimità». Parole pesanti che fanno il paio con i ragionamenti sui consorzi industriali: è necessario, secondo Balia, «sganciare il tema dalla finanziaria: la soluzione contenuta nel disegno di legge in discussione è un pastrocchio figlio del compromesso raggiunto fra le diverse anime del Pd». Ed era uno dei temi su cui secondo Secci «si è trovata l'intesa».

Dubbi confermati, sulle intese già raggiunte, dall'intervento del capogruppo di Sinistra autonomista Paola Lanzi: «Crediamo che la finanziaria debba mettere il lavoro al primo posto e che si debba chiarire se per questo maggioranza il lavoro è la priorità. Su questi temi importanti», è l'avvertimento, «riteniamo debba esserci il sostegno di tutta la maggioranza. Diversamente si aprirebbe una crisi non solo politica e interna alla maggioranza ma che investirebbe la società con la rottura di quel patto siglato con le elezioni del 2004».

A preparare il terreno per il vertice di oggi è il capogruppo del Partito democratico Siro Marrocu, che ha il compito difficile di fare da mediatore fra le diverse anime della coalizione senza far pesare la evidente superiorità, almeno numerica, della nuova formazione: «Nonostante sia il gruppo più numeroso ed esprima funzioni di governo importanti, il Pd non pensa di poter essere autosufficiente, rinunciando a coinvolgere i partiti della sinistra, ma è anzi disponibile al dialogo e a far propri gli argomenti e proposte da loro portate». Ma, avverte Marrocu, «si rifugga dall'idea che in una certa fase sia più utile la politica dei distinguo».

Tutti punti su cui l'opposizione trova appigli solidissimi: dalla anticipazione delle entrate future criticata fortemente dal capogruppo di Fortza Paris Silvestro Ladu alle accuse del capogruppo di Forza Italia Giorgio la Spisa, secondo cui «il centrosinistra non sa più interpretare reali esigenze della società sarda: avete rinunciato persino ad attuare il vostro programma di governo. Siete in balia della sinistra radicale che sui temi del lavoro presenta delle proposte che rasentano l'assistenzialismo». Sulla stessa linea il capogruppo di An Ignazio Artizzu: «Giunta e maggioranza preferiscono la strada della piccola politica di mantenimento e di assistenzialismo».

L'ultimo intervento, prima della chiusura di Secci, è del capogruppo dell'Udc Roberto Capelli. Con molti riferimenti alla situazione nazionale - «La commissione ha scelto di parlamentarizzare la discussione» - e con diverse critiche nei confronti della manovra finanziaria e, più in generale, del metodo seguito per portare avanti le riforme: «Nascono con un peccato originario: non sono state costruite in aula, sono nate con il battito di ciglia di qualcuno e non sono adeguatamente strutturate, come dimostra ad esempio il fatto che in questa finanziaria siamo chiamati a intervenire sulle tasse sul lusso per l'ottava volta».


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