venerdì 25 gennaio 2008
di Giorgio Melis
Lo strano caso di un grottesco “scoop” sul niente, da ridere, presentato come se si fossero scoperti Renato Soru col fratello Emanuele mentre rubavano la spazzatura al Tecnocasic per rivenderla di seconda mano. Il tutto 80 giorni prima che i sardi venissero a conoscenza dell'esistenza del termodistruttore: peraltro ben nota alle persone informate per grandi schifezze dei suoi “padroni”. Un non-scoop proposto come chissà quale rivelazione sconvolgente. Senza altre notizie oltre una visita del 13 novembre scorso (quando di spazzatura campana non si parlava nemmeno, da queste parti) di Soru jr con un cliente abituale del Tecnocasic. Nell'articolo, sgangheratissimo nei collegamenti tra varie parti, non c'è altro. Ma appare fortemente allusivo, collegato alle navi-monnezza arrivate e in arrivo, alla riforma dei Consorzi industriali, inevitabilmente percepito come un collegamento tra i Soru-brothers, il presente e il futuro del Tecnocasic.
Chiunque abbia visto la prima pagina e letto l'articolo nella pagina interna de Il Sardegna di ieri, ricavava l'impressione che tra i Soru e il Tecnocasic ci sia quanto meno un link inquietante perché inespresso. Appunto perché il taciuto (indicibile, peraltro), nell'immagionario collettivo rafforzava l'insinuazione di una laison losca. Altrimenti, quando mai avrebbe avuto il clamoroso rilievo dedicatogli? Renato Soru ha bollato il tutto come “informazione-spazzatura”, il cdr del giornale insorge, respinge l'accusa, minaccia querele a tutela del suo buon nome.
In effetti il presidente ha sbagliato: non è informazione-spazzatura, non offendiamo la vecchia, cara monnezza. È solo un'operazione di merda: per usare un eufemismo. Possono smentire quel che gli pare, magari querelare. Ma la natura fecale, di greve sub-giornalismo-killer, con manone politiche dietro l'intera operazione, è una roba da cavare gli occhi, scoperta e sfacciata. Soprattutto dimostrabile con retroscena e domande che nessuno dei bardi dell'informazione si è posto. Intanto, una telefonatina all'imprenditore che aveva chiesto la visita e al Soru jr era impossibile farla?
Non c'è niente di cui sorprendersi. L'ex giornale di Grauso sta rapidamente schierandosi sulla linea del centrodestra nazionale e locale. Come era stato annunciato dal neo-editore Alberto Rigotti in un intervento pubblico a Montecatini, il gruppo editoriale è il supporto informativo Circoli della libertà, fondati da Marcello Dell'Utri (è nel cda e presidente della concessionaria pubblicitaria). Dell'Utri, per chi non ricordasse, è stato il braccio destro di Berlusconi, co-fondatore di Publitalia e di Forza Italia, condannato per mafia, in primo grado, a nove anni di reclusione, con qualche altra minore condanna passata in giudicato. Come si sperava non accadesse così brutalmente e come invece sta accadendo, ingaggerà una bella gara al peggio con L'Unione Sarda come portavoce del centrodestra e suo ferro di lancia contro Renato Soru. L'operazione di ieri è solo la più impudente e maldestra di quante altre seguiranno: e che il cdr vada a raccontarlo agli imbecilli che non è così.
Veniamo ai fatti. Renato Soru aveva fissato da una settimana una visita al Tecnocasic con gli assessori Morittu e Dadea: come va facendo riservatamente con aziende e industrie pubbliche e private. Occhio alla tempistica: decisiva. La visita era fissata per lunedì, rinviata per cause di forza maggiore a martedì, poi a mercoledì, infine decisa definitivamente per giovedì. Mentre sta per andarci, Il Sardegna spara il suo formidabile scoop. A Macchiareddu c'era stato già Emanuele Soru, fratello del presidente, nientemeno che il 13 novembre scorso. Per un'expertise fondamentale: impianto perfetto, si compri. Missione speciale in conto terzi? No, nello stesso articolo, si spiega che era in compagnia di un cliente abituale del Tecnocasic, che vi porta i rifiuti raccolti in alcune aziende perché siano smaltiti. Storia sconvolgente, no? Altrimenti non sarebbe stata sparata a tutta pagina.
Torniamo ai tempi. La notizia doveva uscire in concomitanza con la visita di Soru senior e così è stato. È stata tenuta bene in caldo per la circostanza. Da chi non si sa. Forse dalla manina che ha fornito il materiale per lo squallido scoop inesistente. Consiste in tutto e per tutto nel “verbale” della visita dell'imprenditore e di Soru jr a Macchiareddu. L'ha redatta Mario Murgia, direttore generale del Tecnocasic, accompagnatore dei due nella visita agli impianti avvenuta 80 giorni fa. Chi è Mario Murgia? Un democristiano di lungo corso, transitato per due-tre tronconi del post-Biancofiore, assessore comunale e poi vicesindaco di Quartu, infine accasatosi con l'Udc di Giorgio Oppi, nominato - per rare competenze nel campo de s'aliga - direttore generale del Tecnocasic (ha una piccola pendenza giudiziaria, poco nota, di 30 milioni di euro con la Snam progetti, che ha costruito gli impianti e lamenta di non essere stata pagata).
Murgia è uno dei mille dirigenti e militanti dell'Udc che alle primarie del Pd (a metà ottobre, neanche un mese prima della visita fatale) erano andati a votare per Cabras contro Soru: come da noi scritto e documentato per lui e centinaia di altri esponenti del centrodestra. È lui l'autore della clamorosa memoria sulla visita di Soru jr e dell'imprenditore amico. È stata riprodotta integralmente da Il Sardegna.
Sicuramente non avrà passato lui il suo “verbale”. Può averlo fatto chiunque. Lui, in via gerarchica, l'aveva a suo tempo trasmesso al presidente del Tecnocasic Pier Andrea Lippi (Forza Italia, consigliere comunale di Cagliari). E all'amministratore delegato, nonche presidente da vent'anni del Casic: l'immortale avvocato Sandro Usai, da quattro decenni presidente di tutto, uno degli uomini più potenti e discussi della Sardegna. Ha mangiato pane politico da almeno sette forni partitici, da ultimo si è arruolato nell'Udeur di Clemente Mastella. Combatte contro la riforma dei Consorzi industriali. Ha fatto da consigliori a Sergio Marracini mentre la si insabbiava in Consiglio regionale, seduto per molte ore fuori dell'aula della commissione. Forse sperava di far cambiare le norme che dal 6 marzo lo vedranno tagliato fuori da ogni incarico: per età e anzianità di servizio largamente superata. Mancava solo, nella linea di trasmissione del “verbale” di Murgia, Ignazio Artizzu: capogruppo di An e consigliere-portavoce in Consiglio del Casic. Sarebbe grave, doloroso e intollerabile se non fosse stato informato: ma ne dubitiamo.
Il “documento” può essere uscito da qualunque parte, magari da un collaboratore fellone di Murgia. O di Lippi. O di Usai, che non dev'essere particolarmente felice. Ieri non era al Tecnocasic all'arrivo di Soru, Morittu e Dadea: c'era invece Murgia.
Conta niente chi abbia passato al giornale lo storico “verbale” debitamente valorizzato. Importa solo che dal 13 novembre si sia aspettato ieri: in coincidenza col passaggio di Soru e mentre la montatura dei rifiuti ancora è evocata benché sgonfiata clamorosamente. Infatti si è realizzata la congiunzione astrale per cui Il Sardegna ha avuto il documento redatto il 14 novembre e lo ha potuto “sparare” in concomitanza con la visita di Soru senior.
La meraviglia di tutta la vicenda è appunto il memoriale di Murgia. Racconta nei minimi dettagli, a Lippi e Usai, quel che hanno fatto e detto, chiesto e commentato l'imprenditore cliente abituale e Soru jr. Senza tacere alcun particolare significativo: come la visita alla piattaforma di inertizzazione, oltre i quesiti penetranti posti da Soru sulle performances degli impianti. A questo punto una piccola domanda. Murgia è il direttore generale, mica uno scrivano da due euro: come mai proprio lui si occupa del “rapporto”, perde parte del prezioso e ben remunerato tempo per un report che forse non ha mai stilato neanche per osservatori e visitatori qualificati? Ce ne mostrerebbe qualcun altro, per toglierci dal sospetto che sia stato un gesto mirato alla persona per il suo cognome?
Altra domanda: Murgia redigeva un verbale per ogni visitatore o è stato un privilegio che ha personalmente accordato solo al fratello di Soru in quanto tale? Quel rapporto, se è un unicum, è stato scritto per essere utilizzato a tempo e luogo debiti, ka s'occasione non mancat? Per amicizia verso Soru da parte di Murgia, del forzista Lippi, di Sandro Usai (manca sempre Artizzu, per completare i quattro del'Apocalisse; ma forse è stato tenuto al riparo come consigliere del Casic e onorevole)? E va ripetuto: perché compare solo adesso e non prima né dopo?
Altro quesito. Soru jr sarebbe andato in avanscoperta, benché si occupi di patatine fritte, auto ed edilizia da molti anni prima che il fratello entrasse in politica. Se era una visita ad hoc, è così mentecatto da mostrarsi a Murgia, Lippi, Usai (che avrebbero forse subito informato Artizzu per un'immediata interpellanza in Consiglio) benché i tre vedano notoriamente il fratello come il fumo negli occhi?
Allora, per i vecchi di questo mestiere, chi ha usato il verbale strappato con la violenza a qualcuno, nel modo in cui si è prodotto Il Sardegna, ha fatto un'operazione di bassa macelleria, peraltro maldestra fino al grottesco. Altro che protestare: dovrebbe chiedere l'auto-impeachment all'Ordine mentre l'iscrizione d'ufficio nei ranghi dei gazzettieri del Polo è ovviamente scontata: per meriti sul campo. L'operazione è squallido squadrismo politico-informativo, prontamente acquisita ai nefasti di Soru da parte di un suo odiatore che va collezionando gaffe incredibili. Prima delle otto del mattino, l'articolo de Il Sardegna era stato già inserito al primo posto nel sito di Paolo Maninchedda: con immediati commenti sulle “mani di Soru” sulla monnezza e per impadronirsi del Tecnocasic.
Qualcuno dice: ma il falso scoop è talmente inesistente che al massimo va spernacchiato: senza poterlo prendere sul serio. Se fosse così, Maninchedda non gli avrebbe dato il posto d'onore sul suo sito, fin quasi dall'alba. Nelle ore successive, ha ospitato anche commenti che smontavano la storia. Non li ha censurati come quello del lettore che si è poi rivolto a noi. Oscurato perché tra l'altro aveva criticato la posizione di Andrea Pubusa a proposito degli arrestati che volevano lanciare bombe molotov contro la casa di Soru il giorno dopo la notte di guerriglia. Pubusa sosteneva che erano arresti incomprensibili, insinuava che si trattasse di una provocazione della polizia e, giusto per confermarsi equilibrato e distaccato, proponeva la mobilitazione per far cacciare il Questore di Cagliari: peccato che dopo pochi giorni, gli sms esibiti davanti al gip abbiano confermato che le “vittime” della polizia volessero davvero bruciare la casa di Soru. Tutto scritto, anche se ora è sparito dalla home page del sito. Nella quale, appunto, per un atto di riguardo, è stato piazzato l'articolo sulle trame di Soru per impadronirsi del Casic.
Questo è solo l'inizio. Ne vedremo delle belle, in vista delle elezioni anticipate e poi delle regionali. Facciamo due conti. Hanno chiamato in causa (Mario Diana e Antonello Liori, An) una figlia di Soru per un impiego precario da mille euro al mese con un'azienda di Bologna che collaborava con la Regione da molti anni prima. Un'altra figlia era spiata col binocolo a casa, ma questa era più roba da guardoni che politica. Ora il fratello è indicato come suo agente segreto al Tecnocasic. Di qui al voto, è prevista almeno la scoperta di una rete di pedofili tra la sua casa e la Regione, l'appartenenza di qualche zio o cugino alla camorra napoletana, il coinvolgimento personale nello stupro di renitenti impiegate regionali, lo smascheramento della sua cleptomania estesa a ogni bene regionale. Tanto più ora che oltre L'Unione, ha aperto i battenti il nuovo bufalificio dove Dell'Utri vuole, ovvero Il Sardegna del discolo Cirillo.
C'è anche il versante comico. L'impomatato, baffuto commentatore calcistico-economico di Videolina si è esibito raccontando “l'irruzione” di Soru al Tecnocasic, tra grida fuori dalla grazia di Dio. Dev'essersi trattato della visita di ieri, nella quale Soru avrà mandato a quel paese - il minimo che potesse fare - il noto Mario Murgia: direttore generale e compilatore di rapporti fasulli come quelli che gli spioni dell'Ovra pretendevano a pagamento o redigevano sugli antifascisti. Ma per il signor Videolina, monsieur brillantina (o gel?) in doppiopetto gessato e mancamenti grammaticali, era un'irruzione violenta: peggio degli squadristi che hanno attaccato la polizia sotto casa Soru. Figurarsi cosa faranno e diranno, lui e i soci di Terrapieno e viale Trieste, ora che s'annuncia il ritorno del Cavaliere.
Dell'Utri presidente della Sardegna, oppure Cuffaro? A chi la scelta? A noi!
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