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giovedì 24 gennaio 2008

Interventi.

Porte sempre aperte dall'amico Bruno
per l'ex ministro in disgrazia ma pronto a risorgere

di Raffaele Deidda

L'inquietante e avvilente cronaca politico-giudiziaria di questi ultimi giorni ha posto il focus sul ministro della Giustizia Clemente Mastella che ha decretato - non in Parlamento ma a Porta a porta - la fine del Governo Prodi, con la motivazione di «essere stato lasciato solo» dal centrosinistra nelle vicende che lo hanno visto indagato dalla magistratura insieme a pezzi consistenti della sua famiglia, già colpita dall'intervento dei giudici con gli arresti domiciliari di sua moglie Sandra Lonardo.

Lascio ad altri autorevoli commentatori il dibattito sul merito, sulle cause e sulle conseguenze politiche del gesto di Mastella per evidenziare, invece, il metodo e i mezzi utilizzati per compiere il gesto stesso: prima la conferenza stampa e poi la partecipazione a Porta a porta. Proprio il metodo ha costituito l'ennesima, sconcertante e grave anomalia del nostro Paese, a ben ragione giudicata incomprensibile dai commentatori della stampa estera, increduli che in Italia i destini di un Governo possano dipendere dalle esternazioni di un ministro indagato, che rappresenta un minuscolo partito, fatte non nelle sedi istituzionali e quindi nelle aule parlamentari, ma nel corso di una trasmissione televisiva della Rai.

Dopo Cogne, Erba, Garlasco e Perugia, poteva mai mancare Ceppaloni nella disamina salottiera delle italiche sciagure e disgrazie che si tiene da tempo ormai immemorabile a Porta a porta? Ma quando mai! E pensare che più di un anno fa avevamo rischiato di perdere il mitico conduttore della altrettanto mitica trasmissione, tanto forte s'era alzato il grido del sempiterno Bruno contro alcuni consiglieri Rai che avevano osato proporre la riduzione da quattro a tre delle puntate settimanali del suo programma. «Quattro o me ne vado», aveva tuonato il grande giornalista, roba da far tremare i polsi. Per fortuna è rimasto, altrimenti come avrebbe fatto Clemente Mastella a comunicare alla Nazione la morte del governo di cui aveva fatto parte, pur avendo già tuonato (al modo del suo amico Bruno) «o mi date la solidarietà o me ne vado» ed avendola abbondantemente ottenuta?

I giornalisti professionisti potranno confermare che nel lessico del giornalismo e dell'editoria per vespa s'intende una “rubrica giornalistica polemicamente pungente”. Cosa ci sia mai stato di polemicamente pungente nelle soporifere trasmissioni di Bruno Vespa non è dato sapere, mentre è sempre risultata evidente la deferenza del grande giornalista nei confronti dei potenti, con degli episodi emblematici, dalla sceneggiata di Berlusconi nel 2001 con la firma negli studi di Porta a porta del “contratto con gli italiani” fino alla trasmissione tagliata su misura per il leader di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini, con la richiesta al portavoce di questi, Sottile, di quale fosse l'avversario politico più gradito in studio dall'onorevole.

A memoria dei più, una delle rarissime occasioni in cui il Vespa nazionale ha assunto il duro cipiglio del giornalista censore contro un potente, o presunto tale, è stata in occasione della trasmissione dedicata alla richiesta di risarcimento presentata allo Stato italiano da Vittorio Emanuele di Savoia e da suo figlio Emanuele Filiberto. In quella puntata in effetti il buon Vespa aveva picchiato duro sul giovane principe Filiberto presente in studio, ma chi non l'aveva già fatto, e chi avrebbe potuto non farlo, se addirittura l'Unione Monarchica aveva già dichiarato di non poterne più di quei “bizzarri rappresentanti” della dinastia Savoia? Sparare sulla Croce Rossa di solito non comporta problemi di mira.

Se però torniamo a Mastella, ci si potrebbe chiedere: il Clemente da Ceppaloni è ora un ex ministro, quindi non è più un potente: perché Vespa dovrebbe avere dei riguardi nei confronti di un politico perdente, diventato forse anche scomodo? Sarebbe troppo banale individuare la risposta nel fatto che, come direbbe Marco Travaglio, Mastella è stato “il datore di lavoro” della moglie di Vespa, Augusta Iannini, direttore del dipartimento Affari giudiziari del Ministero della Giustizia. Ci dev'essere dell'altro, dai.

Se per una volta proviamo a farci guidare dalla massima andreottiana «a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca», ci viene da riflettere che Mastella per due giorni si è reso irreperibile per Prodi ma sicuramente è stato più che reperibile per Berlusconi, che ora progetta di tornare alle urne insieme ai vecchi, cari alleati Fini e Casini. Non sarebbe forse meglio arrotondare la coalizione, non si sa mai, col Mastella e con le sue, pur modeste, truppe mastellate?

In attesa che lo scenario della crisi si definisca per poter predisporre al meglio il ritorno in campo del Cavaliere, Porta a porta è impegnata a dare la massima visibilità all'ex ministro della Giustizia. Vespa resta precettato per predisporre con congruo anticipo lo scenario per il prossimo contratto con gli italiani che il Cavaliere si degnerà, magnanimamente, di sottoscrivere. Cogne, Erba, Garlasco e Perugia diventeranno pallidi e insignificanti ricordi di fronte alla tragedia consumatasi fra Roma e Ceppaloni che ha riguardato un intero clan che fa capo a Mastella il quale, possiamo scommetterci, risorgerà presto dalle sue ceneri come l'araba fenice.


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