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giovedì 24 gennaio 2008

La ritirata delle Ferrovie da Golfo Aranci:
Broccia protesta col ministro
per il colpo fatale al trasporto merci

«La Sardegna non può e non vuole rinunciare al trasporto merci ferroviario, coerentemente con quanto prevede il Piano generale della mobilità redatto dal ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, e con il rilancio dell'intero settore ferroviario che ha caratterizzato l'attività di questa Giunta regionale». L'assessore Sandro Broccia contesta l'annunciata sospensione - dal 1º aprile - del servizio di trasporto merci ferroviario assicurato da Trenitalia sulla linea marittima Golfo Aranci-Civitavecchia.

Ieri l'assessore ai Trasporti ha inviato una lettera al ministro Bianchi per sollecitare «un immediato intervento su Trenitalia per scongiurare l'annunciata decisione e un incontro urgente al fine di affrontare la questione».

Già ad ottobre Broccia aveva fatto sapere al ministro che «la Regione sarda non è disposta ad accettare azioni di ridimensionamento del già modesto servizio di collegamento marittimo-ferroviario», e - riferisce una nota dell'ufficio stampa - aveva ricevuto dal Governo «ampie rassicurazioni». «Mi domando per quale motivo - polemizza Broccia - nel 1999 e nel 2001 sia stato permesso a RFI di eliminare traghetti dal collegamento ferroviario-marittimo tra la Sardegna e la penisola e che cosa stessero pensando le istituzioni di allora mentre ciò avveniva. Basti pensare che nel 1999 si trasportavano 3 milioni di tonnellate di merci e nel 2004 appena 600 mila».

Il riferimento alle istituzioni di allora è una risposta implicita all'interrogazione parlamentare presentata ieri dai senatori Massimo Fantola (Riformatori) e Mariano Delogu (An). «Dopo l'esclusione dei porti sardi dalle “autostrade del mare” e dopo i tagli della finanziaria 2008 ai contributi alle Ferrovie dello Stato per il collegamento Civitavecchia-Golfo Aranci», scrivono i due parlamentari del centrodestra, «con il temuto annuncio dell'Ad Moretti è arrivato l'ultimo colpo inferto alla continuità territoriale e, dal prossimo aprile, saranno eliminati tutti i traghetti che trasportano i vagoni ferroviari in quella tratta».

«Già dal 2007 era rimasto in esercizio il solo Centro ferroviario intermodale di Sassari, con il risultato che le merci via ferrovia non arrivavano più nell'area cagliaritana. Oggi tutto il trasporto merci su rotaia scomparirà di fatto dall'intera Sardegna e sarà dirottato su strada, considerate le “rotture di carico” a cui sarebbero sottoposti i carichi negli scali portuali, con conseguenti perdite di tempo e denaro».

Secondo Delogu e Fantola, «questo è solo l'ultimo schiaffo ricevuto, perché quello successivo se lo aspettano i 300 lavoratori tra occupazione diretta e indotto. A dispetto di tutto il mondo che sostiene ed incentiva la cosiddetta “cura del ferro”, la politica cammina (incredibilmente) nella direzione opposta e cioè sposta il traffico su rotaie verso la gomma ed in particolare sulle principali arterie viarie dell'Isola, la Carlo Felice e la 131 bis, che saranno così sempre più intasate e con una cascata di costi - anche ambientali - sempre maggiori».

(AGI/red)


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