mercoledì 23 gennaio 2008
Lettere.
di Emilio Mossa
Ho notato con piacere nei giorni scorsi che avete pubblicato il discorso di Paolo Maninchedda al Consiglio regionale in cui ha condannato con giuste parole l'assalto alla casa del presidente della Regione, ripetendo poi le solite ma legittime accuse politiche e personali a Soru. Manifesto rispetto a voi. Ma devo deludervi spiegando che il libertario Maninchedda è la stessa persona - come Jekyll e Hide - che sul suo sito si comporta ben diversamente da voi.
La settimana scorsa su sardegnaeliberta.it è comparsa la e-mail di un giovane che raccontava di essere stato pestato a sangue con un amico dalla polizia nel piazzale del Cis solo per essersi trovato a centinaia di metri durante i disordini attorno alla casa di Soru e di essere stato medicato al pronto soccorso. Al racconto seguivano numerosi commenti, alcuni scettici sulla verità del fatto. Il messaggio nei giorni successivi è del tutto scomparso, dopo che numerosi lettori ne avevano contestato la fondatezza, molti spiegando che l'autore era un noto mitomane e bastava informarsi per saperlo. Infatti così era e l'ho appreso personalmente da altre persone che avevano avuto la stessa e-mail e l'avevano smascherata: infatti non l'ho trovata su nessun altro sito, benché fosse stata diffusa a tutto spiano.
Ma quando l'avevo letta sul sito di Maninchedda, l'avevo presa per autentica e avevo aggiunto il mio commento, che sarebbe dovuto essere il numero 24. Esprimendo la mia solidarietà al giovane pestato, facevo presente che non era certo raro che in casi di questo genere le forze dell'ordine calcassero la mano colpendo indiscriminatamente chiunque si trovasse nei dintorni, anche se del tutto estraneo. E anzi, invitavo il giovane Riccardo Caria, per smentire gli scettici, a mettere nel sito i certificati del pronto soccorso.
Nello stesso intervento però muovevo civilissime critiche ad alcuni commenti. In particolare a un lettore il quale accusava Soru di aver “sfidato” i dimostranti e i teppisti restando a casa sua anziché allontanarsene in vista degli incidenti. Chiedevo: lui era in casa sua, doveva scappare come un ladro, oppure mettersi sulle spalle la villa e la famiglia come Enea da Troia in fiamme e andarsene in qualche luogo sperduto? Insomma, era pure colpa sua se lo assaltavano in casa!
In più, rispondevo anche al prof. Andrea Pubusa che svolgeva una requisitoria contro Soru, alla quale ho visto che ha replicato su AltraVoce l'avv. Carlo Dore. Pubusa sosteneva che era scandaloso equiparare l'attacco a casa di Soru con quello subìto nel 1926 da Emilio Lussu e del quale mi raccontava spesso mio padre, che vi assistette abitando in Castello dove si era stabilito arrivando dalla provincia di Sassari. Il prof. Pubusa poi se la prendeva con la polizia per l'arresto dei due accusati di aver progettato di incendiare la casa del presidente con bottiglie molotov. Con tono incalzante, si chiedeva come fosse stato possibile sbattere in galera due giovani per indizi così vaghi. Insisteva a dire - basta riguardare il commento - che certo le violenze erano inaccettabili ma la tensione l'aveva provocata Soru con la sua decisione di accettare i rifiuti da Napoli e dunque bisognava guardare all'insieme della situazione, in tono che a me è sembrato di totale giustificazionismo.
Si aveva l'impressione che Soru fosse colpevole di tutto, che in fondo se la fosse cercata e sempre per colpa sua erano finiti in carcere due poveracci arrestati senza ragione e senza indizi concreti. Nella mia risposta, replicavo al prof. Pubusa: avrei voluto vedere lei al posto di Soru se i suoi studenti scontenti l'avessero atteso sotto casa o l'avessero aggredito mentre era con la famiglia. Avrebbe gradito anche senza essere Lussu o avrebbe chiamato la polizia e denunciato una barbara aggressione squadristica?
Cosa c'entra Lussu col fatto che un disgraziato, qualunque sia il suo ruolo, venga attaccato in casa, gli lancino l'immondezza e altro nel giardino e poi il giorno dopo scatenino una guerriglia urbana che senza il freno della polizia avrebbe potuto mettere a repentaglio l'abitazione e gli occupanti? Se non si è un Lussu o un Amendola, si può essere aggrediti in casa e qualcuno può anche impunemente decidere di bruciarla?
Inoltre, scrivevo che il prof. Pubusa, forse per i suoi trascorsi barricadieri di gioventù, era troppo determinato e imprudente nell'affermare che contro i due arrestati non c'era alcun indizio. Facevo notare che l'arresto era stato convalidato dal gip e che comunque se si fosse trattato di una montatura, nei vari livelli giudiziari i difensori non avrebbero avuto difficoltà a smontare tutto. Parlavo per garantismo dovuto a tutti: il giovane che raccontava di essere stato malmenato, gli arrestati ma anche i poliziotti e i magistrati che si occupano dell'inchiesta. Con serenità, senza insulti, espressioni gravi od offese che non appartengono alla mia educazione di ex insegnante in pensione abituato al rispetto di tutti. Come avevo già fatto in un altro, precedente commento (ospitato) sul sito di Maninchedda in cui criticavo un certo Massimo Manca che riempie e riempiva di insulti Soru ogni volta che scrive. Questo è quanto.
Subito dopo ho inviato il commento al sito di Maninchedda, che lo collocava al al numero 24. Con incredulità e rabbia, pochi minuti dopo vedevo scomparire il mio scritto dal sito, nel quale era rimasto per ben poco, prima di essere cancellato. Ho pensato inizialmente a un problema tecnico ma il mio commento era sparito nell'infinito informatico. A quel punto, anche per verificare, ho scritto un altro breve commento provocatorio, apostrofando Maninchedda come falso libertario e liberticida che censurava chi non era d'accordo con lui e i suoi amici proprio mentre si presenta come l'eroe della libertà (sua) e ha scelto questa nobile parola per il suo movimento: con che faccia? Il mio secondo commento è comparso automaticamente sul sito ma ci è rimasto meno dell'altro, forse neanche un minuto, depennato, sparito, rimosso.
Sono rimasto sbalordito e amareggiato. Ho considerazione dell'intelligenza di Maninchedda anche se condivido alcune sue posizioni ma ne critico altre. Predica bene e appena può, con un normale, tranquillo lettore, razzola come il peggiore degli imbavagliatori. Non ho insistito. Ne ho parlato con amici che mi hanno confermato d'essere stato anche loro censurati in alcune occasioni. Ho lasciato perdere: a che serve con individui che si dicono perseguitati e sono persecutori appena possono?
Ho cambiato idea e mi è rimontata la rabbia quando ho letto su L'Unione Sarda che i due arrestati per il presunto attentato incendiario (ritenuti innocenti e assolti pregiudizialmente dal prof. Pubusa) si erano scambiati messaggini, riconoscendoli come loro davanti al Gip (non potevano fare diversamente), in cui spiegavano in dettaglio l'intenzione di appiccare il fuoco con le molotov alla casa di Soru il giorno dopo - è un particolare importante, la continuazione che mi sembra gravissima - la notte di guerriglia. Si davano appuntamento con mazze, spranghe, sassi, bottiglie vuote da riempire con la benzina che uno chiedeva all'altro di portare dal distributore in cui lavora, più felpe, cappucci e sciarpe evidentemente per non farsi individuare.
Altro che indizi inesistenti e arresto arbitrario, come diceva il professore di legge Pubusa, che scaricava tutte le responsabilità su Soru, la polizia e i magistrati. Avevo ragione io quando, senza sapere nulla, molti giorni prima gli dicevo che era azzardato e irresponsabile a negare in partenza un possibile coinvolgimento segnalato da un cittadino che aveva informato la polizia, notando che era doveroso aspettare prima di accusare la Procura di arresti immotivati. Soprattutto dopo la convalida del Gip e in attesa dei riscontri nell'udienza.
Ci sono stati e, come ho visto su L'Unione Sarda (riporta oggi tutti gli sms) i due arrestati avevano proprio intenzione di incendiare la casa di Soru: altro che vittime, per le quali il prof. Pubusa si è esposto in modo così imprudente e grave. Non più del libertario Maninchedda. Se non avesse censurato il mio commento, forse il suo amico prof. Pubusa avrebbe potuto riflettere sull'eccesso di sospetto e pregiudizio per polizia e magistratura. Come si dice, Dio li fa e poi li accoppia, evidentemente, Maninchedda e Pubusa.
Nulla da dire sulle loro idee, che rispetto anche se dissento. Ma comportamenti così incredibili (censura del primo sul proprio sito di rispettose e corrette critiche all'amico che attacca tutti - Soru, polizia e magistratura - con faziosità e nessun rispetto dei fatti, i quali poi ne smentiscono i giudizi avventati, squalificano due persone che stanno sempre a impartire lezioni di democraticità a tutti. Pubusa è stato citato in Consiglio regionale, come mi ha raccontato un amico funzionario che ha dovuto seguire tutto il dibattito, dal missino Ignazio Artizzu, che ne ha presentato le accuse come fonte non sospetta proveniendo da un noto intellettuale di sinistra (sic!).
Spero che Maninchedda risponda sul suo sito non a me ma ai suoi sostenitori, magari pubblicando il commento che ha censurato per dimostrare di non essere quel che risulta.
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