mercoledì 23 gennaio 2008
Lettere.
di Lorenzo Verderame
Voglio spezzare una lancia in favore di Renato Soru (nel momento in cui è più impopolare, in Sardegna e forse anche fuori), facendogli sentire la mia personale vicinanza davanti all'improperio mediatico rovesciatogli contro da certa politica e da certa stampa (compresa quella che, come il Corriere, si ritrae scandalizzata davanti al macello di Napoli senza però riconoscere il merito di chi prova a fare qualcosa).
Accettando parte della monnezza di Napoli nell'isola, Soru - nessun giornalista lo ha sottolineato - ha compiuto un grande gesto di civiltà, uno di quelli (come il porgere l'altra guancia) che scandalizza i mediocri perché non lascia loro foglie di fico per colpire la loro inefficienza.
Avrà certo avuto dei secondi fini (arriveranno alla Regione anche i soldi derivanti dall'operazione, il governo Prodi sarà grato a Soru e il Pd lo appoggerà nell'ottica di una ormai improbabile rielezione), ma i secondi fini non tolgono nulla alla nobiltà del gesto (che infatti verrà pagato caro). In caso di emergenza, rimboccarsi le maniche e dare una mano è quanto di meglio si debba fare.
Soru ha i suoi difetti: è autocratico, decide senza aspettare, ha un rapporto difficile con la stampa. Forse non ha la stoffa del grande leader, ma almeno ha imposto uno stile che “rompe” con l'italico (e il sardo) fatalismo, uno stile alla Giommaria Angioy (eroe della breve rivolta sarda contro il feudalesimo di fine Settecento), finito in esilio in Francia.
Senza contare che nemmeno per un minuto a Cagliari i rifiuti di Napoli saranno gettati in strada o in discarica, visto che la Sardegna (ben prima di Soru) si è saputa coraggiosamente dotare di un ciclo efficace di smaltimento. Anche questo sarebbe bello leggerlo sui giornali, ma forse non fa notizia.
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