l'altra voce.net


mercoledì 23 gennaio 2008

Biancu vicepresidente, Espa al posto di Secci
con l'ostilità della Margherita anti-Soru
Marrocu ottimista, Finanziaria tra mille insidie

di Marco Murgia

Come da copione: la scelta di Siro Marroccu a capogruppo del Partito democratico in Consiglio regionale apre il balletto delle nomine, delle dimissioni e dei relativi nuovi ingressi. Tutto già scritto dagli accordi che nei giorni scorsi, e ufficialmente 48 ore fa, avevano portato l'ex leader della Quercia in via Roma a diventare presidente del gruppone di maggioranza relativa. Quindi: Antonio Biancu è il nuovo vicepresidente dell'assemblea, prende il posto lasciato vacante da Eliseo Secci al momento del suo passaggio in Giunta come assessore alla Programmazione; le dimissioni dell'ex consigliere Dl sono state accolte ieri con la conseguente proclamazione di Marco Espa, già consigliere comunale a Cagliari e primo dei non eletti nelle liste del partito. È la formazione ufficiale dell'aula che affronterà la discussione sulla finanziaria 2008: entra nel vivo da oggi, dopo le relazioni sul documento contabile presentate ieri in chiusura di seduta.

Nel copione già scritto non sono però mancati gli assoli. Sull'elezione di Biancu, ad esempio, arrivata per appello nominale e a scrutinio segreto: 44 schede su 75 votanti portavano il suo nome e 26 dell'opposizione erano bianche, con due astensioni. I cinque voti mancanti sono andati a Pierangelo Masia, sostenuto dai colleghi dello Sdi. La sorpresa arriva durante la votazione sulle dimissioni di Secci dalla carica di consigliere: approvate con 27 voti su 48, con due astensioni e l'assenza dell'opposizione. Significa che i 21 no che completano il quadro arrivano dalla stessa maggioranza e al termine di un confronto tutto interno agli ex diellini avvenuto a porte chiuse mezzora prima dell'inizio dei lavori.

Il discorso è abbastanza chiaro, legato alle dinamiche interne al Partito democratico e alla stessa Margherita. L'uscita di scena dal palazzo di via Roma di Eliseo Secci - tra l'altro, con la rinuncia alla carica di vicepresidente, l'assessore perde qualche migliaia di euro di stipendio - apre le porte del Consiglio a Espa, primo dei non eletti con 3.259 preferenze, ex capogruppo Pd nel municipio di Cagliari e uomo vicino al presidente della Regione Renato Soru: osteggiato, quindi, dal gruppo Dl che fa capo al coordinatore regionale Paolo Fadda. Molti dei voti contrari alle dimissioni di Secci potrebbero arrivare da quella parte.

L'esponente della Giunta le aveva già presentate il 14 novembre: respinte dal voto a scrutinio segreto richiesto dall'opposizione, accusata in quella occasione di aver fatto il gioco sporco. In questa tornata, però, la minoranza non ha partecipato al voto: una mossa buona per evidenziare come «quei 21 voti contrari danno l'idea di cosa sia il centrosinistra», sottolinea il capogruppo dell'Udc Roberto Capelli. Segno che le magagne interne alla maggioranza non sono cancellabili con un accordo sui nomi.

Marroccu, traghettatore ottimista

Dovrà lavorare duro, in questa direzione, il capogruppo del Pd Siro Marroccu. Conferma la sua veste di traghettatore «sino a giugno» ma sottolinea come «non fosse giusto trasferire le divisioni del partito emerso nelle elezioni primarie del 14 ottobre scorso sulla scelta degli incarichi istituzionali. Abbiamo superato la fase degli schieramenti e l'elezione del capogruppo è avvenuta all'unanimità». Non è poco: soprattutto perché la nomina del presidente del gruppo in via Roma arriva quando «l'accordo politico» sulle questioni calde - si legga consorzi industriali, dopo le spaccature tra le diverse anime in commissione Bilancio - «all'interno del Pd è già stato raggiunto».

Certo, ci sono le «giuste rivendicazioni» della Margherita per un'adeguata presenza nei ruoli apicali del partito; c'è una «sotto rappresentanza» dei Dl «quando anche a livello nazionale si cerca di mantenere gli equilibri tra i partiti fondatori» e in questo la scena sarda fa storia a sè: con «il segretario regionale e il presidente esponenti Ds e il presidente della Regione espressione di Progetto Sardegna». Da qui la possibile staffetta di fine primavera: se nel frattempo non si troverà un riequilibrio nei ruoli principali la via «potrebbe essere quella del cambio in corsa, ma senza escludere altre soluzioni».

Via libera all'esercizio provvisorio per un mese

Terzo punto all'ordine del giorno era l'approvazione del disegno di legge per il primo mese di esercizio provvisorio: passato con 35 sì, due no e 27 astensioni annunciate e arrivate dai banchi dell'opposizione. Il centrodestra ha contestato la scelta di ricorrere a un solo mese e non a due, dopo i ritardi imputabili alle «divisioni interne al centrosinistra». Secondo Capelli «quello che si è visto in aula nel voto sulle dimissioni di Eliseo Secci è esattamente il film che si vedrà durante la discussione sulla finanziaria. Da parte nostra speriamo in una approvazione veloce della manovra», passaggio indispensabile per mandare via «il prima possibile questo governo regionale».

Critiche anche dal capogruppo di Forza Italia Giorgio La Spisa: «La nostra non è solo un'astensione di prassi, ma vogliamo anche sottolineare il grande senso di responsabilità dell'opposizione di non procrastinare i tempi». Secondo Pierpaolo Vargiu, invece, «è impensabile pensare a una approvazione definitiva entro il 31 gennaio. Le previsioni della Giunta in questo disegno di legge», sottolinea il capogruppo dei Riformatori, «si rivelano di nuovo sbagliate».

Lo stesso Vargiu è stato il relatore di minoranza per l'avvio ufficiale della discussione sulla finanziaria 2008. Nel documento presentato dal centrodestra si evidenziano prima di tutto le difficoltà nel metodo: con centinaia di emendamenti discussi in commissione Bilancio e «per diversi articoli» le modifiche proposte dai consiglieri di maggioranza «hanno superato numericamente quelle presentate dall'opposizione»; con un «travaglio interno alla maggioranza» che «ha decisamente superato qualsiasi limite di fisiologia»: tutte «anomalie che rischiano inevitabilmente di riverberarsi sull'attività dell'aula».

Una lettura diversa arriva dalla relazione di maggioranza, presentata da Luigi Cucca: «Nella comprensibile difficoltà di raggiungere un'intesa, il lavoro della commissione è sempre stato indirizzato a ricercare una sintesi, anche attraverso tavoli politici che hanno impegnato non poco la stessa maggioranza». Però tutto il lavoro del parlamentino è stato rivolto a «condividere la filosofia che ha improntato tutta la manovra», anche se «resta da rimarcare che è indispensabile adottare strumenti innovativi che consentano di risolvere il problema, rappresentato da più parti, del ritardo della spesa».


Google
 


© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari