mercoledì 23 gennaio 2008
Maggiore fiducia reciproca tra i diversi livelli istituzionali da concretizzarsi nel processo di riforme avviato, su cui anche il Consiglio delle autonomie locali «deve avere potere di iniziativa legislativa»; l'invito a scommettere costantemente sugli enti locali da una parte, la necessità di mantenere «responsabilità regionali» dall'altra; insieme la condanna delle violenze contro i rappresentanti delle istituzioni: dal presidente della Regione ai sindaci in prima linea sul territorio. Dalla riunione congiunta di Consiglio regionale e dell'organismo rappresentativo degli enti locali, la terza dalla sua istituzione, emerge la volontà comune di lavorare insieme ma anche la necessità di trovare una sintesi tra i diversi modi di operare, nel rispetto delle prerogative di ognuno.
A rappresentare le autonomie locali è il presidente della Provincia di Cagliari Graziano Milia, accompagnato in via Roma da diversi esponenti del suo consiglio. Il punto di partenza è proprio la fiducia nelle possibilità degli enti locali, con l'invito «a scommettere» sulla loro azione: il primo passo in questa direzione è stato fatto, già nella finanziaria regionale, a proposito dei trasferimenti di risorse: «Le nostre richieste sono state tenute in considerazione». Poi sulle riforme avviate: ma serve, d'accordo con il presidente dell'assemblea sarda Giacomo Spissu, «una verifica in tempi rapidi di quelle che sono state fatte».
Il Piano paesaggistico regionale, ad esempio: le autonomie locali ne condividono «l'impianto di fondo» ma serve, ricorda Milia, una legge urbanistica che nel mantenimento «dell'opzione culturale del Ppr possa rimettere in moto il sistema: mi auguro che entro la fine della legislatura questo Consiglio regionale riesca a licenziarne una buona, con il concorso di tutti». Il presidente della Provincia di Cagliari ha ricordato i tagli che il sistema degli enti locali subirà con la finanziaria nazionale 2008 e lo scioglimento delle comunità montane («Così come sono non possono operare») rilevando, peraltro, che manca una politica regionale per la montagna.
Da parte sua, Spissu ha confermato la precisa volontà di trasferimento delle competenze e dei servizi alle province e ai comuni in attuazione del principio costituzionale della pari ordinazione. Sulle risorse il presidente ha ricordato i 500 milioni di euro stanziati con la finanziaria 2007 nel Fondo unico a favore degli enti locali e i 45 in più, rispetto a quella dotazione, previsti per il 2008: i problemi da risolvere sono ancora molti, soprattutto per quanto riguarda la ripartizione dei fondi per i comuni di grandi dimensioni (che soffrono ancora condizioni di svantaggio) e a favore delle aree più vaste.
Per il presidente del Consiglio è importante lavorare per stabilire un criterio di riparto automatico a favore di comuni e province: «Inoltre è necessario capire qual'è lo stato di attuazione del trasferimento delle funzioni. La Giunta, per questo, deve inoltrare al Consiglio tutta la documentazione sullo stato di attuazione della legge regionale 9 del 2006 e della legge regionale 12 del 2005». Al termine della discussione sul documento contabile «dobbiamo promuovere una riunione ordinaria del Consiglio regionale e del Consiglio delle autonomie locali, aperta anche a Ups, Anci e rappresentanze associative più vaste, sullo stato di attuazione delle leggi di riforma e per una verifica dei risultati della finanziaria, oltre che per individuare percorsi che migliorino il lavoro del Consiglio autonomie con le commissioni e l'aula. Bisogna credere in ciò che si fa: i processi di riforma non sono automatici».
All'incontro era presente anche il presidente della Regione, Renato Soru: «Abbiamo scommesso sugli enti locali, come ci ha invitato a fare il presidente Milia, in ogni singola decisione», ha chiarito. «C'è una scommessa costante dell'amministrazione nei confronti degli enti locali. Se una prova ulteriore può essere data sulla costanza di quest'approccio e non di un nuovo centralismo regionale, la si può vedere anche dagli investimenti nell'organizzazione della Regione. L'organico ha subìto un ridimensionamento drastico: da 3.700 a 2.700, e ci sarà un'ulteriore diminuzione. Persino gli uffici si stanno riducendo. Siamo leali verso il processo di decentramento».
È pero «non meno importante definire che devono essere mantenute responsabilità regionali. Ci dev'essere anche una visione più lunga: non si può trasformare l'isola in quella di 372 campanili. Bisogna andare oltre i desideri di ogni singolo: siamo troppo pericolosamente scivolati nell'idea che in un paese di migliaia di campanili nessuno possa decidere niente nell'interesse generale».
Milia aveva anche espresso a Soru la solidarietà del Consiglio delle autonomie per le violenze sotto casa sua di dieci giorni fa per l'arrivo dei rifiuti campani. Incassata e rilanciata al sindaco di Orosei, Gino De Rosas, bersaglio di due attentati in pochi giorni per le demolizioni di opere edilizie abusive disposte dalla magistratura: «L'ho sentito due volte in questi giorni per esprimere solidarietà a lui e alla sua famiglia per l'aggressione subita. L'aspetto più negativo è che questa violenza è un male che mina le nostre comunità e che un disagio grave nei nostri paesi si sia esteso anche alle istituzioni regionali e non sia rimasto limitato nei paesi. C'è una crisi istituzionale che viene anche dalla violenza: non è solo nelle bombe sotto casa, ma anche nella qualità dei nostri confronti in un dibattito che finisce sempre per essere di schieramento e di negazione del confronto». Invece «ho apprezzato oggi sentir ripetere per due volte che un processo di riforma è in atto e che non tutto è sbagliato in esso. Questa ricerca dei punti di condivisione credo sia preziosa: c'incoraggia a dialogare fra noi e ad arrivare alla decisione migliore».
Al confronto costruttivo aveva fatto riferimento, prima di Soru, anche l'assessore all'Urbanistica Gian Valerio Sanna: «Senza competizione la classe dirigente non cresce. Abbiamo bisogno di competere per idee e progetti e non per farci del male. Bisogna anche completare i processi: per esempio, con una nuova legge urbanistica. Ne sono pienamente convinto». Non a caso, ricorda, «la Giunta presentò il Ppr assieme al disegno di legge urbanistica. Anche queste scelte si fanno attraverso un più largo consenso e in commissione si è fatto questo: si è partiti da un testo, non vincolante, per estenderlo al confronto».
(AGI/red)
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