martedì 22 gennaio 2008
Metà degli italiani ha perso ulteriormente fiducia nelle istituzioni nel 2007, segno dell'ulteriore avanzata di un desencanto che non risparmia niente e nessuno. È esattamente il 49,6 per cento della popolazione a trovarsi sul fronte della sfiducia, mentre per il 40,7 per cento è rimasta invariata e solo per il 5,1 per cento è aumentata. E non si salvano nemmeno la Chiesa e le altre istituzioni religiose, che raggiungono solo il 49,7 per cento di fiduciosi, meno della metà, con una flessione notevole rispetto al 2007 (60,7%). È quanto emerge dallo studio condotto dall'Eurispes, secondo i dati anticipati dall'istituto di studi politici economici e sociali fondato e presieduta da Gian Maria Fara. La fiducia è solo uno dei cinque campi di indagine che compongono il rapporto di quest'anno, attraverso il quale è stata misurata la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni. La rilevazione, realizzata grazie ad interviste dirette tramite questionario, ha riguardato 1.042 cittadini ed è stata conclusa agli inizi del gennaio 2008.
È preoccupante il confronto con i risultati della stessa indagine condotta lo scorso anno, quando la quota di italiani che sentivano diminuita la propria fiducia si attestava al 46,7%, mentre la fetta dei fiduciosi era il 9,9% del totale degli intervistati. La generalizzata tendenza dei cittadini italiani alla sfiducia, segnalata già da alcuni anni, si è dunque ulteriormente acuita nel corso del 2007, caratterizzato da scontento diffuso, contestazione verso le istituzioni politiche, crisi economica e sociale.
Sono soprattutto coloro che appartengono all'area politica di destra e di centro-destra a sentire diminuita la propria fiducia nelle istituzioni (rispettivamente 70,5% e 60,9%). La quota di chi sente un aumento di fiducia, sia pur marginale, è più consistente tra gli elettori di sinistra e centro-sinistra (8,4% e 7%), che comunque segnalano una forte caduta della propria fiducia: il 43,9% dei primi e il 39% tra i secondi. Rispetto ai dati rilevati nel Rapporto Italia Eurispes per il 2007, il senso di sfiducia nei cittadini di sinistra è aumentato di ben 19 punti percentuali quando a veder diminuita la propria fiducia nelle istituzioni erano il 24,8%. Ancora più sensibile il crollo nel centro-sinistra (+14,8%).
Presidente della Repubblica. È l'unico soggetto istituzionale che nel 2008 ottiene la fiducia della maggioranza dei cittadini (58,5%) sebbene in calo rispetto alla rilevazione precedente (63,2%). D'altronde, questo ulteriore calo di popolarità non sembra attribuibile tanto alla persona, quanto ad un più generale rifiuto della politica.
Governo. Nel 2008 solo un cittadino su quattro (25,1%) vi ripone fiducia (30,7% nel 2007). Afferma di avere poca fiducia il 40,4% degli intervistati, nessuna il 31,1%, abbastanza il 21,8% e molto soltanto il 3,3%. È calata la quota di chi nutre molta fiducia nel Governo ed è salita la quota di chi non nutre nessuna fiducia, ad ulteriore conferma dell'inarrestabile distacco dei cittadini da chi governa il Paese. Sono i più giovani (18-24 anni) soprattutto al Sud (85,6%) e nelle Isole (84,5) a manifestare la maggiore sfiducia nel Governo. La situazione risulta leggermente più positiva al Nord (i fiduciosi sono il 26,5%) ed in particolare nel Nord-Est (42,2%). Tra quanti si dichiarano di sinistra e centro-sinistra la quota degli sfiduciati raggiunge complessivamente il 56,2% per i primi e il 59,6% per i secondi: si tratta di un aumento impressionante rispetto allo scorso anno della sfiducia nei confronti del Governo in queste due correnti politiche, rispettivamente pari a 21,5 punti percentuali in più a sinistra e 31,4 al centro sinistra.
Parlamento. In caduta libera la fiducia per l'assemblea elettiva: una maggioranza schiacciante di cittadini, il 75,3%, ne ha poca (48,6%) o nessuna (28,7%). Confrontando la tendenza con quella emersa lo scorso anno si evidenzia un ulteriore calo di fiducia di ben 9 punti percentuali (da 66,2% a 75,3%). Si fida solo il 19,4% degli italiani (molto l'1,9% e abbastanza il 17,5%). Nel 2007 invece i fiduciosi raccoglievano 11 punti percentuali in più: erano infatti il 30,5%. Nel 2008, il 46,6% dei cittadini è poco fiducioso nel Parlamento, il 28,7% per niente fiducioso; il 17,5% abbastanza, l'1,9% molto. Rispetto alla precedente rilevazione la percentuale di chi si dice molto fiducioso nel Parlamento si è ridotta drasticamente passando dal 7,6% registrato nel 2007 all'1,9% del 2008.
Magistratura. Al secondo posto dopo il presidente della Repubblica, la magistratura raccoglie il 42,5% di fiduciosi, ma nello stesso tempo vede più della metà dei cittadini sfiduciati (53,6%). Si tratta comunque di una lieve crescita rispetto al 2007 (39,6%), dopo un calo significativo negli ultimi anni segnati da forti contestazioni anche di natura politica. Andando ancora più in profondità, la fiducia degli intervistati è poca nel 38,9% dei casi, abbastanza nel 34,9%, nessuna nel 14,7%, molta nel 7,6%. I ragazzi dai 18 ai 24 anni sono quelli che dimostrano meno fiducia nella magistratura (17,3%), e in generale, verso le altre istituzioni. La fiducia nella magistratura risulta maggiore fra quanti sono orientati politicamente a sinistra (62,6%) e al centro-sinistra (51,3%), più scarsa invece fra quelli di centro- destra (26,6%) e di destra (28,2%).
Onlus. Le associazioni di volontariato si aggiudicano il primato in termini di fiducia: 71,6% di fiduciosi (il 26,6% molto, il 45% abbastanza). La percentuale è però in calo rispetto a un anno fa (78,5%).
Forze dell'ordine. - Al secondo posto, con oltre la metà di cittadini fiduciosi, i carabinieri (57,4%) e la polizia (50,7%). Il 46,3% degli intervistati dice di fidarsi della guardia di finanza.
Chiesa. Insieme alle altre istituzioni religiose raggiunge il 49,7% di fiduciosi, meno della metà, con una flessione notevole della fiducia rispetto al 2007 (60,7%).
Scuola. Anche l'istituzione scolastica appare in forte crisi: ispira fiducia solo ad un terzo del campione (33%; al 46,3% poca, al 19% addirittura nessuna), a fronte del 47,1% del 2007.
Ottengono la fiducia di una minoranza del campione le associazioni di imprenditori (23,5%), la pubblica amministrazione (20%, in calo rispetto al 26,9% del 2007), i sindacati (19,5%, a fronte del 26,7% dell'anno precedente).
Partiti. Sono, prevedibilmente, all'ultimo posto: vi ripone fiducia solo il 14,1% degli italiani: ben la metà (50,8%) non si fida per niente, il 33,1% poco, il 9,6% abbastanza. Tale risultato è quasi analogo a quello del 2007 (12,6%), segno che la sfiducia nei partiti ha contagiato i cittadini già da anni e si è poi estesa anche alle altre istituzioni, quasi senza eccezioni.
La quota più alta di cittadini dichiara di non fidarsi di nessuno (41,4%): né dei politici né dei personaggi esterni alla politica. I personaggi pubblici al di fuori della politica, come Beppe Grillo o anche Nanni Moretti, ottengono in ogni caso maggiori consensi rispetto ai politici veri e propri: 21,6% contro 17%. Fra i cittadini dai 25 ai 34 anni sono più numerosi della media coloro che si fidano soprattutto di personaggi pubblici esterni alla politica (30,8%), per contro questi soggetti affermano con minor frequenza di fidarsi delle figure propriamente politiche (7,7%); la fiducia nei personaggi non politici supera la media anche fra i giovanissimi di 18-24 anni. Tra quanti appartengono al centro-sinistra, con maggior frequenza della media, dichiarano di fidarsi soprattutto delle figure propriamente politiche (25,9%); il contrario avviene per chi si colloca a destra (12,8%). A sinistra, la fiducia nei personaggi pubblici non politici è superiore alla media (25,8%). La quota di chi non si fida né degli uni né degli altri è particolarmente consistente fra quanti sono di destra (50%) e di centro-destra (46,4%).
Il voto. Ma come si traduce nel comportamento elettorale la disposizione degli italiani nei confronti delle itituzioni e della politica? La larga maggioranza, il 77,1%, dichiara di andare sempre a votare alle elezioni. Di contro, il 13,9% lo fa qualche volta, il 4% quasi mai, il 2,8% mai. Il valore relativo a chi vota sempre risulta in calo, seppure non in misura drastica, rispetto al 2006 (81,5%). La scelta di non votare non è segno di semplice disinteresse, ma anche di un'impossibilità di riconoscersi nelle figure politiche chiamate a rappresentare i diversi schieramenti. E questa tendenza, evidentemente, è in aumento nel nostro Paese.
Si vota sempre alle elezioni soprattutto al Nord-Ovest (l'84%) e i più assidui al voto sono gli elettori di sinistra e centro-sinistra (rispettivamente 84,5% e 86%), seguono quelli di destra e centro-destra (78,2% e 77,7%). Rispetto al 2006, si registra un calo di votanti regolari soprattutto fra gli elettori di sinistra, segno che sono soprattutto loro a sperimentare una sfiducia tale da demotivare al voto. L'astensionismo è soprattutto una espressione di indifferenza nei confronti della politica per il 46% dei cittadini; per il 37% è una espressione di protesta, soltanto per una minoranza (9,7%) si tratta di un normale comportamento elettorale.
(AGI)
© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari