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martedì 22 gennaio 2008

La crisi annunciata nel salotto tv
Mollare i compagni di viaggio,
il sogno di Berlusconi e Veltroni

di Andrea Pusceddu

Ieri sera Fiorello ha debuttato in prima serata con un varietà di dieci minuti; più o meno quanti ne sono serviti a Mastella per rimandare a casa il governo.

L'ultima puntata di “Disincantesimo”, la fiction cui assistiamo dall'indomani del giuramento di Romano Prodi, è appena andata in onda. In questo episodio, l'ineffabile Signore di Ceppaloni ha dichiarato conclusa la sua esperienza al governo, prenotando contemporaneamente un biglietto per il dimenticatoio a tutto il resto del cast, pardon, dell'Esecutivo. Sconto comitiva, sola andata.

Coerentemente con il palinsesto, in prima serata le dichiarazioni di Mastella lanciate dalle agenzie sono quelle che filtrano dal salotto televisivo di Rai Uno. Apprendiamo così che una delle lamentele del leader dell'Udeur è che nessuno del PD sia andato con lui a Porta a porta a sostenerlo. Chissà, magari Veltroni e Letta e non potevano, avendo già un impegno a casa di Franceschini per guardare il Grande Fratello, e scoprire in diretta se tra i partecipanti ci sarebbe stato davvero un transessuale.

Potrebbe sembrare una cosa assurda, ma c'è da scommettere che i vertici del centrosinistra in queste ore pagherebbero per stare chiusi in una casa per qualche mese senza leggere giornali e vedere la televisione.

Notevole, inoltre, il fatto che un ex ministro della Giustizia e leader di un partito nazionale ritenga di puntualizzare che anche Bruno Vespa concorda con la sua lettura. Meno male, eh, però attendiamo con ansia un pronunciamento da parte di Solange e Cristiano Malgioglio.

Questa è l'Italia, Signore e Signori, e ce la dobbiamo tenere così.

Finita la trasmissione della soap opera è inevitabile aprire il dibattito come nel dopofestival, per cercare di capire un po' che sta succedendo.

La lectio facilior è che le dimissioni di Mastella siano legate alla nota vicenda giudiziaria che per prima ha colpito la moglie Sandra Lonardo, estendendosi poi sino ad interessarlo in prima persona, dopo aver lambito anche figli, nuore e consuoceri. Che poi non si dica che la famiglia non è la base della nostra società.

In effetti, nessuno potrà negare che la causa prima delle dimissioni - se non sbagliamo le prime in una onorata carriera di cabotaggio politico - sia da cercarsi nelle indagini in corso in Campania. Però, tutto sommato, il subitaneo ritiro delle truppe annunciato in queste ore è un po' troppo repentino, specie per un politico navigato e sornione come il segretario dell'Udeur, passato dal governo Berlusconi a quello Prodi senza ma dismettere per un secondo il suo gioviale sorriso. Se nelle prime ore Mastella aveva promesso il solito appoggio esterno al governo, quale mai potrà essere la causa di questa risolutezza - per ora solo verbale, poi si vedrà - che vuole il ritiro dell'appoggio non trattabile, come negli annunci delle auto usate?

La mancata mozione di fiducia nei suoi confronti da parte della maggioranza, si dice. Ma, in realtà, la richiesta da parte di Mastella di un atto di fede agiuridica ed aprocessuale non dava tempi od ultimatum. L'ex democristiano per oggi si era dovuto accontentare di un identico attestato, ma da parte di Forza Italia, al solito pronta a correre in aiuto di chiunque - e sono legioni - abbia mezzi e modi per far cadere Prodi.

Scavando però la cronaca politica di queste ultime e francamente insopportabili giornate, c'è una dichiarazione che è piuttosto suggestiva. Durante il weekend il segretario del PD ha dichiarato ufficialmente che il suo partito correrà da solo alle prossime politiche. Cosa questo voglia dire in pratica non è chiarissimo. Un Partito Democratico che non voglia nessun compagno di viaggio deve puntare a percentuali che sono ben maggiori di quelle che attualmente sembrano alla portata della neonata formazione. Anche sommando i voti di Margherita e DS i conti non tornerebbero, e questa sarebbe un'algebra un po' troppo ottimistica, visto che da tra bianchi e rossi ci sono state molte voci contrarie al rosa, che hanno scandito un bel “no” al posto del fatidico “lo voglio”.

La mossa di Veltroni, se vogliamo che abbia un senso, può essere interpretata in solo modo. La legge elettorale dovrà avere un premio così forte da consentire a chi raggiunge la maggioranza relativa di governare, senza se e senza ma, e soprattutto senza i ridicoli balletti che ricordano quelli disneyani degli ippopotami in tutù, e che per ora hanno assicurato la vita ad un governo che - fatta salva una certa serietà sul piano del risanamento - ha per il resto stupito soprattutto per pavidità e titubanza.

Se Veltroni confermerà le sue posizioni - non dimentichiamo infatti che è pur sempre un maestro dei distinguo, dei ma anche e delle conciliazioni impossibili - si prospetta una legge elettorale stabilita in pratica da un accordo a due: Forza Italia e PD deciderebbero così di fare una scelta fortemente maggioritaria, per evitare coalizioni e mal di pancia cui nessuno dei due contraenti potrebbe certo dirsi esente. Se queste fossero davvero le idee di Veltroni, onore all'audacia, ma i tentativi della sinistra di fare patti con Berlusconi sono già falliti altre volte. Chissà se il sindaco di Roma si ricorda della Bicamerale.

Ma ammettiamo per un attimo che Berlusconi e Veltroni sistemino premi e sbarramenti ad immagine e somiglianza dei due maggiori partiti: una legge di questo tipo sancirebbe la morte delle formazioni minori, tra cui proprio quella di Mastella. Ieri sera Mastella, che tutto potrà essere tranne che sprovveduto, ha forse intuito che il suo Campanile stava battendo rintocchi da morto. L'unico modo, e di tratta di una manovra da air-bag, è allora quello di mandare gambe all'aria il governo, sparigliare tutto, e sperare che nella mischia furibonda che ne conseguirà vengano meno le condizioni di trattativa tra Veltroni e Berlusconi.

A governo caduto, infatti, questi ultimi si troverebbero giocoforza in posizioni contrapposte sia nell'ipotesi di governo tecnico che in quella di elezioni anticipate. Ritornerebbero immediatamente ad essere rivali, ogni ipotesi di accordo ai danni dei piccoli sarebbe perciò tramontata. A meno di non tornare a rivotare con la porcata, sarà infatti necessario tirare a campare sino al referendum, oppure andare giù di vinavil e rincollare i cocci della maggioranza, andando al mercato di riparazione come per le squadre che prendono troppi gol.

Un paio di dichiarazioni (quasi voce dal sen fuggita) di Mastella, sembrano confermare questa lettura: «Veltroni decoubertianamente ha voluto correre da solo e ci ha esclusi. Adesso ha questa opportunità, la colga al volo». Ed ancora: «Un Pd di questo tipo può correre sicuramente da solo e auguro a Veltroni di vincere le elezioni: quelle del 2500 dopo Cristo; la Repubblica non c'è più e non si riforma con la legge elettorale voluta da Veltroni».

E visto che si parla di leggi elettorali, una considerazione sul Porcellum va fatta, una volta per tutte. Non è vero che è una legge fatta male, che non ha funzionato a dovere. È esattamente il contrario.

La Casa delle Libertà ha avvelenato i pozzi ed incendiato i granai con la creatura di Calderoli. La legge da loro votata - sebbene molti facciano finta di nulla - era nata, studiata ed architettata esattamente allo scopo di regalare un governo di centrosinistra debole, balbettante, in balia di mille ed opposti localismi politici e lobbistici.

Ha funzionato benissimo, altroché.


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