martedì 22 gennaio 2008
di Giorgio Melis
Romano Prodi sembra proprio arrivato al capolinea. Dove non poterono le spallate di Berlusconi, riuscirono gli sgambetti dei coniugi Mastella? Pare proprio di sì. Il Professore sembra aver esaurito i mezzi della politica scienza, quelli delle Provvidenza non gli sono stati mai benevoli. Chiederà la fiducia alla Camera ma è probabile che debba comunque presentare le dimissioni al Quirinale. Sbocchi: un governo di larghe intese (di “responsabilità nazionale”, l'ha definito domenica da Fabio Fazio il preveggente Casini, ex socio di Mastella, che forse qualcosa sapeva o aveva intuito) oppure le elezioni anticipate. Berlusconi le ha immediatamente rivendicate: rimangiandosi le solenni dichiarazioni dei giorni scorsi - a lingua in bocca col furbissimo Veltroni - sulla necessità nazionale di intese tra le grandi forze per cambiare la legge elettorale e andare alle riforme. Contr'ordine, amici, compagni, camerati, affini & coloniali: la legge-porcata è ottima ed abbondante, si voti con questa e al diavolo le riforme presunte indispensabili.
L'impressione, o almeno il sospetto, è che Prodi sia finito in un trappolone clamoroso. Mastella si dimette, ottiene il massimo di solidarietà possibile (anche troppa) dal centrosinistra, poi sparisce e non si fa trovare per due giorni dal Professore: lo vede in tv, bene in vista nell'adunata ad aiuvandum Pontificem, di riparazione e riconsacrazione del Papa a San Pietro. Scomparsa-suspense ma subito rieccolo. Con l'annuncio storico: esco dalla maggioranza che non mi ha dato solidarietà, subito crisi, voglio le elezioni. Le vorrà da solo o in più larga compagnia, magari concordata nei due giorni da desaparecido? Non è cosa, dicono in molti, la sortita solitaria, il lancio da tremila metri senza paracadute. Mastella non è uomo da salti nel vuoto: si para sempre il davanti e il didietro, figurarsi se vuole essere il solitario responsabile dell'ennesimo scioglimento delle Camere in un momento così critico per l'Italia (e il mondo) e così disastroso per lui. Ergo, ha avuto garanzie notarili, di ferro. Al voto lui e il suo partito saranno blindati e dopo la probabile vittoria, saranno ampiamente ripagati.
Molti indizi non fanno una prova: solo una convinzione assoluta. Il Mastella-fantasma per due giorni si è già accordato con Berlusconi per il Silvio III e il Clemente IV e ha tirato l'affondo. Come nelle migliori tradizioni mastellate. Come quando mollò nel 1998 il partner Casini, si accordò (alleanza breve, rottura dopo pochi mesi) con Cossiga per favorire la nascita del governo D'Alema: andando in tasca a Prodi che chiedeva il voto anticipato e non lo ottenne perché l'avrebbe vinto. In quell'occasione, come anche nelle assemblee locali, Mastella e i suoi furono ufficialmente classificati da Gianfranco Fini (da tutto il Polo in generale e da Casini specialmente) come “i puttani” della politica, coperti di sputi e monetine: specie a Napoli nel consiglio regionale della Campania.
È chiaro che ora lo statista di Ceppaloni, con moglie, consuocero, amici e clienti, non sarà più un “puttano” ma il beniamino del Polo, il figliol prodigo al quale far indossare la veste più ricca e sacrificargli il vitello grasso per il banchetto governativo del probabile Silvio III. Oltretutto c'è una coincidenza sicuramente innocente eppure sospetta. Proprio ieri, prima che Mastella annunciasse “maggioranza finita”, il presidente della, Cei, Angelo Bagnasco, successore presunto moderato di Sua Eminenza Camillo Ruini, ha lanciato un attacco a tutto campo anche al centrosinistra e al governo. Una sorta di sfiducia generalizzata e tempestiva, manco fosse stata concordata col devoto Mastella e il devotissimo Cavaliere. Fino a domenica, Bagnasco aveva gettato acqua sul fuoco delle polemiche per la mancata presenza di Benedetto XIV alla Sapienza. Forse incoraggiato dalla folla a San Pietro, ieri ha cambiato registro. L'abortito discorso del Papa è stato provocato dalle richieste del governo italiano (subito smentito da Prodi e Amato, allibiti), l'Italia è a pezzi e sta andando in rovina (assist al governo), bisogna rivedere la “abominevole” legge sull'aborto (seguendo la visione dell'ateo profeta devotissimo Giuliano Ferrara), bloccare le norme sulle unioni di fatto, bandire il divorzio breve: manca solo la richiesta di reclusione per la vendita dei preservativi.
Insomma, tutti i temi del contenzioso col centrosinistra. Evocati con una tempistica certissimamente casuale eppure sospetta. Si potrebbe perfino sospettare che Bagnasco si sia distratto per una mezza giornata e che la strategia sia stata dettata dal suo precedessore, Emincence Ruini (copyright Luciana Littizzetto). È la giusta ricompensa per tutto il centrosinistra indignato perché una minoranza di docenti e studenti della Sapienza aveva contestato l'invito del Papa. Da Napolitano a ogni esponente dell'Unione, praticamente tutta la maggioranza si era unita nel coro di scuse al Pontefice, come se non la minoranza di un ateneo ma l'intero Paese e tutti gli italiani si fossero resi responsabili di lesa santità. Come ci fosse stato un affronto paragonabile allo storico “schiaffo di Anagni”, sette secoli fa, quando papa Bonifacio VIII fu schiaffeggiato dall'emissario del francese Filippo il Bello con un guanto di ferro mentre sedeva sul trono pontificio con i paramenti sacri.
Comunque una colpa da espiare tutti: infatti anche i dignitari del centrosinistra (Mastella ovviamente in testa e fra i più contriti) hanno sentito l'obbligo di presenziare al raduno di piazza San Pietro. Assenti Prodi e non molti altri. Un rito a metà tra espiazione-riparazione e riconsacrazione del Santo Padre con un'appendice di massa del Conclave. Da Veltroni a Rutelli e tutti gli altri, non hanno voluto mancare al bacio della santa pantofola. Bagnasco, grato, gliel'ha tirata in testa. Con una filippica che sembra il segnale indubitabile di quella ecclesiocrazia (definizione del grande giurista e letterato Franco Cordero) che sta facendo regredire l'Italia a Stato della Chiesa di pontificia memoria sul terreno politico-parlamentare-legislativo.
Insomma, l'affondo Bagnasco-Mastella non è certamente ma sembra un uno-due devastante per il governo e la maggioranza. Prodi ha peraltro colpe inespiabili. È vero che sta aggiustando i conti pubblici. È anche vero che domenica è riuscito a far firmare il contratto-chiave dei metalmeccanici e che pure il governatore di Bankitalia conviene sulla strategia sua e di Padoa Schioppa. Ma ha sottovalutato il “fattore P” come puttano, pardon, “fattore M” come Mastella (nessuno azzardi altri sostantivi con le emme iniziale). Doveva e non è andato personalmente e direttamente con la moglie Flavia a uccidere in diretta e davanti alle telecamere il procuratore della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere per vendicare l'arresto (a domicilio) di lady Mastella e l'avviso al marito ministro. È l'unica omissione, tutto il resto lo aveva fatto, con la maggioranza. Aveva evitato di nominare un successore di Mastella («lo aspetto») assumendo l'interim della giustizia. Con gli altri della maggioranza senza distinzioni aveva espresso solidarietà al Clemente di Ceppaloni. Tra l'altro, è una fase in cui il Csm ha stangato di brutto magistrati come la Forleo e De Magistris più altri: non si può proprio dire che sia in vigore il regime delle toghe.
Ma non bastava: l'onore dei Mastella andava lavato con l'effusione del sangue del magistrato temerario ad opera del premier, con esecuzione personal-coniugale, visto che l'oltraggio era stato recato alla coppia ministeriale. Altrimenti Mastella era legittimato a uscire dalla maggioranza, come ha fatto: sicuramente senza consultarsi con Berlusconi. Il quale è interlocutore indispensabile e bramato da Veltroni, l'astutissimo che dopo una riverenza al Papa si dichiarava certissimo dell'accordo col Cavaliere. Peccato che ora, grazie a Mastella, Sua Emittenza possa per l'ennesima volta rovesciare il tavolo e spernacchiare Veltroni. Elezioni subito. Giusto. Con Cuffaro condannato a cinque anni che festeggia a cannolate di massa la (dura? Lievissima) sentenza: ha favorito solo capi mafiosi, mica l'intera Cosa nostra, dunque resta al suo posto. Con Mastella indagato che si dimette ma lancia il «muoia Romano con tutti i filistei» e butta a mare il governo che l'opposizione conta di raccattare.
In questa Italia politica di puttani e para-mafiosi, ci sta bene lo scioglimento delle Camere e un anno (o forse molti di più) di vuoto di potere mentre incalza una recessione economica mondiale, le Borse vanno a picco dall'Asia agli Usa all'Europa, le tensioni sociali saliranno alle stelle. «Qui si scioglie il Paese» disse una volta Ugo La Malfa. Perché mai non dovrebbe, uno Stato che è affidato alla mercé dei Mastella e dei Cuffaro, senza parlare dei minipartiti che meno voti hanno più pretendono di comandare? Non resta che affidarci alla Provvidenza: ovvero all'ecclesiocrazia che già comanda, scomunica i reprobi, ama gli atei devoti, sfiducia i no-cattodem, investe della sua benedizione i credenti esemplari del Polo.
En passant, non c'è un suo leader (mai avremo a ridire qualcosa sui loro problemi familiari ed extra) che non sia bi-tri coniugato o uso-Dico. Ci avete mai badato che invece i leaders del centrosinistra sono tutti monogami impenitenti e conclamati? Prodi, D'Alema, Veltroni, Rutelli, Fassino, Marini, Soro, Bertinotti, Bersani hanno avuto e hanno una sola moglie e compagna: quella che hanno sposato in Chiesa o al Comune. Eppure i partiti che guidano sono descritti dal Vaticano come le avanguardie di Sodoma e Gomorra. I leaders politici sono considerati una garanzia per i diritti della famiglia se ne hanno almeno due, altrimenti sono sospetti. Figurarsi uno come Prodi che è monogamo, di famiglia numerosa e cattolicissima: ma sotto sotto è un eretico. Si dice cattolico adulto: quasi come Giordano Bruno, al rogo. Vuoi metterlo col casto divo Berlusconi, sempre così sobrio e d'esempio per fedeltà coniugale e amor di famiglie? O con Mastella, che era un puttaniere notorio, conclamato e convinto fin da quando lo conoscevamo tutti alla segreteria di De Mita? Ora si dedica meno ai congressi carnali e traffica solo nei commerci di potere. È un familista esemplare. Infatti non ha lasciato fuori un parente che fosse uno dal giro del potere: vera carità. Via Prodi, avanti Mastella e Berlusconi: nei secoli infedeli e benedetti.
© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari