sabato 19 gennaio 2008
di Giorgio Melis
Regione che vai, presidenti e informazione che trovi. Più ex ministri, politici e schieramenti vagamente allucinanti in un Paese sempre più in basso: affonda nell'illegalità peggio che nell'immondezza. Accadimenti a raffica, mozzafiato. Non per le ordinarie notizie: semmai per le scomposte, indecenti reazioni. A Palermo il presidente Totò Cuffaro viene condannato a cinque anni di reclusione per favoreggiamento non alla mafia ma a mafiosi (una sottigliezza straordinaria) e annuncia che non si dimetterà benché gli sia stata inflitta anche l'interdizione dai pubblici uffici. Grande solidarietà da Berlusconi e Cdl, oltre che dal glorioso Udc.
Il presidente della Campania, Antonio Bassolino, non è condanato da giudici: solo, all'unanimità, dall'opinione nazionale per la vergogna dell'immondezza che avvelena la sua regione e sfregia l'Italia. Anche lui non si schioda: dimissioni, vade retro. Le dimissioni le ha invece dovute dare Clemente Mastella. Gesto nobile: nobilitato soprattutto dal diktat che ha spedito a Prodi. La maggioranza approvi una mozione di sostegno o lo statista di Ceppaloni farà cadere il governo. Si chiede solidarietà estorsiva con un ricatto in forma di pistola politica puntata alla testa degli alleati. Ma si sa, Mastella è un impulsivo. E comunque anche lui, come Cuffaro, può contare sulla piena solidarietà politico-giudiziaria del Cavaliere. Quando avvista un giudice, Berlusconi vede rosso: anzi, toghe rosse. Fra i tre casi c'è però un filo unico positivo: i cittadini sono per il pollice verso. La grande informazione, i giornali grandi e piccoli, sono in piena sintonia con gli umori della gente.
Altro giro, altra corsa. Un altro presidente di Regione, tale Renato Soru, sfida l'impopolarità con una decisione che onora la Sardegna ma è oggetto di un'allucinante montatura e speculazione politica (Polo) e informativa (gruppo Unione-Videolina). Non per caso, è poi oggetto di un assalto a casa sua, epicentro di una guerriglia urbana che trasforma “la goccia nel mare, l'inezia” di seimila tonnellate di spazzatura rispetto alle 540 mila che la Sardegna esporta ogni anno (rifiuti tossici e nocivi) nell'isola ridotta a pattumiera. Giovedì si celebra al Consiglio regionale il “processo”. Dal quale Soru non solo esce assolto e vincente alla grande, zittendo e mettendo in soggezione gli avversari. Come si permette di non crollare: vince ancora, sia per questo condannato, anche se la pena sarà irrilevante, senza effetti. L'Unione Sarda, che ha avuto la maggiore responsabilità nella montatura e falsificazione (e fa bene Soru a portare il caso a palazzo di giustizia, perché i magistrati valutino se c'è stato procurato allarme con una montatura terroristica più che allarmistica), lo imbavaglia. Gli toglie la parola, comunica che è inesistente. Ha svolto l'intervento più importante e decisivo in Consiglio: a Terrapieno non risulta.
Siamo in Sardegna, abbiamo la malainformazione che non ci meritiamo. Decisa da un signorotto di Burcei passato dal cemento all'editoria anche per via massonica: come ricorda sempre Armandino Corona parlando di Sergio Zuncheddu. Molto, ma molto peggio che in Sicilia. Dove i giornali - per quanto filogovernativi - non hanno taciuto lo scandalo di Cuffaro. Molto peggio che in Campania, dove la stampa locale ha offerto un'impietosa radiografia delle responsabilità di Bassolino. A livello nazionale, nulla è stato risparmiato a Mastella dalla grande informazione: a prescindere dalla dovuta presunzione di innocenza penale, mentre la condanna politica è vecchia e radicata. L'unico presidente regionale che anche a livello nazionale ha un'autorevolezza mai raggiunta da predecessori sardi, è ghigliottinato oltre ogni ragionevolezza dal gruppo Unione.
Dopo aver montato il falso scandalo, fatto credere ai lettori che l'isola sarebbe stata sommersa per un anno dalla spazzatura partenopea, descritto la guerriglia attorno a casa Soru omettendo in prima pagina che era al centro dell'attacco (perfino l'accucciato cdr ha emesso una tremebonda protesta), L'Unione solidarizza con Soru cancellando il suo intervento in Consiglio. Zero richiamo in prima, poche righine nell'articolo, in chiusura, proprio di controvoglia. Il quotidiano di Terrapieno ha riservato al clou di una seduta con 53 interventi, sei righe sei a Soru, ed è già tanto che non le abbia usate per dire che era stato messo ko, magari nel titolo in prima. È già tanto se viene nominato nella distrazione dei vertici (ovvero un solo personaggio extragiornalistico) dell'azienda.Non potendone parlar male, non potendone registrare l'atteso collasso, va espunto dalle cronache: lingua tagliata. La ragione: anziché soccombere Soru ha trionfato e questo è intollerabile per l'editore e i giornalisti del quotidiano. Nella Pravda alla rovescia, di destra affaristico-politica, i nemici si cancellano quando non si possono pugnalare. Come quando, nell'Unione Sovietica, venivano rimossi dalle foto ufficiali i dirigenti via via epurati, spazzati via anche a passata memoria.
C'è una grande emergenza-informazione in Sardegna, dove un signorotto e i suoi caudatari ritengono di poter interferire nella vita politica e democratica negando il diritto all'informazione, con piena libertà di critica, alle figure e ruoli isituzionali espressi dalla libera volontà degli elettori. Il Giornale di casa Berlusconi, giusto per fare un esempio calzante ma meno settario, dà ogni giorno giudizi micidiali su Prodi e dintorni. Ma non si sognerebbe di negargli il diritto di parola, astenendosi dal dovere di cronaca e zittendolo quando parla come capo del govrno, in conferenze stampa e soprattutto Paese dal Parlamento. La museruola imposta Soru di fatto cancella anche l'imbelle Consiglio. Soru è stato il protagonista assoluto, ascoltato con attenzione, rispetto e malumore dall'intera assemblea. Non ha deluso le attese ed è stato il mattatore della giornata.
L'Unione ha dedicato 200 righe all'incidente provocato da Sandro Frau, che ha accusato, subito scusandosi, Emilio Floris d'essere il mandante degli incidenti sotto casa Soru. Sei righe per il presidente. Giusto: doveva insorgere perché si è sfiorato il sindaco beniamino, quello che proibisce il transito dei rifiuti ma è incapace in tanti anni di organizzare una minima raccolta differenziata a Cagliari, buona ultima in Sardegna. Quindi l'intera giornata in Consiglio è stata ridotta (non per colpa del giornalista) alle difese a tutto campo della destra per il sindaco. Anche gli altri giornali e tv hanno dedicato servizi dettagliati al fatto, com'era doveroso. Ma il clou è stata la replica vincente, il contrattacco di Soru: elementare. Sarebbe come raccontare le primarie americane ignorando Hillary e Obama ma scrivendo solo di Edwards, recensire un recital di Benigni parlando del suo sceneggiatore o un concerto di Ligabue occupandosi del suo batterista.
A questo si è ridotto il più antico quotidiano sardo. Dall'antico “dove il duce vuole” (ma all'epoca era gestito direttamente dal partito fascista) è scaduto al “dove Zunk comanda”. Ha manifestato la propria solidarietà al presidente appliccandogli il silenziatore, il bavaglio, il sasso in bocca. Benché parlasse in Consiglio sui drammatici fatti e sui misfatti dell'informazione e del centrodetsra sulla spazzatura napoletana. In compenso il giornale incassa i soldi per le pagine a pagamento con cui l'amministrazione ha spiegato con numeri e grafici il piano rifiuti di una Regione che è già la più virtuosa del Mezzogiorno, avviata a posizione di eccellenza nazionale, altro che pattumiera. L'unico modo per parlare ai cittadini in presenza di un'informazion e negata o distorta.
Non si è mai visto e non ha uguali in qualsiasi altra regione d'Italia che il presidente sia citato solo per essere attaccato e silenziato quando deve riferireasce su atti che interessano tutta la comunità. È un vulnus che ben si accosta a quello senza precedenti e inaudito dell'assalto alla casa del presidente. Se solo una torta o un pernacchio avessero sfiorato Emilio Floris (come prima Pili, Balletto, Pisanu), il giornale di Zuncheddu avrebbero chiesto lo stato di emergenza, invocato i reparti anti-sommossa, prodotto edizioni speciali e raccolto in paginate i travagli del povero sindaco. Non si poteva ignorare la guerriglia attorno alla casa di Soru: senza nominarlo per non attirargli solidarietà, come avvenuto su larga scala. Ma subito dopo, oscurarlo completamente, rimetterlo nel cono d'ombra, zittirlo: senza che uno dei tanti prediletti interlocutori del centrosinistra cari a Zuncheddu (da Paolo Fadda a Emanuele Sanna, l'ex socio Silvio Cherchi, il caro Antonello Cabras e via elencando) dicano una sola parola o esprimano almeno sorpresa per il bavaglio applicato al presidente.
In altri tempi, quando erano loro (alcuni) a patire un trattamento analogo, gridavano allo scandalo, cercavano solidarietà, lanciavano denunce e chiamavano alla mobilitazione. Ora zitti e buoni, i temerari: incassano le loro interviste a gò-gò, niente da eccepire sul bavaglio a Soru. Magari padron Zuncheddu potrebbe adontarsi e oscurare anche loro. È talmente pusillanime e ignobile questa nostra politica da accettare senza fare una piega che l'agenda regionale sia fissata da un palazzinaro-editore con la pretesa di fare le liste di proscrizione e indicare chi dovrebbe governare e chi dannato alla perdizione: per fortuna sono tanti anni che gli e-lettori mandano a quel paese lui e i suoi gazzettieri. Non gli opportunisti politici che gli sbavano intorno e ne ottengono i favori.
Ma quel che va male a Zuncheddu e all'Unione va bene ai sardi. Tant'è che il sanlurese è stato eletto contro una forsennata campagna del gruppo Unione-Videolina, resiste e vince contro una demonizzazione senza tregua. Farà schiattare ancora d'invidia il signorotto di Burcei convinto di potersi fare re di Sardegna all'ombra di un potere editoriale usato come clava. Non ce l'ha fatta Grauso, che aveva ben altri numeri, siamo sopravvissuti e abbiamo sconfitto i Liori & company: no pasaran i loro successori.
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