sabato 19 gennaio 2008
di Carlo Dore
Nella vicenda del trasporto in Sardegna dei rifiuti provenienti dalla Campania sono state ormai scritte centinaia di pagine. Vale però la pena di soffermarsi ulteriormente su due aspetti, sui quali si è, peraltro, già discusso. Il primo di natura strettamente giuridica, sull'operato del presidente Soru; il secondo sull'entità degli incidenti verificatisi al porto canale e nel piazzale antistante la basilica di Bonaria e sulle relative responsabilità.
Alcuni autorevoli studiosi hanno affermato che Soru, consentendo la sbarco dei rifiuti in Sardegna, avrebbe violato la legge regionale n. 6/2001. Non si è, peraltro, tenuto conto che, in presenza di situazioni di gravissima emergenza - quali, ad esempio quelle contemplate dall'art. 2 della legge n. 225/1992 sulla protezione civile, fra le quali rientra certamente il caso Campania - è consentito anche adottare provvedimenti in deroga alle leggi ordinarie.
Ora è ben vero che, nel caso in esame, non vi era stata una preventiva ordinanza, ma è anche vero che vi era stato un preventivo invito del governo alle Regioni affinché dessero la loro disponibilità e che, ove tale invito non fosse stato accolto, sarebbe quasi certamente scattata l'ordinanza in questione.
Per quanto riguarda poi gli incidenti, chi ha visto le immagini televisive dell'assalto selvaggio all'abitazione privata di Renato Soru scatenato la notte di venerdì 11 gennaio non può dar torto ad Anna Oppo e ad altri autorevoli esponenti del mondo culturale e democratico cittadino, che hanno paragonato l'episodio all'assalto squadrista all'abitazione di Emilio Lussu, verificatosi nel 1926, in pieno regime fascista. Infatti, a parte la scelta del luogo che, come tutte le abitazioni private, in un Paese civile dovrebbe essere rispettato e ritenuto inviolabile a prescindere dal ruolo politico del proprietario, tutti hanno potuto rendersi conto che gli “assalitori” non erano certo cittadini inermi che manifestassero pacificamente il loro malcontento, giustificato o meno, ma una moltitudine di teppisti, mascherati, armati di spranghe, bastoni ed altre armi improprie, quali ciottoli, pietre e quant'altro, che si muovevano quasi militarmente, dimostrando con ciò di esser stati appositamente addestrati ed organizzati.
Si trattava evidentemente dello sviluppo preordinato di quanto era avvenuto la notte prima al porto canale di Cagliari, dove i manifestanti, affiancati e spalleggiati da alcuni ben noti esponenti politici della destra cittadina, profittando della presenza di alcuni indipendentisti caduti ingenuamente nella trappola, dopo aver contribuito a sfondare un cancello, avevano tentato di impedire, prima l'attracco del traghetto carico dei rifiuti proveniente dalla Campania, arrivando perfino a tagliare una gomena, e poi l'apertura dei portelloni della nave e lo sbarco degli autocompattatori diretti al Casic.
Ebbene, nonostante le eloquenti immagini televisive, un autorevole intellettuale cagliaritano da un lato ha stigmatizzato «la carica (della Polizia) ai pacifici manifestanti del porto industriale», dall'altro ha criticato l'accostamento dell'assalto a casa Soru all'assalto a casa Lussu, facendo riferimento alla «incommensurabilità dei personaggi» (Lussu e Soru), al «tutt'altro contesto storico-politico» ed alle «diverse finalità» dei due episodi. Come dire che sfondare il cancello di un porto, impedire ad una nave di attraccare recidendone la gomena non sono atti criminosi, ma espressione di una manifestazione pacifica; che, in una democrazia, a differenza che in una dittatura, è ammissibile assaltare una abitazione privata, specie se il proprietario non sia un personaggio mitico, com'era Lussu, ma un politico “prepotente” come Soru; e che, mentre i fascisti del 1926 avevano in mente di uccidere Lussu, i teppisti e/o i fascisti di piazza Bonaria volevano arrivare a Soru solo per dargli qualche innocuo scappellotto e rimproverarlo di aver deciso di far sommergere la Sardegna dall'immondizia della Campania.
Peccato che, il giorno dopo, la polizia, provvidenzialmente messa in allarme da un cittadino, che meriterebbe una medaglia al valore civile, abbia scoperto e arrestato due sciagurati che preparavano, sempre contro casa Soru, un attentato incendiario con tanto di bottiglie Molotov.
Che poi non sia tutta colpa dei teppisti dei giorni nostri, come certamente, nel 1926, non era tutta colpa degli squadristi di allora, è sicuro. Come ha scritto nei giorni scorsi Antonietta Mazzette, in questi casi la responsabilità almeno morale non è tanto dei giovani sbandati e disadattati di cui pullula la nostra società, quanto dei cattivi maestri espressi da quella che dovrebbe essere la nostra classe dirigente, politici e parlamentari in testa, che anziché pensare a svolgere in modo sensato e responsabile i loro compiti istituzionali, non si sa se consciamente o meno, per un quarto d'ora di visibilità, non perdono occasione per incitare all'odio o, com'è avvenuto nella circostanza, per spalleggiare, se non addirittura incitare i teppisti con la loro presenza ed il loro cattivo esempio.
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