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venerdì 18 gennaio 2008

«Tante culture ma una sola civiltà»
L'Islam invoca ponti di pace
dalla tribuna dell'Europarlamento

di Elvira Corona

«La civiltà non poggi su basi religiose, ma umane. La Terra ha bisogno di pace e nessuno può imporre la propria religione a qualcun altro». Non è un stralcio del messaggio che Joseph Ratzinger ha inviato per l'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università La Sapienza a Roma, ma un'affermazione del gran muftì di Siria nella seduta plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo. L'occasione: il primo di una serie di eventi organizzato per l'Anno europeo del dialogo interculturale. Nella settimana delle polemiche per la mancata visita del pontefice alla più importante università della capitale, questo evento è sfuggito alle cronache nazionali (ma forse sarebbe sfuggito lo stesso).

Evento rilevante non tanto per il luogo in cui si è svolto, ben più prestigioso (senza nulla togliere all'ateneo romano), e neppure per il livello di importanza dell'ospite - valutazione molto soggettiva - quanto per i contenuti del discorso. Ma nelle redazioni in Italia erano tutti troppo impegnati a seguire i fatti del Vaticano e ad alimentare polemiche, non c'era il tempo per riflettere sul significato della visita a Strasburgo di Sheickh Ahmad Badr Al-Din Hassoun, gran muftì - ossia il massimo esponente dell'autorità giuridica islamica sunnita - in Siria. Il religioso era stato invitato dal presidente dell'Europarlamento Hans-Gert Pöttering. I prossimi eventi organizzati per l'anno del dialogo interculturale prevedono nel corso del 2008 come ospiti lo stesso Benedetto XVI, il presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas, il presidente di Israele Shimon Peres, il segretario generale dell'ONU Ban Ki Moon, il Dalai Lama e Jonathan Sachs, grande rabbino del Regno Unito.

L'invito a Ahmad Badr El Din El Hassoun si inquadra dunque nella scelta di dare al Parlamento europeo un ruolo di primo piano nell'ambito dell'Anno del dialogo interculturale, che nasce con l'obiettivo di favorire la comprensione reciproca e la convivenza. Salutato dal presidente Hans-Gert Pöttering, il gran muftì di Siria è entrato nell'aula di Strasburgo assieme al vescovo Antoine Odo, presidente dei vescovi caldei di Siria. Nonostante le proteste di alcuni parlamentari - che criticavano l'opportunità di un suo discorso senza la possibilità di un contradditorio - Hassoun ha tenuto un discorso che getta davvero dei ponti tra le culture e le religioni, che va al di là della difesa della proprio credo.

Un discorso incentrato sul richiamo all'importanza dei diritti umani e ai valori comuni alla civiltà. Unica, secondo il gran muftì: tutti gli uomini fanno parte della stessa civiltà, «costruita dall'uomo e arricchita dalla molteplicità delle culture: per questo non si può parlare di scontro di civiltà. Siamo tutti fratelli, a prescindere dalla religione o dalla lingua». Da sempre islamico moderato, Hassoun si è espresso più volte contro ogni tipo di fondamentalismo o di guerra santa, e anche a Strasburgo ha evidenziato la sacralità della vita umana e la necessità di insegnarla nelle scuole cosi come nei luoghi di culto, perché «solo la pace, non la guerra, può essere sacra».

Particolarmente felice di essere stato invitato a parlare di culture e non delle civiltà, il gran muftì non ha rinu nciato a denunciare «una certa stampa, europea e araba, che cavalca l'onda del conflitto di civiltà, alimentando rancori tra la cultura orientale e quella occidentale». Subito dopo il suo intervento, Hassoun ha scambiato qualche battuta con i giornalisti sulla questione delle caricature sul profeta Maometto pubblicate due anni fa dal quotidiano danese Jillands Posten. Il religioso ha messo in guardia dall'accordare eccessiva importanza e strumentalizzare episodi di questo tipo e ha espresso la sua disapprovazione per ogni forma di mancanza di rispetto verso figure sacre, «che si tratti del profeta Maometto o di Buddha, dobbiamo rispettare le varie culture e non abusare della libertà di informazione».

Attenzione particolare ha dedicato poi alla scuola e all'educazione in generale: «Occorre insegnare ai nostri figli, nelle scuole, nei templi, nelle chiese e nelle moschee, che ciò che è veramente santo è l'essere umano e i figli valgono tutti i luoghi santi del mondo. Se musulmani ed ebrei andassero nelle stesse scuole, vivrebbero in pace». Parlando della grave crisi in Medio oriente, Hassoun ha affermato che se si vuole favorire la pace «invece di erigere muri bisogna cominciare a costruire ponti». Nel suo discorso non ha lesinato condanne a tutte le guerre fatte «in nome della religione» e agli attentati suicidi, aggiungendo che il conflitto tra Israele e Palestina non avrà termine fino a quando «i palestinesi sentiranno che la loro terra è stata confiscata».


Chi è. Sheickh Ahmad Badr Al-Din Hassoun, è nato vicino ad Aleppo nel 1949. Laureato in letteratura araba e specializzato nello studio della Shari'a nella scuola di El Azhar in Egitto, era stato nominato muftì di Aleppo nel 2002. Hassoun è parlamentare e membro del Consiglio superiore religioso della Repubblica Araba Siriana. È stato nominato gran muftì dal presidente siriano Assad nel luglio 2005. È docente e predicatore di fama internazionale: poco dopo la sua nomina aveva sottolineato l'importanza del dialogo coi fedeli di altre religioni, «un dialogo capace di seminare giustizia, valore sostenuto da tutte le religioni», di promuovere l'uguaglianza fra tutte le componenti della società e di difendere la tolleranza come condizione primaria.


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