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venerdì 18 gennaio 2008

Quando le necessità diventano un lusso
Le famiglie italiane e l'incubo
della spesa imprevista che sballa i conti

di Francesca Madrigali

Una famiglia su due vive con 1.872 euro al mese, secondo l'indagine dell'Istat sui redditi e le condizioni di vita in Italia (2005-2006). Per molte famiglie monoreddito abituate a redditi molto bassi, la cifra - comunque inferiore al reddito medio stimato in 2.311 euro al mese - sarebbe una manna dal cielo, e già questo costituisce il primo segnale del livellamento verso il basso dei bisogni e anche di quelli che ormai sono diventati sogni. Nei primi vanno senz'altro ricomprese le spese alimentari e le bollette essenziali, nei secondi, ad esempio, un riscaldamento adeguato della propria abitazione, un paio di scarpe o l'apparecchio ai denti per i figli, spesa imprevista che può far andare in tilt il bilancio precario della famiglia.

Secondo l'Istat, il 14,6% delle famiglie italiane, una su sette, dichiara di arrivare con molta difficoltà alla fine del mese. Una su dieci trova difficoltà con le bollette, il riscaldamento e le cure mediche (il 10,4%), mentre il 16,8% non è riuscito ad acquistare i vestiti necessari. Preoccupante la difficoltà che il 4,2% delle famiglie ha avuto nel corso dell'anno almeno una volta per comprare il cibo, percentuale leggermente calata rispetto al 2005 (era del 5,8%).

Una famiglia su sette vuol dire anche, forse, noi o i nostri vicini di pianerottolo, soprattutto se viviamo al Sud o nelle isole: i nuclei dell'Italia meridionale e insulare hanno infatti un reddito disponibile inferiore del 30% rispetto a quelle del nord (al primo posto Trento e Bolzano, all'ultimo la Sicilia), altro segnale di una forbice di disuguaglianza che si allarga.

La situazione, nell'Italia di cui si vorrebbe risollevare la natalità, peggiora però significativamente per le famiglie numerose, quelle che contano almeno tre figli: quasi una su quattro (il 23,8%) arriva con difficoltà a fine mese (contro il 20,8% del 2005).

È dunque legittimo ipotizzare che questo tipo di difficoltà, che si presenta talvolta già alla terza settimana del mese, sia una delle cause dell'indebitamento crescente delle famiglie italiane, escluse dalla crescita del PIL e a tutti gli effetti “ultimo anello della crescita economica”, come già evidenziato da una precedente indagine dell'Eurispes, in collaborazione con Federcasalinghe, resa nota nel luglio 2007 (“La famiglia di fronte alla crisi del welfare”) che mostrava un'Italia a doppio binario: quello delle imprese e quello a “scartamento ridotto” dell'economia delle famiglie.

Nonostante le previsioni del bollettino economico mensile di Bankitalia, per il quale a partire dalla scorsa primavera e per l'intero 2008 «l'economia italiana è prevista svilupparsi a tassi in linea o lievemente superiori a quelli da noi stimati per il prodotto potenziale», cioè del 2,0% nel 2007 e dell'1,7% nel 2008, i debiti finanziari delle famiglie italiane continuano ad aumentare, al punto che nel marzo 2006 hanno toccato i 493 miliardi di euro, con una crescita dell'11% rispetto all'anno precedente (dati Bankitalia).

Aumento dei debiti delle famiglie, dunque, che è comprensibile se si pensa che una spesa imprevista può far saltare un bilancio studiato al millimetro. Basta poco: una visita specialistica, fare il tagliando alla macchina, essere messi in mobilità (che di questi tempi è evento frequente quanto gli altri citati). Una difficoltà che riguarda, secondo l'Istat, il 38% delle famiglie,che ha dichiarato di non essere in grado di fare fronte a una spesa imprevista di 600 euro (era il 31,6% nel 2005).

Chi può si arrangia: i “giovani” si appoggiano alle famiglie, i genitori fanno la spesa doppia, magari nei punti vendita più economici come i discount (il 56,3% vi si rivolge “molto” o “abbastanza” frequentemente). Si pianificano accuratamente le uscite extra come regali e abbigliamento (“abbastanza” nel 39,9% dei casi e “molto” nel 23,1%); inoltre il 40,8% privilegia “abbastanza spesso” l'acquisto dei prodotti in saldo e il 23,6% “ancora più frequentemente” (dati Eurispes).

E chi non può arrangiarsi? Vede la soglia della povertà spostarsi verso di sé, e spesso si ritrova insolvente rispetto ai debiti che ha contratto: nel solo 2006, le famiglie in difficoltà nel pagare le rate del mutuo sono cresciute del 5,1%. Il debito complessivo in sofferenza è di circa 11 miliardi di euro nel 2006 e le famiglie coinvolte sono almeno 410.000.

A questo punto, spesso scatta la trappola delle finanziarie, per cui sarebbe auspicabile una qualche regolamentazione: la pubblicità dice che «se tu chiami, la finanziaria XY risponde», non ti fa domande, ti dà i soldi subito in contanti, anche a chi ha problemi e protesti in corso, e te li richiede a rate “piccole piccole”. È la felicità fatta cambiale, con la quale ti potrai permettere, dicono i testimonial sorridenti, una vacanza, il motorino, perfino un bel matrimonio.

Il fenomeno è in crescita, la pressione martellante della pubblicità è aumentata di circa il 28% negli ultimi anni, i destinatari ideali sono coloro che non riescono a sbarcare il lunario oppure non accettano la loro condizione di “nuovi poveri” e si indebitano, oltre che per il mutuo, per acquistare la playstation.

Intanto, visto che mai come oggi, purtroppo, del domani non v'è certezza, la generazione più giovane (concetto assai ampio nel secondo Paese più vecchio del mondo), quella che nemmeno si pone il problema di quando andrà in pensione non sapendo ancora bene se e quando potrà cumulare le ritenute dei vari co.pro, delle prestazioni occasionali, della partita IVA, della libera professione, dei contratti di formazione e lavoro eccetera, forse comincia a pensare che in fondo è davvero meglio un uovo oggi che la gallina domani e quindi una settimana a Sharm El Sheik val bene una rata in più.


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